l’obiettivo

Quell’obbligo elastico del pareggio di bilancio

di Dino Pesole

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(Marka)


3' di lettura

Principio importante, quello del pareggio di bilancio. Ma (senza scomodare Quintino Sella) di difficile realizzazione, nonostante sia stato inserito in Costituzione. E precisamente nel nuovo articolo 81, in cui peraltro il pareggio viene meglio qualificato come «equilibrio di bilancio», in linea con le regole europee. Un obiettivo da conseguire attraverso il percorso di avvicinamento all’«obiettivo di medio termine», che alla luce dell’ortodossia contabile di Bruxelles prende le vesti del «pareggio di bilancio in termini strutturali».

Bene, si dirà. Sulla spinta dell'approccio rigorista proprio di quegli anni di crisi dei debiti sovrani, abbiamo reso ancor più rigido e severo il controllo della finanza pubblica, blindandolo in Costituzione (come dimenticare lo spread a 575 punti base del drammatico novembre 2011?). Da allora, però, quell'obiettivo è regolarmente slittato in avanti, ricorrendo a quanto prevede la “legge rinforzata” del 24 dicembre 2012, cui è demandato il compito di attuare il contenuto dell'articolo 81 della Costituzione. Deviare dall'obiettivo di medio termine è possibile, ma con la maggioranza assoluta in Parlamento e solo se si è alle prese con periodi di grave recessione economica «relativi anche all'area dell'euro o all'intera Unione europea», o se si verificano eventi straordinari «al di fuori del controllo dello Stato», incluse gravi crisi finanziarie e calamità naturali con «rilevanti ripercussioni sulla situazione finanziaria generale del Paese». La richiesta di “deviazione” dev'essere presentata dal Governo e approvata dal Parlamento a maggioranza assoluta. Un impegno non da poco per maggioranze cronicamente instabili, che tuttavia finora non ha riservato sorprese.

Vediamo com'è andata. Il governo Letta, nella Nota di aggiornamento approvata il 20 settembre 2013 rivede a -0,4% l'indebitamento strutturale di quell'anno, contro lo zero del Def di aprile, e a -0,3% quello del 2014 rispetto al precedente 0,4%, ma lascia al 2015 l'obiettivo del pareggio di bilancio. Un anno dopo, il 30 settembre 2014, il governo Renzi ricorre alla “deroga” invocando questi «eventi eccezionali»: un output gap “molto più ampio” del previsto (-4,3% del Pil) e un tasso di crescita negativo nel 2015 come mostra la revisione al ribasso delle stime (-0,3% rispetto allo 0,8% indicato nel Def di aprile). In più, la constatazione di prospettive di crescita per il 2015 «a rischio di ulteriore revisione al ribasso, con conseguente rischio di deflazione». Il pareggio slitta al 2017, con un anno di ritardo rispetto a quanto programmato nel Def, anche per effetto dell'aumento del debito indicato a quota 131,1% contro il 129,1% del 2013. Siamo al 18 settembre del 2015. Pur in presenza di segnali di ripresa, il governo Renzi pone l'accento sull'«intensità della caduta del Pil registrata negli ultimi anni». Per questo si ricorre alla flessibilità europea, attraverso le clausole su riforme e spese di investimento, cui si aggiungono i costi dell'accoglienza dei migranti stimati nello 0,2% del Pil. Il pareggio di bilancio slitta al 2018.La terza Relazione al Parlamento del governo Renzi è del 27 settembre 2016. Si invocano le circostanze eccezionali per il protrarsi dell'emergenza migranti, cui si aggiungono le spese straordinarie da affrontare per il terremoto del 24 agosto 2016 in Italia centrale. La richiesta è di utilizzare «ulteriori margini di bilancio» fino a un massimo dello 0,4% del Pil. Il pareggio di bilancio slitta al 2019.

Tra breve arriverà dal governo Gentiloni la nuova richiesta di scostamento dagli obiettivi programmati. La Relazione al Parlamento, in linea con la prossima Nota di aggiornamento, fisserà allo 0,3% del Pil il taglio del deficit strutturale previsto per il 2018, contro lo 0,6% chiesto da Bruxelles e lo 0,8% indicato dal Def dello scorso aprile. Al Senato occorrono 161 voti. Una sua eventuale bocciatura, complice il vento elettorale ormai potente nei palazzi della politica, comporterebbe le dimissioni del Governo.

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