PARLAMENTO in seduta comune

Quinta fumata nera per il nuovo giudice, Consulta senza plenum da 220 giorni

di Andrea Marini e Marta Paris

(Ansa)

3' di lettura

Quinta seduta comune di Camera e Senato per eleggere il nuovo giudice della Corte costituzionale. E quinta seduta senza che sia stata ancora trovata la convergenza sul nome che dovrà sostituire Giuseppe Frigo, dimessosi in anticipo il 7 novembre 2016 dopo esser stato eletto dal parlamento 21 ottobre 2008 in quota centrodestra. La vacatio si allungherà quindi ancora, avendo superato oggi i 220 giorni e scalando pericolosamente la classifica dei giudici costituzionali che hanno richiesto più tempo per essere sostituiti.

La votazione di oggi : niente numero legale
Dopo l’indicazione data da Fi in mattinata di votare scheda bianca, era chiaro che anche oggi ci sarebbe stato un nulla di fatto. E così è stato: al termine dello scrutinio iniziato alle 14 il vicepresidente della Camera Simone Baldelli ha comunicato che non è stato raggiunto il numero legale. Servirà una nuova votazione, già prevista per il prossimo 29 giugno. Il quorum per far scattare l’elezione resta quello dei tre quinti. Il numero legale è mancato per 63
voti: hanno risposto alla chiama in 296 a fronte dei 359 richiesti come minimo per dar corso allo scrutinio delle schede che, di conseguenza, non è stato effettuato.

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La vacatio più lunga: 623 giorni
Più volte il capo dello Stato Sergio Mattarella ha lanciato un appello per eleggere al più presto il componente mancante per ricostituire il plenum della Consulta.
Siamo tuttavia ancora lontani dal record assoluto: tra il 23 ottobre 1995 e il 9 luglio 1997 trascorsero 623 giorni dalla fine del mandato di Vincenzo Caianiello e il giuramento del suo successore Annibale Marini, che quel giorno appunto giurò da giudice costituzionale, dopo essere stato eletto dal Parlamento il 18 giugno precedente. Finora è il record di giorni in cui la Corte costituzionale ha operato senza plenum, in attesa che venisse coperta la vacatio determinatasi alla scadenza del mandato di un giudice.

Le tensioni tra Pd, M5S e Fi
Ci vollero invece 536 giorni per conoscere il successore di Romano Vaccarella, dimessosi dalla Consulta il 4 maggio 2007. Il 21 ottobre 2008 il Parlamento elesse proprio Giuseppe Frigo, che giurò 2 giorni dopo. Quest'ultimo record è stato eguagliato lo scorso 16 dicembre 2015, quando furono eletti, dopo estenuanti trattative tra Pd, M5S, centrodestra e centristi (e i richiami dell'allora capo dello Stato Giorgio Napolitano) tre giudici: Augusto Barbera (area centrosinistra), Franco Modugno (M5S) e Giulio Prosperetti (centristi), per sostituire i posti lasciati vacanti da Luigi Mazzella (area centrodestra, lasciò l'incarico il 28 giugno 2014), Sergio Mattarella (area centrosinistra, diventato capo dello Stato lasciò il 2 febbraio 2015) e Paolo Maria Napolitano (area centrodestra, lasciò il 10 luglio 2015).

Il caso dei giudici di nomina parlamentare
Questi sono i casi più eclatanti. Ma c'è stato anche lo stesso Vaccarella, insieme a Ugo De Siervo, che approdò alla Corte costituzionale dopo numerose fumate nere del Parlamento in seduta comune, che impiegò 519 giorni per eleggerli, il 24 aprile 2002, in sostituzione di Cesare Mirabelli e Francesco Guizzi, cessati dal mandato il 21 novembre 2000. Questi dati non rappresentano comunque eccezioni, visto che spesso sono trascorsi mesi e anni per il passaggio tra vecchi e nuovi membri della Corte costituzionale. E i periodi più lunghi hanno sempre riguardato i giudici di nomina parlamentare: ad esempio, 387 giorni tra Renato Dell'Andro e Cesare Mirabelli, 379 tra Leonetto Amadei ed Ettore Gallo, 353 tra Giuseppe Branca e lo stesso Amadei.

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