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Quel «profumo d’intesa» che ha eccitato le Borse mondiali

Potremmo ciamarlo «profumo d’intesa». Perché sono bastati l’odore di un accordo (pur minimo) tra Stati Uniti e Cina e la riapertura dei negoziati su Brexit per far volare i listini. Ecco i rialzi della settimana.

di Morya Longo


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3' di lettura

Potremmo chiamarlo «profumo d’intesa». Perché è stata questa fragranza, che mancava da tanto tempo sui mercati, a rendere la settimana sulle Borse una di quelle da incorniciare. Da un lato la speranza di un’intesa, pur interlocutoria e minima, tra Stati Uniti e Cina ha ridotto i timori di un’escalation della guerra commerciale. Dall’altro la riapertura di «negoziati intensi» tra Unione europea e Gran Bretagna ha creato una certa speranza per una Brexit consensuale entro ottobre. Due intese il cui “profumo” è stato sentito chiaro e forte dai mercati.

Così le Borse hanno chiuso la settimana tutte con forti rialzi. In Europa è Francoforte a segnare la performance maggiore (essendo quello tedesco il listino più penalizzato da una guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina): nella settimana la Borsa tedesca ha infatti guadagnato il 4,15%. Da inizio anno resta invece Milano la piazza migliore (con un rialzo superiore al 20%), consolidato con il +3,24% realizzato quest’ultima settimana. Rialzi analoghi per Parigi (+3,23%), Madrid (+3,48%) e in maniera inferiore Stati Uniti. Più cauta, in settimana, Londra, che ha beneficiato solo alla fine dei «negoziati intensi» tra Gran Bretagna e Unione europea.

Profumo d’intesa tra Usa e Cina

È proprio la speranza di un accordo sui due fronti più caldi e preoccupanti a dare un po’ di sollievo ai listini. Il motivo è che un’escalation della guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina (cioè nuovi dazi e contro-dazi applicati alle importazioni di entrambi i Paesi) avrebbe un impatto forte sul commercio globale, che sta già rallentando. E dunque sull’economia. Dunque sulle Borse. La sola sensazione che le due parti vogliano trovare un accordo, seppur ancora minimo, è dunque sufficiente per calmare gli animi sui mercati. E per farli salire.

Pochi numeri fanno capire perché. Secondo i dati di JP Morgan Asset Management, se a marzo 2018 (quando la Casa Bianca ha varato la prima ondata di dazi sulle importazioni cinesi) il commercio internazionale cresceva a un ritmo del 5% l’anno, ora la crescita è scesa sotto zero. Insomma: i dazi già varati da Usa e Cina hanno già avuto un effetto “ibernazione” per il commercio globale. Questo congelamento ha avuto una conseguenza immediata: ha fatto cadere la fiducia delle imprese e, di conseguenza, ha “ibernato” anche i loro investimenti. Morale: se a marzo 2018 gli investimenti delle imprese dei Paesi industrializzati crescevano intorno al 4% annuo, ora la crescita è pressoché a zero.

Questo ha avuto un impatto forte sull’economia globale. Il settore manifatturiero è già in recessione in quasi tutto il mondo. Secondo il Fondo Monetario una guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina costerà all’economia globale circa 700 miliardi di dollari, in termini di minore crescita economica. E a soffrire di più sarebbe l’Europa (che già balla intorno alla recessione). Secondo i dati della Banca Mondiale, il commercio (import più export) rappresenta infatti il 78% del Pil dell’Unione europea, contro il 27% degli Stati Uniti e il 38% della Cina. Si congela il commercio, insomma, e si congela l’Europa. E a soffrire di più è il Paese manifatturiero ed esportatore per eccellenza: la Germania. Seguita dall’Italia. Ecco perché il solo “profumo” di un’intesa tra Stati Uniti e Cina ha fatto volare le Borse europee. Soprattutto quella tedesca.

Profumo d’intesa tra Gran Bretagna e Unione Europea

Anche la possibilità che si possa evitare un divorzio duro tra Europa e Gran Bretagna ha calmato gli animi. Il motivo è lo stesso: tutte le stime economiche mostrano impatti molto negativi in caso di hard Brexit, cioè di uscita della Gran Bretagna senza accordo. Soprattutto sull’economia inglese. Il fatto dunque che si siano riaperti i negoziati, definiti «intensi», fa ben sperare: forse Gran Bretagna ed Europa riusciranno a trovare un’intesa. Forse lo faranno entro la fine di ottobre. Forse i mercati potranno tirare davvero un sospiro di sollievo. Solo questo, venerdì, ha fatto impennare la sterlina sui massimi da cinque mesi sull’euro. Settimana prossima vedremo se il buon umore potrà restare.

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