«cold case»spaziale

Quella notte in cui la Luna «sparì»: risolto il mistero del 5 maggio 1.110

Alla vigilia di un’eclissi il satellite sparì nel cielo: a provocare la rarissima «eclissi nera» fu con ogni probabilità un vulcano giapponese

di Leopoldo Benacchio

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Alla vigilia di un’eclissi il satellite sparì nel cielo: a provocare la rarissima «eclissi nera» fu con ogni probabilità un vulcano giapponese


3' di lettura

Come in un giallo televisivo un caso rimasto irrisolto per secoli è stato risolto, grazie a prove ritrovate sulla scena del crimine che hanno permesso di scagionare un innocente e individuare il vero colpevole.

Per stare ai fatti: il 5 maggio 1110, si va verso la sera e tutto sembra normale, le stelle iniziano a brillare, la Luna appare sopra l'orizzonte e quella notte si aspetta una sua eclissi, come tante altre, ma improvvisamente scompare dal cielo, perdendo luce poco a poco per finire come inghiottita da un mostro arrivato chissà da quale parte dell'universo. Riappare poi verso il mattino.

Questo è quello che raccontano le testimonianze del tempo raccolte nelle Cronache di Peterborough, raccolte nel monastero omonimo dal 1100 al 1400 circa, che ora sono completamente digitalizzate e facilmente leggibili, anche se in un latino un po' ostico, come ammettono gli autori svizzeri di un articolo pubblicato da pochi giorni sulla rivista Nature. I nostri ricercatori – detective lavorando dal 2016 ad oggi e

incrociando dati storici con misure sul campo fatte oggi, sono riusciti a risolvere questo piccolo enigma storico.

Fu una nube di particelle di zolfo che arrivò fino alla stratosfera, quell'importante fascia di atmosfera che sta fra i 12 e i 50 chilometri di altezza, a provocare il fenomeno, rarissimo, della dark eclipse, l'eclissi nera. La nube, formatasi da una eruzione vulcanica, scorrazzò per mesi in quegli strati alti dell'atmosfera attenuando probabilmente la radiazione solare, cosa che, assieme al freddo insolitamente pungente e duraturo dell'anno 1109 fu probabile causa dei danni alle coltivazioni di quell'anno con conseguente carestia che «uccise molta gente e ridusse alla povertà molti ricchi», come hanno letto i ricercatori nelle Cronache di Morigny, altra Abbazia questa volta francese.

Oltre a tuffarsi nelle cronache medievali i ricercatori di Ginevra hanno lavorato per vari anni, analizzando dei campioni di ghiaccio, le cosiddette carote estratte dalle calotte polari o dai ghiacciai. Esaminando il contenuto di questi campioni estratti anche in profondità in Groenlandia sono stati rilevati campioni di aerosol di zolfo. Semplicemente le particelle, dopo essere state per settimane o mesi nella stratosfera, erano ricadute a terra e a quelle latitudini sono state conservate gelosamente nel freddo ghiaccio polare per tutti questi 9 secoli.

La principale imputata per questo fenomeno di ibernazione temporanea del nord del mondo è stata a lungo ritenuta una nota e potente eruzione avvenuta nel 1104 dal cratere della “Porta dell'Inferno”, come viene chiamato il vulcano islandese Hekla. Come abbiamo visto qualche anno fa, 2010, con la eruzione del vulcano sempre islandese Eyjafjöll, un fenomeno come questo può avere conseguenze gravi, e consideriamo che quello del 1110 fu molto, molto più imponente.

Secondo il paleo climatologo Sébastien Guillet dell'Università di Ginevra, primo firmatario dell'articolo di Nature, l'imputato, Hekla, non poteva più essere considerato il colpevole, dato che «una scoperta di spicco derivante da questa datazione riveduta del nucleo di ghiaccio è il riscontro di una eruzione bipolare importante e finora conosciuta che depositò i composti dello zolfo nel ghiaccio fra la fine del 1108 e l'inizio del 1109, continuando poi fino al 1113», come ha scritto.

In sostanza quindi nell'eclissi di quel 5 maggio 1110 si interpose un filtro che fece diventare la Luna non più rossastra o cinerea come aspetto, ma tanto nera da sparire.

Sebbene sia impossibile saperlo con certezza, il team ritiene che la spiegazione più probabile sia il vulcano Asama Giappone, che produsse una gigantesca eruzione di mesi nell'anno 1108. Lo conferma un diario tenuto da un dignitario giapponese: «C'è stato un incendio in cima al vulcano, uno spesso strato di cenere nel giardino del governatore, ovunque i campi e le risaie sono resi inadatti alla coltivazione. Non abbiamo mai visto un fenomeno così, è una cosa molto strana e rara».

Oltre ai resoconti dei testimoni del tempo, i ricercatori hanno anche esaminato quello straordinario registratore degli avvenimenti sulla Terra che sono i tronchi di albero e l'ì hanno trovato le prove che al nord dell'Europa il 1109 è stato un anno eccezionalmente freddo. I ricercatori, si legge, hanno trovato «tante testimonianze riferite a condizioni meteorologiche avverse, distruzione di colture e carestie in questi anni», osservando che «le prove raccolte suggeriscono che le difficoltà per la sopravvivenza nella società di allora, iniziate nel 1109, si sono approfondite con la carestia in diverse regioni dell'Europa occidentale».

Il processo è indiziario in gran parte, male le prove trovate, messe insieme, suggeriscono che un gruppo “dimenticato” di eruzioni vulcaniche nel periodo 1108-1110 ha scatenato pesanti conseguenze sulla popolazione.

Insomma, come nelle serie poliziesche americane, risolto finalmente questo “cold case”, aggettivo che sta questa volta a pennello.

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