Elezioni del Presidente

Quirinale, il centrodestra voterà Casellati e prova la spallata

Salvini e Meloni vogliono la conta: dal vertice notturno mandato a Salvini per un nome di area con cui verificare i numeri. Principali indiziati Elisabetta Casellati e Marcello Pera

di Barbara Fiammeri e Emilia Patta

Quirinale, i cittadini promuovono Mario Draghi

3' di lettura

Ancora non ci siamo. Anche nel giorno della IV votazione, la prima con il quorum sceso a 505, si conferma lo stallo sulla scelta del Capo dello Stato con vertici annunciati e poi slittati e candidature che nascono e muoiono nel giro di poche ore. Ultima quella di Elisabetta Belloni, avanzata dal centrodestra e dal M5s e inizialmente valutata anche in casa democratica ma fermata dalle perplessità dei centristi di Italia Viva e di Coraggio Italia sull’opportunità di eleggere al Quirinale il capo dei Servizi segreti.

L’ipotesi Draghi resta in campo

L’unico dato nuovo è l’apertura dei canali tra Palazzo Chigi e Arcore. Prima la telefonata di Mario Draghi a Silvio Berlusconi, ancora ricoverato al San Raffaele. Poi l’incontro a Palazzo Chigi tra il coordinatore forzista Antonio Tajani e lo stesso premier. Ufficialmente nel contatto tra Draghi e il Cavaliere «non è stato affrontato alcun tema politico», fanno sapere da Forza Italia. Ma è improbabile, tanto più dopo il faccia a faccia tra Draghi e Tajani. Due colloqui che sembra siano andati «molto bene». Anche se da Fi si fa sapere che «la linea non cambia» e quindi è meglio che «Draghi rimanga a Palazzo Chigi», in realtà una parte importante del partito (Gianni Letta ma non solo) tifa per favorire la soluzione Draghi con un endorsement esplicito del Cavaliere che riaprirebbe la partita rimettendolo al centro della scena.

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Amato tra i favoriti di Berlusconi

Ipotesi, quella di Draghi, che resta dunque pienamente in campo. Così come quella di Giuliano Amato, da sempre tra i favoriti di Berlusconi. Anche perché su nessuna delle ipotesi alternative si è trovata quella larga condivisione indispensabile, visti i numeri delle due coalizioni e la necessità di non terremotare la maggioranza di governo. In questo saliscendi inconcludente di candidature, da Belloni a Sabino Cassese, non sono mancate sorprese come quella di Giampiero Massolo, diplomatico e presidente di Fincantieri.

Nello schema della contrapposizione frontale rientra invece l’ipotesi Franco Frattini, riproposto in serata dal leader della Lega Matteo Salvini: chiaro il tentativo di rompere il “patto di consultazione” tra Pd e M5s e ricreare l’asse giallo-verde, dal momento che il presidente del movimento Giuseppe Conte nei giorni scorsi non aveva chiuso all’ipotesi. Ipotesi invece bocciata senza appello prima da Matteo Renzi («Italia Viva non sosterrà candidati che non abbiano un chiaro profilo politico filoatlantico») e poi da tutto il Pd.

Elezione del Presidente scambiata per X Factor

Un asse, quello tra Letta e Renzi, ribadito anche ieri. «Siamo tornati al via, un nome già fatto e sul quale abbiamo già abbondantemente espresso le nostre perplessità. Basta provocazioni. Il Pd è un partito serio che non si presta a improvvisazioni raffazzonate», fa sapere il segretario dem. Mentre Renzi accusa: «Qualcuno ha scambiato l’elezione del presidente della Repubblica per X Factor, uno spettacolo indecoroso». Ma, al di là del nome di Frattini, Salvini e Giorgia Meloni non hanno abbandonato l’idea della conta: il vertice notturno del centrodestra è finito con il mandato a Salvini di proporre un nome di area con cui verificare i numeri. I principali indiziati sono Elisabetta Casellati e Marcello Pera.

«Salvini ci ha detto di stare tranquilli, non sereni...», sintetizzava però ieri pomeriggio Giancarlo Giorgetti. E si sa che il numero due della Lega è uno dei primi sponsor, assieme al segretario dem Letta, della candidatura di Draghi. Così come il pentastellato Luigi Di Maio, in contrasto con Conte che resta fortemente contrario all’ascesa del premier al Colle. E in ambienti del M5s si fa notare che una buona parte di quei 166 voti andati a Sergio Mattarella ieri nella quarta votazione sono di “dimaiani” e quindi qualora si andasse sulla candidatura del premier il ministro degli Esteri potrebbe contribuire significativamente anche in contrasto con le indicazioni di Conte.

Non a caso a stoppare l’ipotesi Frattini è stata ieri la viceministra dell’Economia Laura Castelli, vicinissima a Di Maio: «Usare il presidente del Consiglio di Stato per spaccare la maggioranza di governo è un segno evidente che non c’è volontà di trovare una soluzione. Non possiamo spaccare la coalizione di centrosinistra, salterebbe anche il governo». Un chiaro messaggio interno alla politica del doppio forno di Conte.

Sullo sfondo Casini e Mattarella bis

Tuttavia, una volta consumatosi il tentativo di “spallata”, sempre che oggi si vada fino in fondo, il gioco dell’oca è destinato a tornare alla casella di partenza, ossia Draghi. O Pier Ferdinando Casini, spinto soprattutto dai centristi di entrambi gli schieramenti. E sullo sfondo il Mattarella bis resta sempre forte. Soprattutto in caso del perdurare dello stallo. Dal Quirinale in queste ore non filtra neanche un sussurro. Il silenzio stampa è totale e - si fa sapere - tale resterà fino alla conclusione delle votazioni: «Niente da dire, nulla da commentare, niente da far trapelare».

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