L’editoriale

Mattarella al Colle e Draghi al governo, la soluzione migliore

Ci sono emergenze che sarebbe drammatico sottovalutare e che richiedono sia la guida sicura di Mattarella al Quirinale, sia l’esperienza e la leadership di Draghi alla presidenza del Consiglio

di Fabio Tamburini

Mattarella: "I doveri prevalgono su prospettive personali"

3' di lettura

Meglio tardi che mai. Alla fine dalle urne dei votanti è spuntata la soluzione migliore. Anzi, l'unica che permette di affrontare con qualche serenità una navigazione difficile. D'altra parte sarebbe stato originale, e probabilmente foriero di guai, andare contro uno dei proverbi più classici: squadra che vince non si cambia. Fa specie, ma per la verità non sorprende, che il sistema dei partiti ci sia arrivato dopo sette votazioni che hanno lacerato il mondo della politica: soprattutto il centrodestra, che si è fatto male da solo dimostrando un certo masochismo, ma anche il centrosinistra. In alcuni passaggi poi è sembrato perfino di vivere in diretta una puntata del programma «Scherzi a parte».

Così è andata e a questo punto, per carità di Patria, è meglio esercitare la virtù della comprensione e voltare pagina alzando lo sguardo. Prima però occorre un gesto obbligato: la riconoscenza al presidente confermato, Sergio Mattarella, e al presidente del Consiglio, Mario Draghi. Entrambi hanno rinnovato la disponibilità alla conferma. E non è poco, perché avrebbero potuto anteporre il loro interesse personale a quello del Paese. La posta in gioco era alta: il rischio di uscire di strada alla prima curva dopo un anno vissuto nel modo migliore, sia pure tra tanti ostacoli.

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Non va dimenticato che, prima dell’incarico a Draghi, l’Italia era in difficoltà: il clima generale era di assoluta sfiducia, mancava un piano credibile per le vaccinazioni indispensabile a contrastare la pandemia, le prime bozze del Piano nazionale di ripresa e resilienza erano destinate a sicura bocciatura in Europa. Poi la svolta è risultata evidente. Le imprese hanno ritrovato slancio e ottimismo, il piano d’emergenza per i vaccini ha funzionato, il Pnrr è stato costruito in modo da essere approvato a Bruxelles.

L’inversione di tendenza è confermata dall’andamento positivo del Prodotto interno lordo, che nel 2021 è risultato intorno al 6,5 per cento di crescita e sarebbe stato perfino superiore se le varianti del Covid-19 non avessero frenato l’andamento delle ultime settimane dell’anno. Certo va detto che non tutto ha funzionato, che alcuni ministri del governo e alcuni consiglieri potevano fare di più e meglio. Anzi, molto di più e molto meglio. Nel complesso però le vele sono state attrezzate con maestria.

Sarebbe però un errore grave pensare che ora la strada sia in discesa. È vero, infatti, l’esatto contrario. Ci sono emergenze che sarebbe drammatico sottovalutare e che richiedono sia la guida sicura di Mattarella al Quirinale, sia l’esperienza e la leadership di Draghi alla presidenza del Consiglio. Alla politica va detto di farsi sentire, come giusto in democrazia parlamentare, ma senza disturbare troppo il manovratore. Il difficile, occorre tenerlo ben presente, comincia adesso.

L’emergenza è il costo dell’energia, che rischia di spiazzare l’industria manifatturiera. Nelle settimane scorse sono stati approvati aiuti certamente utili ma tutt’altro che risolutivi. Altri provvedimenti sono stati annunciati tre giorni fa dal ministro dell’Economia e delle Finanze, Daniele Franco, nell’intervento a Telefisco, l’incontro annuale a cui hanno partecipato oltre 50mila tra liberi professionisti e operatori del settore. Il banco di prova sarà nei prossimi giorni, in cui occorrono interventi su più fronti e risolutivi, non pannicelli caldi.

Ugualmente non occorrono distrazioni sui percorsi per l’applicazione del Pnrr e delle riforme collegate. Ci sono segnali poco confortanti, come confermano gli articoli e le inchieste del Sole 24 Ore che, nel quadro delle iniziative organizzate in occasione del Festival dell’Economia a Trento, previsto dal 2 al 5 giugno prossimi, ha organizzato un Osservatorio per seguire passo dopo passo ogni iniziativa. Draghi esce dalle elezioni del presidente della Repubblica su posizioni di forza e ci sono le condizioni, se sarà il caso, per dare le spallate necessarie a superare resistenze, corporativismi e sabotaggi.

Ciò dovrà accadere su tutte le partite aperte: dagli interventi per il consolidamento della ripresa economica a quelli per tenere sotto controllo l’aumento dei prezzi, fino alla riduzione del debito pubblico. l sentiero è stretto e tutto in salita, ma l’occasione per cambiare la faccia del Paese è davvero unica. Avviso ai naviganti del mondo della politica: va evitato il rischio che l’anno mancante alle elezioni diventi terreno di conflittualità permanente. Sarebbe un errore grave, controproducente e imperdonabile.

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