il graffio del lunedì

Questo Milan può sognare ogni traguardo. Inter, mezzo passo falso con la Roma

Grazie al disinvolto successo sul Torino e la nuova frenata dei nerazzurri all'Olimpico (2-2), la squadra di Pioli riacquista d'incanto il suo ruolo dominante

di Dario Ceccarelli

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(ANSA)

Grazie al disinvolto successo sul Torino e la nuova frenata dei nerazzurri all'Olimpico (2-2), la squadra di Pioli riacquista d'incanto il suo ruolo dominante


4' di lettura

Il calcio è strano: non contorto e sfibrante come la politica italiana, ma comunque molto strano. Mercoledì sera, dopo la caduta con la Juventus, il Milan era considerato a fine corsa. Non squassato, ma in parabola discendente, questo sì. Con l'onore delle armi che si deve a un gruppo di giovani audaci guidato da un padre (Pioli) saggio e premuroso, il giudizio condiviso era chiaro: su ragazzi, la ricreazione è finita. Avete giocato, vi siete divertiti, ma ora tornate al vostro posto. E lasciate parlare i professori.

Passano quattro giorni e la situazione si rovescia come un guanto. Grazie al disinvolto successo dei rossoneri sul Torino, raggiunto anche grazie a qualche confusione arbitrale, e la nuova frenata dell'Inter all'Olimpico contro la Roma (2-2), il Milan riacquista d'incanto il suo ruolo dominante. Un Milan ritrovato, ormai maturo per emanciparsi dalla sua etichetta di “squadra rivelazione” e per lanciarsi definitivamente verso qualsiasi traguardo, scudetto compreso.

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Anche il non facile successo (3-1) della Juventus sul Sassuolo con reti di Danilo, Ramsey e Ronaldo conferma quanto detto mercoledì scorso: e cioè che pur risalendo la classifica, Pirlo non ha finito i lavori di ristrutturazione. Gli emiliani, in dieci, hanno ceduto solo a metà della ripresa con il suggello di Ronaldo nei titoli di coda. Non tutto gira: Dybala si è di nuovo infortunato, la difesa va spesso in crisi. Però vincere fa bene e il Milan, a meno 7, è recuperabile con un paio di scatti.

La morale? Forse che l'unica cosa gustosa di questo stranissimo campionato pandemico è che tutti i giochi sono aperti. Un po’ come, ma senza lo stesso gusto, questa stucchevole crisi politica. Oggi è così, domani si vedrà, e chissà chi lo sa. Basta un errore arbitrale con var o senza var, un paio di contagi, due cambi sbagliati da (Antonio) Conte e oplà, tutti i giochi sono da rifare. Possiamo dirlo? Virus o non virus, è un campionato stupendo. Divertente. Coinvolgente. Non altrettanto eccitante purtroppo è la sfida tra Renzi e (Giuseppe) Conte, ma insomma non si può avere tutto dalla vita.

Ma non divaghiamo. Il modo in cui il Milan si è ritrovato è stato quello di una squadra collaudata che sa reagire ai normali incidenti di percorso. Poi, oltre allo spirito di gruppo che fa volare, c'è la forza del gioco e dei talenti: Leao, Calhanoglu, Hernandez, Kessiè, Diaz, tanto per citare i primi che vengono in mente, non sono più giovani promesse. Sono ormai un gruppo di campioni consapevoli, guidati da un allenatore, Stefano Pioli, enormemente cresciuto, che ha loro dato gioco e stima. Un valore aggiunto che non si compra al calcio mercato. E che lo spinge, con qualche buona ragione, a far capire ai suoi ex monelli che lo scudetto non è un sogno proibito. E dietro, a spingere, c'è già quel vecchio “sciamano” (lui sì che può definirsi tale) di Ibrahimovic. Col Torino ha rimesso il piedone in acqua, ma a Cagliari sarà già pronto al varo.

E vogliamo parlare dell'Inter? All'Olimpico, con la Roma, fa quasi una ottima partita. Quasi. Solito primo tempo da preliminari senza passione, seguito da una focosa rumba (gol di Skrianiar e Hakimi) che rovescia l'uno a zero di Pellegrini.

Tutto molto bello, solo che negli ultimi minuti, forse anche per dei cambi alla Trapattoni di Antonio Conte, l'Inter si fa riagganciare (Mancini) dalla Roma, perdendo altri due punti dal Milan. Che cortesemente ringrazia.

Che dire? Pareggiare all'Olimpico non è un delitto, anzi; ma l'allenatore dell'Inter finisce lo stesso nel girone dei pavidi nella poco Divina commedia del campionato. Più del sommo poeta, sono i tifosi dell'Inter a farlo bruciare nel rogo dei social accusandolo di aver tirato i remi in barca favorendo il ritorno della Roma. Ecco cosa succede, vien da dire, quando si dispone di una panchina così ricca.

Ma il vento è cambiato. «Non voglio più nessuno, dimenticate il mercato», avverte con arroganza Conte a proposito di possibili rinforzi.

Con l'aria che tira all'Inter, con il presidente Zhang in giro a cercar nuovi soci cui bussar quattrini, sarebbe strano il contrario. Non bastano a Conte quella trentina di centrocampisti che ha? Gia così alla Pinetina, per starci tutti, devono dormire nei letti a castello.

E la Roma? Il contrario dell'Inter: spumeggiante nei primi 45 minuti, da dimenticare nella ripresa, a parte la fiammata finale. Poi nei confronti diretti con le big non brilla. Insomma, se aspira a qualcosa di più, la Roma deve darsi una mossa. Il terzo posto è a rischio. La Juve è a una incollatura, l'Atalanta, 3 punti più sotto, le soffia sul collo. A proposito: i bergamaschi son tornati. Vincendo a Benevento (4-1) centrano il terzo successo consecutivo con 12 gol in tre prove. Trascinati da uno straordinario Ilic, fanno paura come cosacchi al galoppo. Di questi tempi è meglio non incontrarli.

Chiudiamo col Napoli. Dopo la mazzata interna col Crotone, si riscatta superando in extremis l'Udinese (1-2) con una rete di Bakajoko. «Abbiamo sofferto, ma siamo starti bravi», ha detto Gattuso con un sospiro di sollievo. Che fatica! Come la Fiorentina di Prandelli che, alla fine, la spunta sul Cagliari. Ma come dice il saggio: piuttosto che niente, è meglio piuttosto.

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