Quarta fumata nera per il Colle

Quirinale, avanza candidatura istituzionale. Torna l’ipotesi Casellati, da Pd e M5S «no» a Frattini

Il centrodestra va alla conta: la presidente del Senato e Nordio i nomi fra cui scegliere. La capigruppo stabilirà se passare a due votazioni al giorno

di Nicoletta Cottone

Elezioni al Quirinale, il voto al tempo del Covid

5' di lettura

Una giornata di veti, accelerazioni e frenate. Trattative frenetiche sulla rosa dei nomi per l’elezione al Quirinale che si è conclusa con un nulla di fatto. E una nuova fumata nera al quarto scrutinio per l’elezione del capo dello Stato. Nonostante il quorum sia sceso a 505. Ora avanza l’idea di una candidatura istituzionale. Per non spaccare il governo serve un nome super partes. Nuova nottata di incontri e veti incrociati. «Ci sono X ipotesi, ho una notte e una mattinata per lavorarci», afferma il leader della Lega Matteo Salvini. «La notte è giovane, ci sono tanti nomi, ad ampio raggio». E, ancora: «Conto che domani ci possano essere passaggi risolutivi e definitivi».

Nella rosa di Salvini tornano Casellati e Nordio

Sembra sfiorita la ’rosa’ di nomi (Pera-Moratti-Nordio) e si punta ora su una figura di «alto valore istituzionale». Ma non è così, perchè il nome di Nordio, comparità di nuovo come quello di Maria Elisabetta Casellati, presidente del Senato, quindi seconda carica dello Stato. E il centrodestra va alla conta: niente scheda bianca o astensione.Tornerà a riunirsi il 29 gennaio alle 9 per decidere quale nome indicare nella scheda. Elisabetta Alberti Casellati la prima scelta - sulla quale c’è già il no del Pd: «è il modo più diretto per far saltare tutto» -, ma ci sarebbe anche l’ex magistrato Carlo Nordio sul tavolo.

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Il centrodestra va alla conta

Lega, Fdi, Fi e centristi hanno deciso di contarsi per capire meglio gli equilibri interni e testare la compattezza della coalizione. Salvini ha il mandato per esplorare i profili in campo. «Domani ci rivedremo alle 9, la Casellati è uno dei nomi. Qualcuno domani glielo dirà», ha detto Giovanni Toti. Il clima è surriscaldato. C’è molta confusione sotto il cielo del centrodestra», afferma Vittorio Sgarbi al termine dell’incontro. Ci sarebbe stato un botta e risposta tra il coordinatore nazionale di Fi Antonio Tajani e la presidente di Fdi, Giorgia Meloni sulla strategia da tenere. Dal nuovo vertice per serrare i ranghi del centrodestra, prima emerge l’accelerazione sulla candidatura dell’ex ministro della Pa Franco Frattini e rumors segnalano anche l’attenzione sul nome del costituzionalista Sabino Cassese. Prima un faccia a faccia con la leader di Fdi Giorgia Meloni e da una riunione del Gruppo Forza Italia-Udc per fare il punto sul Quirinale. Più tardi tornano i nomi di Casellati e Nordio.

Stop su Frattini da Pd e M5S

Su Frattini arriva come previsto lo stop del Pd. «Siamo tornati al via, un nome gia fatto e sul quale abbiamo già abbondantemente espresso le nostre perplessità». È il commento delle capogruppo Pd Simona Malpezzi e Debora Serracchiani all’ipotesi dell’ex ministro degli Esteri. «Basta provocazioni. Il Pd è un partito serio che non si presta a improvvisazioni raffazzonate, tanto più dopo giornate di giravolte e mancanza di chiarezza», rispondono fonti del Nazareno sull’ipotesi Frattini. Le stesse fonti descrivono Enrico Letta «profondamente irritato». Altrettanto secco il no del M5S a Frattini. «Usare il presidente del Consiglio di Stato Franco Frattini, una carica istituzionale così autorevole, per spaccare la maggioranza di governo è un segno evidente che non c’è la volontà di trovare una soluzione per il Quirinale. Non possiamo spaccare la coalizione con il centrosinistra, salterebbe anche il governo», dice Laura Castelli, viceministro M5S al Mef, vicina al ministro degli Esteri Luigi Di Maio. L’assemblea dei grandi elettori di Leu è convocata venerdì 28 gennaio alle ore 9.15. Dopo un vertice a tre Letta-Conte-Speranza è convocata per domattina una riunione delle tre delegazioni alle 8.30 per decidere il comportamento di reazione se la candidatura di Elisabetta Casellati sarà confermata.

Capigruppo per decidere se tenere due votazioni al giorno

La conferenza dei capigruppo congiunta è convocata il 27 gennaio alle 10.15: valuterà se tenere due votazioni al giorno per eleggere il presidente della Repubblica. Per ora la chiama è stata fissata dal presidente Roberto Fico alle ore 11. Le principali forze politiche avevano proposto di passare a una doppia votazione.

Tajani vede Draghi a Palazzo Chigi

Intanto il coordinatore di Forza Italia Antonio Tajani è stato nel pomeriggio a Palazzo Chigi per un incontro con il premier Mario Draghi. L’incontro, a quanto si apprende in ambienti azzurri, è stato «cordiale». Non cambia, viene spiegato, la posizione di Forza Italia, per cui Draghi deve proseguire il suo lavoro alla guida del governo. Convocata il 28 gennaio alle 9.30 una nuova assemblea dei grandi elettori di Forza Italia, negli uffici della Camera. Pd-M5s-Leu sono disponibili a un confronto super partes. Fra i dem c’è chi scommette su una terna di nomi: “Draghi, Amato e Mattarella”. Lo stato maggiore pentastellato segnala una girandola di incontri «ad alti livelli e su tutti i fronti politici» per il leader del M5s Giuseppe Conte.

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Nella quarta votazione 441 astenuti e 166 voti per Mattarella

Nella quarta votazione gli astenuti sono stati 441, le schede bianche scendono a 261. Crescono i voti per Sergio Mattarella: 166 contro i 125 della terza votazione. Il giudice Nino Di Matteo, candidato da Alternativa c’è e dagli ex M5s ottiene 56 voti. Luigi Manconi otto, Marta Cartabia sei, Mario Draghi cinque, Giuliano Amato quattro e Pier Ferdinando Casini tre, due a Elisabetta Belloni. Cinque le schede nulle 5, 20 i voti dispersi. Il centrosinistra ha votato scheda bianca. Il M5S scheda bianca, con possibilità di esprimersi in libertà di coscienza. Il centrodestra ha scelto la via dell’astensione: non hanno ritirato la scheda 441 rispetto ai 453 tra senatori, deputati e delegati regionali. « È un modo per contarsi», commenta Emma Bonino.

L’astensione del centrodestra e l’irritazione di Meloni

Il centrodestra dunque si è astenuto. Una decisione non indolore, con la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni molto irritata: «Sbagliato rinviare la conta del centrodestra». La leader di FdI aveva chiesto di esprimersi votando un nome dell’area di centrodestra, per superare lo stallo, anche alla luce del risultato di Guido Crosetto. Il leader di Iv Matteo Renzi è sconcertato per l’astensione del centrodestra («questo era un esame di maturità del centrodestra e si sono giustificati»). Salvini risponde a stretto giro: «Allora faccia una proposta». Intanto il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi ha ricevuto una cortese telefonata dal presidente del consiglio Mario Draghi. Il premier ha formulato i migliori auguri di pronta guarigione. Nel corso del colloquio, a quanto si apprende, non è stato affrontato alcun tema politico.

Sui nomi si rimescolano le carte

Candidati promossi o bocciati, lanciati e ritirati: ogni giorno si rimescolano le carte nella corsa per l’elezione al Colle del tredicesimo presidente della Repubblica. In calo le quotazioni per la convergenza sulla direttrice generale del Dis Elisabetta Belloni e su Sabino Cassese («Io al Colle? Le cariche pubbliche non si sollecitano e non si rifiutano»). L’ipotesi dell’ex presidente della Camera Pierferdinando Casini è ancora in piedi, ma in discesa. Riemerge il tentativo di candidatura di Franco Frattini, che vede contrari Pd e M5s.In lizza anche Giuliano Amato, vicepresidente della Corte costituzionale, mentre rispunta la candidatura della presidente del Senato Maria Elisabetta Casellati, che sembrava tramontata. Aleggia sempre il nome dell’attuale presidente della Repubblica Sergio Mattarella e, sullo sfondo resta la candidatura del premier Mario Draghi che riprende quota alla luce della telefonata fra il premier e Silvio Berlusconi.


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