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Questo è il momento giusto per uccidere il “mostro burocratico”

di Antonello Martinez *

(Adobe Stock)

2' di lettura

Malgrado in questi ultimi due anni a causa del COVID ci stiamo abituando ad avere uno Governo decisionista che attraverso i DPCM dispone, a mio avviso giustamente, dei provvedimenti estremamente invasivi sulla vita di ciascuno di noi e ciò certamente per la tutela della salute pubblica ma con la ricerca del mantenimento di un certo equilibrio con quella che è l'economia italiana ciò che mi sorprende è che non si colga una circostanza così negativa come la pandemia e oggi anche la guerra in Ucraina per andare ad intervenire in modo diretto con quella che da decenni è forse la nemica numero uno dell'economia del nostro Paese.

Parlo ovviamente della burocrazia un ingovernabile flagello che la mitologica Treccani definisce: “L'insieme di apparati e di persone al quale è affidata, a diversi livelli, l'amministrazione di uno Stato o anche di enti non statali”. Orbene dalla lettura di questa definizione non si può avere neanche una pallida idea di quale mostro tentacolare in realtà ci si nasconda dietro. Tutti sono consapevoli che le imprese italiane più che dalla pressione fiscale sono letteralmente strangolate dal nostro sistema burocratico ma per avere una immediata idea di cosa io stia dicendo è sufficiente evidenziare che in Italia a regolare la burocrazia ci sono 160 mila norme di cui 71.000 promulgate a livello centrale e le rimanenti a livello regionale e locale.

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Per rabbrividire basta fare una semplice comparazione con i dati di altri paesi europei in Francia sono 7.000 leggi, in Germania 5.500 e nel Regno Unito 3.000! Leggi, ordinanze, decreti, circolari e disposizioni di variegata natura sono i tentacoli di questa mostruosa e devastante piovra che avvolge e divora le imprese italiane. Se non bastasse il pur esplicito raffronto quantitativo con i nostri vicini la CGIA, qualche tempo fa, ha reso noto uno studio laddove viene quantificato in 57.2 miliardi di euro il costo che ogni anno grava sulle imprese italiane a causa del cattivo funzionamento della nostra burocrazia. Mi domando quindi perché non sfruttare questo periodo negativo per innestare nel tessuto socio economico del nostro paese una terapia efficace che possa combattere questo evidente tumore che attanaglia il nostro sistema.

Faccio l'avvocato e non certo l'economista ma credo che si potrebbe partire, peraltro con costi inesistenti, andando ad abrogare una miriade di Leggi che palesemente confliggono tra loro con la conseguenza che con le troppe leggi, decreti e regolamenti i primi penalizzati sono proprio i malcapitati funzionari pubblici che, dato questo bailamme, cercano, peraltro comprensibilmente, di “coprirsi le spalle” procrastinando ogni decisione. Sarebbe inoltre di estremo buon senso operare una costante verifica su ogni nuova misura che viene adottata in modo da poter avere una risposta immediata su cosa succede nel concreto con la loro applicazione e con la reale rispondenza in particolare sulla risposta delle piccole e medie imprese.

Fatte tutte queste considerazioni mi pongo tristemente la domanda del perché una impresa estera dovrebbe venire in Italia ad affrontare il “piatto principale” costituito dal più grande apparato burocratico al mondo, senza considerare il contorno di una tassazione altissima e uno tra gli apparati giudiziari tra i più lenti e farraginosi al mondo.

(*) Presidente Associazione Italiana Avvocati d'Impresa

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