Presidenza della Repubblica

Quirinale, Letta cerca unità su Draghi ma pesano le divisioni M5S

Sulla strada di Draghi verso il Quirinale resta, nel campo del centrosinistra, il grosso nodo della tenuta del gruppo pentastellato

di Emilia Patta

Quirinale, scontro tra Pd e Lega

3' di lettura

Il segretario del Pd Enrico Letta, in questo pienamente coadiuvato all’interno della coalizione “giallorossa” dal ministro della Salute e leader di Leu Roberto Speranza, è convinto che alla fine tutte le strade porteranno a quella da lui indicata informalmente già qualche settimana fa: Mario Draghi prossimo presidente della Repubblica.

Ed è almeno da quando l’attuale presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha fatto chiaramente capire di non essere disponibile al bis, a inizio dicembre, che sta tessendo la sua tela.

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A rischio la tenuta del M5s

Ma sulla strada del premier verso il Quirinale resta, nel campo del centrosinistra, il grosso nodo della tenuta del gruppo del M5s. Da qui la cautela fin qui mostrata dal presidente pentastellato Giuseppe Conte. Cautela confermata ancora ieri, mercoledì 19 gennaio, durante l’atteso vertice a tre - Letta, Conte e Speranza - dal quale tuttavia è uscita l’intenzione di muoversi insieme, come un solo partito, nel confronto con il centrodestra quando Silvio Berlusconi si ritirerà dalla corsa. «Uniti a tutti i costi», sottolineano da Largo del Nazareno al termine di un incontro che non poteva che essere interlocutorio.

L’esito del vertice a tre

Le resistenze di Conte su Draghi sono note, in parte attribuibili alla freddezza che c’è tra il premier e l’ex premier “spodestato”, ma soprattutto dovute alla preoccupazione sulla tenuta del gruppone dei 5 Stelle: 232 eletti (74 al Senato e 158 alla Camera), di cui oltre la metà ha la matematica certezza che non rientrerà in Parlamento per il combinato disposto del taglio del numero dei parlamentari e del calo dei consensi rispetto al 32% del 2018.

E l’ipotesi Draghi al Colle evoca la poltrona vuota a Palazzo Chigi e dunque il rischio di crisi al buio. Per questo una prima nota firmata “fonti 5 Stelle” faceva sapere verso l’ora di pranzo che «il M5s spinge per trovare un nome alternativo a quello di Draghi, nella consapevolezza della difficoltà di proseguire in un quadro di maggioranza di governo che senza Draghi difficilmente potrebbe reggere».

Solo in serata la precisazione in una seconda nota, sempre targata “fonti 5 stelle”: «Non poniamo assolutamente dei veti.

Guardiamo soltanto all’interesse del Paese e facciamo valutazioni nell’interesse del Paese e dei cittadini italiani: in questo momento va garantita una continuità dell’azione di governo. Quindi nessun veto, noi non poniamo veti».

Il pressing di Enrico Letta

In mezzo c’è stato il prevedibile pressing di Letta e l’importante incontro di Conte alla Farnesina con il ministro degli Esteri Luigi Di Maio, ossia uno degli sponsor più pesanti di Draghi al Quirinale nel M5s (l’altro è il presidente della Camera Roberto Fico, che nelle scorse ore ha avuto modo di parlare con il premier della questione del voto dei grandi elettori malati di Covid).

Di Maio, che resta il principale competitor interno di Conte, ha “consigliato” di proporre ai partiti un patto di legislatura per rassicurare i parlamentari pentastellati e ha avvertito: «Se tutti vanno su Draghi rischiamo di essere gli unici a restare fuori...».

Conte spera ancora nel Mattarella bis

Nessun veto, dunque, anche se la prima scelta di Conte resta ove ci fossero le condizioni il Mattarella bis. E ora dal fronte “giallorosso” si guarda con molta attenzione alle mosse del centrodestra («alla fine è con loro che dobbiamo accordarci») e in particolare di Berlusconi: e se invece di ritirarsi indicando Draghi - è la domanda - indicasse proprio Mattarella?

Ad ogni modo le resistenze su Draghi, sempre per il rischio instabilità, ci sono anche all’interno dei gruppi democratici (contro o quantomeno perplessi sono i ministri Dario Franceschini e Andrea Orlando). Se infine si andrà comunque sul nome del premier - è il ragionamento che si fa a Largo del Nazareno - bisognerà dunque preservarlo dai franchi tiratori in agguato nelle prime tre votazioni e convergere su di lui dalla quarta, quando basterà la maggioranza assoluta e non più dei due terzi.

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