a tu per tu

«Questa crisi la pagano i poveri dobbiamo cambiare il modello»

Padre Augusto Zampini-Davies, un passato nella Banca Centrale argentina e nel mondo dell'alta finanza è oggi uno degli uomini di punta del Dicastero vaticano del Welfare. La sua esperienza a fianco del Papa

di Carlo Marroni

default onloading pic

Padre Augusto Zampini-Davies, un passato nella Banca Centrale argentina e nel mondo dell'alta finanza è oggi uno degli uomini di punta del Dicastero vaticano del Welfare. La sua esperienza a fianco del Papa


6' di lettura

Ci scherza su, e parla di «umorismo di Dio». Già, perché un tempo era un brillante avvocato delle banche e delle corporation, e prima ancora dentro la Banca Centrale argentina. Insomma, lavorava per chi i soldi ce li aveva, e parecchi. I ricchi. Oggi è un avvocato difensore dei poveri. Su incarico diretto di Papa Francesco. Una storia che sembra un romanzo, ma che nella chiesa cattolica non è poi così infrequente. Padre Augusto Zampini-Davies sorride quando racconta la sua di storia, delle sue aspirazioni giovanili e della chiamata, dell’incontro con Bergoglio, ma anche con Christine Lagarde. Ad appena 51 anni, è sottosegretario del Dicastero per lo Sviluppo Umano Integrale, il “ministero” del Welfare globale della Santa Sede, potrebbe essere definito anche il think tank della Santa Sede dove si elaborano le strategie sociali del papato di Bergoglio, a partire dalle encicliche. «Per tutta la vita ho voluto essere un avvocato, come mio padre. Sono stato fortunato a studiare all’Universidad Católica Argentina ed entrare nella Banca Centrale della nazione in un momento di ripresa economica da una delle crisi più importanti della nostra storia» racconta poco tempo dopo la sua nomina nella task force voluta dal Papa per studiare le strade di uscita dalla crisi evitando gli errori commessi dopo il 2008.

Ma, come dicevamo, prima di diventare sacerdote è stato anche un avvocato d’élite: «Ho lavorato tre anni presso lo studio legale Baker McKenzie, dove sono stato in grado di conoscere non solo il mondo delle banche, ma anche quello delle società internazionali e di investimento di ogni tipo. È stata un’esperienza meravigliosa; è così che ho saputo cos’è il mondo degli affari». All’epoca il managing partner della legal firm globale con sede centrale a a Chicago – oggi fattura quasi tre miliardi di dollari – era la Lagarde, prima di diventare ministro del governo francese (all’economia prima e poi alle finanze), e poi direttore generale del Fondo Monetario Internazionale e, da novembre, Presidente della Bce. L’ha mai incontrata? «Forse ad un evento. Poi, sono stato con lei nel 2018, durante gli incontri annuali del Fmi e del gruppo della Banca mondiale, in Indonesia. Dalla mia vita precedente ho mantenuto stretti contatti con persone del mondo della finanza e degli affari con i quali adesso lavoro e collaboro da un’altra prospettiva». Prima avvocato, quindi, poi il seminario diocesano e anni spesi tra parrocchie di periferia in Argentina. E una sfilza di nuovi titoli accademici, specie in teologia morale, tra cui uno a Cambridge.

Loading...

E il mondo legale e finanziario? «Quando sono entrato in seminario, ho pensato che tutto ciò fosse rimasto nel passato. Ma ora, per l’umorismo che Dio talvolta manifesta nei nostri confronti, sono tornato alle mie vere radici, la ricerca della giustizia, ma con un altro scopo; difendere i poveri, promuovere il bene comune (non solo quello di alcuni) e il benessere di tutte le persone. La mia conoscenza di ciò che sta accadendo nel mondo dell’economia e della finanza forse può aiutare a creare un dialogo costruttivo e a capire cosa funziona e cosa no. L’esperienza è un dono. Ho sempre chiesto a Dio perché mi ha lasciato fare l’avvocato quando ero destinato a una vita nella Chiesa. Sembra che la risposta possa scoprirla ora». La sua è certamente una figura in forte ascesa dentro la Santa Sede, per i temi delicati che tratta.

Forse in futuro potrebbe essere chiamato da Bergoglio ad occuparsi più direttamente di “finanze”, visti i problemi ancora evidenti che i recenti fatti attorno al caso del palazzo di Sloane Avenue – che già ha fatto saltare molte teste e ancora non si vede la fine – hanno rimesso sotto i riflettori. Ma il Papa, si è visto, non è incline a promozioni per affinità nazionali né a disegnare carriere a tavolino, come accaduto per decenni. Conosceva Bergoglio quando era in Argentina? «Ero nella diocesi di San Isidro, non di Buenos Aires, dopodiché ho iniziato a lavorare a stretto contatto con i vulnerabili e i poveri. Una volta la parrocchia stava lavorando con le comunità insediate intorno alla diga di Luján quando la nostra barca si è rotta. In uno scenario drammatico e provvidenziale, il cardinale Bergoglio, che aveva sentito parlare del lavoro che stavamo conducendo, venne in nostro soccorso con un nuovo motore per poter continuare a evangelizzare. Questo è stato il primo dei nostri incontri, ma ci siamo conosciuti a un livello più personale durante il Sinodo pan-amazzonico (due anni fa, ndr)».

Ora padre Zampini risiede a San Calisto, il complesso extra-territoriale vaticano nel cuore di Trastevere, ma il suo pensiero è spesso rivolto al suo Paese, che visse una ventina di anni fa una delle crisi più gravi della sua storia. «Come argentino cresciuto tra gli anni 70 e 90, sfortunatamente, ho dovuto sperimentare molte inadempienze finanziarie. Come per molte persone della mia generazione, tutti i miei risparmi dalle prime fasi del lavoro sono svaniti. Uno dei miei primi lavori è stato presso i tribunali nazionali argentini e ricordo che ho ricevuto il mio primo stipendio durante il periodo di iperinflazione: 300% di inflazione mensile! Dovevi spendere tutto in un giorno a causa dell’instabilità economica e poi vivere senza nulla per un mese. È un’esperienza triste, ma dà resilienza e comprensione di come le finanze influenzano le persone comuni».

La pandemia mette in ginocchio famiglie, imprese, e i Paesi più deboli. «Come sacerdote nei quartieri poveri ho imparato dalla gente; dalla loro resilienza contro entrate insufficienti e molti debiti. Inoltre, in Argentina, tutti, anche la Chiesa, vivono l’esperienza del debito. È quasi una situazione “esistenziale”. Questo ci educa ad avere uno sguardo sulla finanza più ampio di quello che è semplicemente numerico». E cita un classico dell’economia: «Non lo dico solo io: il premio Nobel Robert Schiller afferma che la finanza dovrebbe essere un mezzo per raggiungere obiettivi sociali. Quando questi mezzi diventano un fine in sé, la finanza diventa prepotente e distruttiva. E questo io l’ho imparato da giovane». Il suo dicastero, presieduto dal cardinale ghanese Peter Turkson, è molto ascoltato da Bergoglio, specie ora che si naviga a vista. I numeri che emergono sono drammatici per l’economia. «Penso che uscirà necessariamente un mondo diverso. Dipenderà da noi renderlo migliore o peggiore rispetto a prima di questa crisi, che non è solo sanitaria, ma anche sociale, economica e, direi, anche politica. Infatti, questa crisi del Covid-19, nelle sue varie dimensioni, ha messo in evidenza le contraddizioni e le debolezze inerenti alle nostre strutture e istituzioni socioeconomiche. Come ha detto papa Francesco nell’enciclica “Laudato si’”, l’attuale modello economico mondiale non porta beneficio allo sviluppo di ogni persona ne è sostenibile perché si basa sullo sfruttamento della nostra casa comune, nonché su una cultura dello scarto che ha intorpidito il nostro senso di solidarietà e fratellanza. Questo è il motivo per cui insistiamo sul fatto che questa è un’opportunità unica per fare un profondo cambiamento: costruire un mondo più sano e più equo con persone sane, istituzioni sane e un pianeta sano».

Ma di certo come sempre tanti soffriranno, «come tutte le crisi, anche questa colpisce in modo sproporzionato i poveri. Per esempio, i lavoratori del settore informale che non ricevono protezione dallo Stato o dal mercato, ma che sono obbligati a rimanere nelle proprie case, si devono confrontare con il dilemma di uscire per trovare lavoro con il rischio di contagiarsi e di contagiare, o di non poter essere in grado di sfamare la propria famiglia». E il mondo delle banche e della finanza, che lei conosce bene, da lui scaturì la crisi del 2008? «Per quanto riguarda l’industria finanziaria, che è un mezzo per servire l’economia, possiamo dire che negli ultimi decenni si è distorta, servendo sé stessa. La pandemia può essere una chiamata affinché il mondo della finanza serva a rigenerare un’economia sostenibile e inclusiva». Intanto i Paesi poveri sprofondano. «Mi sembra che non si possa uscire da questa crisi indebitando ulteriormente coloro che sono già indebitati. È tempo di ridurre, se non condonare, il debito sovrano dei Paesi in via di sviluppo, in modo che utilizzino tali risorse per mitigare la pandemia e per la loro crescita; e questa è una delle più alte espressioni di solidarietà universale».

Dalla Chiesa, e in particolare dal suo dicastero, potranno uscire delle proposte, come con “Laudato Si’”: salario universale, come ha già proposto il Papa? «È una alternativa che è stata analizzata dalla Commissione ed è una delle tante proposte che stiamo progettando per rispettare il nostro impegno nei confronti dei poveri e garantire che godano di una protezione prioritaria. Di fronte a questi eventi inaspettati e le cui conseguenze incidono in modo sproporzionato su coloro che hanno il minimo, dobbiamo esplorare tutti gli strumenti a nostra disposizione per evitare che i poveri vengano colpiti di nuovo e diventino sempre più poveri. È difficile comprendere la realtà di coloro che affrontano la difficile decisione di uscire al lavoro ed esporsi al contagio o alla fame; di quelli che non hanno acqua corrente per lavarsi le mani; di coloro che vivono in condizioni precarie e mancano di servizi sanitari o spazio fisico per soddisfare la distanza sociale». Insomma, per questa crisi globale «non esiste un’unica ricetta. Poiché si tratta di un problema di comunità, le soluzioni devono essere comuni, recuperando lo spirito dei padri fondatori dell’Unione europea. Inoltre, poiché la crisi è complessa e non esiste un “technofix”, tutte le soluzioni devono essere a lungo termine e senza scorciatoie».

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti