ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùSTORIA

Quella Brexit al contrario di 1600 anni fa: quando Roma abbandonò la Britannia

Nel 410 d.C. l’imperatore Onorio ritira le legioni e lascia Londinium ai saccheggi di Angli e Sassoni. L’isola era diventata troppo costosa da gestire e non aveva risorse appetibili

di Simone Filippetti

default onloading pic
(De Agostini via Getty Images)

Nel 410 d.C. l’imperatore Onorio ritira le legioni e lascia Londinium ai saccheggi di Angli e Sassoni. L’isola era diventata troppo costosa da gestire e non aveva risorse appetibili


6' di lettura

La mattina di Capodanno del 2021 su Londra gravava un pesante cielo grigio: è una gelida e buia giornata d'inverno. Nessuna differenza per il meteo, che si disinteressa del calendario: lo stesso clima del 31 dicembre, il giorno prima.

Ma il 1 gennaio è una data storica per il calendario. Dopo 47 anni, il paese è uscito dall'Unione Europa: la Brexit, durata 4 lunghi anni di profonde spaccature, incertezze, giravolte e psicodrammi, è ora una realtà.

Loading...

Nell'anno del Signore 2021 sono i sudditi di Sua Maestà a dire addio all'Europa, con un certo sollievo da parte loro e altrettanto malcelato livore e accuse di aver fatto una scelta disastrosa. Milleseicento anni fa furono gli antichi romani, gli “Europei” di allora, ad abbandonare la Gran Bretagna al suo destino. Corsi e ricorsi storici.

Britannia, Addio

La data del calendario non è nota ma una mattina dell'anno 410 d.C. l'Impero Romano mandò l'isola alla deriva. Non era nemmeno il 410 dell'Era Cristiana (che sarebbe stata introdotta solo un secolo più tardi), ma l'anno 1163 ab Urbe Condita, dalla fondazione di Roma, data che veniva usata in tutto l'impero dalla Mauritania alla Macedonia per contare gli anni.

Dopo oltre un millennio di vita, e di comando, Roma poteva ben autodefinirsi la Urbs Aeterna, la Città Eterna. Ma da tempo, da almeno un secolo e mezzo, l'impero era in declino, lento ma costante.

Nel Palatino, il palazzo dell'imperatore fatto costruire da Ottaviano Augusto 3 secoli prima, si era installato Onorio, uno dei tanti anonimi imperatori-soldati, generali che, appena arrivava nelle province più remote la notizia che Roma era in subbuglio, si mettevano alla testa della loro legione, marciavano sulla città e si facevano proclamare Imperator da un Senato ridotto a una larva. A differenza di altri suoi “colleghi”, Onorio prende la decisione di ritirare tutte le legioni di stanza: ce n'erano 4 e tutte distribuite lungo il Vallo di Adriano, la poderosa fortificazione costruita quasi 3 secoli prima, per difendere il confine più settentrionale dell'impero.

Dopo quasi 400 anni di dominazione, e di civilizzazione, finiva l'epoca romana della Gran Bretagna. E finiva perché per decreto, Roma, che controllava tutta l'Europa dal Portogallo alla Polonia, decideva di abbandonare l'isola.

Una Brexit all'incontrario: non sono gli inglesi a dire addio all'Ue, l'erede dell'Impero Romano, ma era Roma, l'Unione Europea di allora, che diceva addio agli inglesi, lasciandoli al loro (amaro) destino.

Giulio Cesare atterra a Heathrow

Dopo la Seconda Guerra Mondiale, che aveva consacrato il Regno Unito e Winston Churchill vincitori, il Governo decise di costruire un nuovo aeroporto per Londra, sulla scia del boom economico.

Fu scelta Heathrow, una zona paludosa e disabitata a ovest di Londra, a 30 chilometri dal centro, dove le anse del Tamigi hanno creato nei millenni decine di acquitrini e abbastanza lontana da non creare problemi. Tutto si immaginavano di trovare, i costruttori, tranne che degli strani reperti.

In un'area deserta da sempre, gli archeologi chiamati a risolvere il mistero rimasero stupefatti: i resti che man mano venivano alla luce assomigliavano sempre più a quelli di un castrum, il tipico accampamento militare romano. E le varie monete, armi e resti erano di epoca cosiddetta “repubblicana”. Quello sotto il futuro aeroporto, dunque, non poteva che essere l'accampamento di Giulio Cesare.

Il condottiero era sbarcato sull’isola di fronte alla Gallia nel 54 a.C.: l'unico romano, o se si vuole l’unico europeo, a mettere piedi sull'isola prima della nascita ufficiale della provincia.

Un rapporto difficile

Quella di Giulio Cesare era stata poco più di una “scorribanda”: era sbarcato dalla Gallia, fatto alcune perlustrazioni, avuto contatti con tribù locali. Ma niente altro: il futuro “dittatore” non aveva alcuna intenzione di infilarsi in una campagna di conquista. Tornato indietro in Gallia, nessun altro esercito romano mise più piede sull'isola per i successivi cento anni.

Ma almeno, Cesare un merito l'ha avuto: è lui che battezza la terra oltre il canale della Gallia, Britannia. Così facendo conia un termine destinato a una fama imperitura. Secoli dopo, quando il Regno Unito sconfiggerà Galles e Scozia, per dare un senso di unità politica e storica, disseppellirà il nome latino e conierà l'espressione Great Britain.

Nomi a parte, un secolo dopo il veloce raid di Giulio Cesare, Roma, nel frattempo diventata un impero, decide la colonizzazione dell'isola: nel 43 d.c l'imperatore Claudio annuncia la nascita della Provincia Britannia. Dove il grande fiume chiamato dai latini Thamesis (l'attuale Tamigi) offriva un approdo naturale risalendo con le navi dalla foce, i romani fondarono la colonia di Londinium.

In cima a una piccola collina (la futura Ludgate Hill) costruirono una basilica dove oggi sorge la cattedrale St. Paul's. Londinium sarebbe diventata una delle città più prospere dell'impero, con agi degni di Roma, dalle terme alle ville con mosaici. Ma la convivenza dei romani coi locali sull'isola fu sempre problematica, come lo è sempre stata la permanenza degli inglesi dentro la Ue, fin dall'ingresso nel 1973, passando per il rifiuto dell'Euro come moneta unica fino al famoso referendum del 2016.

Una terra inospitale

La geografia, peraltro, non aiutava i “conquistatori” romani. La provincia Britannia era una terra inospitale: un clima ostile che nel Nord del paese diventava addirittura insopportabile e invivibile. La terra non era facile da coltivarsi. O perlomeno non lo era per le esigenze alimentari dei romani: l'alimentazione era basata su farinacei, serviva grano che infatti Roma importava in gran quantità dall'Egitto e dalla Siria. Ma il clima atlantico dell'isola Britannia, troppo piovoso e freddo, con poca luce impediva dei raccolti di grano decenti.

Le risorse naturali che hanno arricchito la Gran Bretagna, il carbone e il petrolio, sarebbero state scoperte solo molti secoli dopo. Per gli imperatori romani, la Britannia era più un costo che un vantaggio. E la provincia non era nemmeno pacifica.

I romani avevano sempre avuto un problema di confini: non erano mai riusciti a soggiogare le tribù degli Scotii (Scozzesi) e dunque a prendersi tutta l'isola, che sarebbe stata difesa dal mare, ma erano stati costretti a costruire il Vallo di Adriano che divideva il paese in due.

Roma aveva la leadership militare dell'epoca, erano quello che oggi sono gli Stati Uniti per il mondo del 2021: ma nemmeno l'esercito più numeroso, organizzato e progredito di allora riusciva ad avere la meglio contro le tribù scozzesi, robusti e immensi giganti che sovrastavano in altezza i pur attrezzati legionari romani. Giganti che soprattutto erano abituati a vivere in condizioni estreme. I loro attacchi alla frontiera dell'impero risultavano letali e invincibili.

Nel corso dei secoli, poi, la Britannia era diventata pure oggetto di scorribande di pirati che venivano dal mare e periodicamente razziavano le coste: erano altrettanto feroci tribù, di Angli e Sassoni, i futuri abitanti dell'isola.

Quello di Roma dalla Britannia fu un addio a freddo, studiato a tavolino: la volontaria e cinica amputazione di un arto che era già però destinato a incancrenirsi prima o poi.

La scelta di Onorio era dettata da grande buon senso e anche una visione strategica: abbandonare la provincia, anche a un costo, politico e sociale, enorme. Lasciata l'isola, il confine dell'impero tornava a essere quello naturale, e più facilmente difendibile, della Manica e del mare del Nord: le migliaia di chilometri della costa delle province di Gallia (la Francia) e Germania (Belgio, Olanda e Germania stessa).

Con un fronte in meno da presidiare, Roma poteva concentrarsi su un altro, altrettanto problematico: il limes germanicus, il confine sul Reno dove pigiavano le tribù di celti, e dove i romani erano sempre più deboli. Se fosse saltato quello, sarebbe saltata Roma. Come in effetti, 70 anni dopo Onorio, succederà.

La storia si ripete?

La Brexit di Roma fu uno shock per l’isola: i coloni, cittadini romani che nel corso del tempo si erano mischiati con la gente del posto, furono semplicemente lasciati alla mercé dei barbari, che, più feroci e violenti, li trucidarono.

Angli e Sassoni invasero il paese e ne presero il controllo tranne che per il nord abitato dai sempre invincibili scozzesi. Le città romane furono saccheggiate e distrutte dai barbari, la lingua latina scomparve (sopravvisse solo nei monasteri), l'intero sistema socio-economico, dalle monete ai commerci; dalle strade alle terme, collassò. I nuovi invasori non erano in grado di gestire una società così complessa.

La Brexit di un millennio e mezzo fa portò alla fine della prospera Britannia romana. Da quelle ceneri nacque una nuova nazione, chiamata England, la terra degli Angli. Ma ci vollero almeno seicento anni: solo attorno all'anno mille la Gran Bretagna ritornò a un livello di prosperità e progresso.

La Brexit all'incontrario dell'Europa romana ebbe come conseguenza i “Secoli Bui”: declino, carestie e guerre.

La Brexit di Boris Johnson dove traghetterà la terra degli Angli?


Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti