Corsa al Colle

Quirinale, tra Letta e Renzi asse su Draghi o un alto profilo non di centrodestra

L’incertezza della corsa al Colle - e l’incertezza sulla tenuta dei gruppi del M5s - fa rivivere il “campo largo” lettiano nella sua accezione più larga

di Emilia Patta

Verso il Quirinale: chi sarà il successore di Mattarella?

3' di lettura

La cosa più importante è che il prossimo presidente della Repubblica sia super partes. Quindi o Mario Draghi o un nome di alto profilo, e non di centrodestra, su cui si possa convergere con una larga maggioranza. Alla fine il segretario del Pd Enrico Letta e il suo antico rivale ora leader di Italia Viva Matteo Renzi si sono incontrati. Un faccia a faccia di una quarantina di minuti a Palazzo Giustiniani arrivato dopo la rottura sul Ddl Zan a fine ottobre e dopo che Letta ha fin qui giocato la partita del Quirinale in asse con il M5s di Giuseppe Conte e con la sinistra di Leu Roberto Speranza.

Il campo largo

L’incertezza della corsa quirinalizia - e soprattutto l’incertezza sulla tenuta dei gruppi del M5s, che ieri hanno vissuto un piccolo psicodramma con l’ipotesi poi smentita dell’espulsione di Riccardo Fraccaro, reo di aver trattato con Salvini un gruzzolo di voti in sostegno alla candidatura di Giulio Tremonti - fa dunque rivivere il ”campo largo” lettiano nella sua accezione più larga, la stessa che ha portato alla vittoria di Letta nel collegio di Siena (dal M5s fino appunto a Renzi).

Loading...

Perché i due ex premier hanno concordato di rivedersi domani per mettere a punto una strategia di voto comune nel caso in cui il centrodestra dovesse andare alla prova muscolare, e perché il campo da gioco disegnato ieri mattina è lo stesso ed è al momento contrapposto a quello di Lega-Forza Italia-Fratelli d’Italia: no a nomi di centrodestra, e dunque no alle ipotesi a cui sta lavorando il leader leghista Matteo Salvini in queste ore (Elisabetta Casellati, Franco Frattini, Marcello Pera, Letizia Moratti).

Pressing per il premier

«Da un lato c’è l’ipotesi di un presidente eletto e gomitate. Ma chi ci prova è morto, è la sindrome Bersani. Dall’altro lato si cerca tutti un accordo, partendo dal presupposto che il centrodestra ha solo qualche delegato in più ma non ha i numeri», sintetizza Renzi. Uno degli obiettivi di Letta è raggiunto: i voti dei renziani non si sommeranno a quelli del centrodestra in un eventuale scontro in Aula senza intesa.

L’obiettivo più importante resta tuttavia per il segretario dem quello di portare al Colle più alto il premier. Dopo aver ottenuto almeno la caduta dei veti da parte di Conte, che tuttavia deve scontare la forte resistenza sul nome di Draghi degli eletti pentastellati timorosi di elezioni anticipate, ieri ha avuto rassicurazioni in questo senso da parte di Renzi, che anche pubblicamente sostiene l’ipotesi Draghi avvertendo che però vanno messi in sicurezza governo e legislatura.

Patto di legislatura

Sì dunque al «patto di legislatura» proposto da Letta e nei giorni scorsi rilanciato anche da Conte e Luigi Di Maio per il M5s, e sì a un premier “istituzionale” e dunque non politico (in pista restano i nomi di Vittorio Colao e di Marta Cartabia). Il patto di legislatura - hanno poi concordato Letta e Renzi - comporta anche un programma di riforme fattibili nell’ultimo anno di legislatura, a partire dai regolamenti parlamentari con le norme contro i cambi di casacca e dalla revisione della legge elettorale per adeguarla al taglio del numero dei parlamentari. È nota la preferenza di Renzi per un sistema proporzionale che possa aiutare il suo disegno centrista, e la novità è che su questo punto Letta non ha chiuso: «L’importante per noi è eliminare le liste bloccate ridando la parola agli elettori».

Le alternative a Draghi

Ma se non dovesse essere poi Draghi la scelta condivisa, se Salvini dovesse reiterare la sua contrarietà? Le alternative in campo sono due: Giuliano Amato e Pier Ferdinando Casini. Letta propende più per il primo, Renzi per il secondo. Ma potrebbe infine essere proprio la carta Casini, qualora fosse sollevata anche da Salvini, a sparigliare i giochi. Eletto nelle liste del Pd nel 2018, Casini ha una lunga militanza nel campo del centrodestra ed è stato presidente della Camera. Ma il piano A di Letta resta Draghi, che deve essere preservato fino alla quarta votazione (quando la maggioranza scenderà da due terzi al 50%). In attesa che il centrodestra consumi il suo dramma.

Riproduzione riservata ©

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti