MONDOVÌ (cuneo)

«Qui ebrei», scritta shock a casa del figlio dell’ex deportata Lidia Rolfi

I proprietari dell'abitazione hanno denunciato l'episodio ai carabinieri e indaga anche la Digos di Cuneo. «Dobbiamo mobilitarci tutti contro questa follia», dice Nicola Zingaretti

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I proprietari dell'abitazione hanno denunciato l'episodio ai carabinieri e indaga anche la Digos di Cuneo. «Dobbiamo mobilitarci tutti contro questa follia», dice Nicola Zingaretti


2' di lettura

Una scritta antisemita è comparsa sulla porta di casa di Aldo Rolfi, figlio di Lidia, partigiana deportata a Ravensbruck nel 1944, una delle grandi voci dell’orrore dei lager. La scritta «Juden hier» («qui ci sono ebrei»), come nelle città tedesche durante il nazismo, è comparsa nella notte appena trascorsa a Mondovì (Cuneo) sulla porta della casa dove la donna ha vissuto sino alla morte, nel 1996. La via dove sorge la casa è stata intitolata proprio alla Rolfi pochi anni fa.

L’opera di sensibilizzazione
I proprietari dell’abitazione hanno denunciato l'episodio ai carabinieri. Indaga anche la Digos di Cuneo. Staffetta partigiana, dopo la deportazione, Lidia Beccaria Rolfi lavorò per l'Istituto Storico per la Resistenza di Cuneo e per l'Associazione nazionale ex deportati. Nel '78 scrisse «Le donne di Ravensbrück», prima opera in italiano sulla deportazione femminile nei campi di concentramento della Germania nazista. Nel '97 uscì (postumo) «Il futuro spezzato», un saggio sull’infanzia durante la dittatura, con l’introduzione di Primo Levi. Peraltro la famiglia Rolfi non è di origine ebraica.

Rolfi: «È emergenza odio»
«L’emergenza odio è colossale, palpabile in tutti i campi. La mente torna a notti buie e vergognose della nostra storia recente», scrive sull’ultimo numero del settimanale Provincia Granda Aldo Rolfi. La scritta antisemita comparsa la scorsa notte sulla porta della sua abitazione potrebbe essere legata proprio a questo articolo. Mondovì «è città decorata al valor Militare per la guerra di Liberazione e medaglia di bronzo al valor militare - ricorda all’Ansa Gianni Scarpace, condirettore del settimanale che ospita la riflessione di Rolfi -. Questo episodio ha colpito molto i monregalesi che ricordano nella figura di Lidia Rolfi l’insegnante che giovanissima fu deportata a Ravensbruck, amica di Primo Levi e instancabile narratrice della condizione femminile nei campi di sterminio».

Dadone: atto gravissimo da non minimizzare
Commentando via Facebook l'episodio la ministra della Pa Fabiana Dadone parla di un «atto, gravissimo, inaccettabile, vergognoso. Un gesto che mi fa particolarmente male, visto che parliamo della mia città». Per Dadone «dobbiamo sempre tenere alta l'attenzione contro comportamenti che non possono assolutamente essere minimizzati né considerati una semplice bravata».

Zingaretti chiama alla mobilitazione
«Ecco dove porta la cultura dell’odio. Cosa altro deve accadere per capire che dobbiamo mobilitarci tutti contro questa follia che ci porta indietro?», aggiunge su Facebook il segretario del Pd Nicola Zingaretti. «Un abbraccio immenso a tutta la comunità ebraica. Non siete soli. Sostituiamo l'intolleranza, l'odio,la violenza, l'arroganza con la fiducia, il rispetto, la speranza, la passione. Cosi si costruisce il futuro migliore per tutte e tutti».

Cirio: mi indigno per un gesto ignobile
«A nome della terra che rappresento e che ha pagato con tante vite il rispetto e la difesa della libertà, mi indigno per un gesto ignobile che il Piemonte condanna con la sua storia e con i suoi sacrifici. Spero che i responsabili vengano individuati al più presto e puniti con il massimo rigore». Così il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio commenta la scritta antisemita apparsa a Mondovì.

Per approfondire:
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