L’elezione del capo dello Stato

Colle, fumata nera, 672 schede bianche al primo voto. Dialogo Letta-Salvini, Draghi parla con i leader

La subentrante Maria Rosa Sessa sarà proclamata al posto del deputato di Fi Fasano deceduto. Il veterano dei Grandi elettori è Napolitano. Eletti al primo scrutinio Ciampi e Cossiga, in 23 Leone. Fra chiama e spoglio sei ore

di Nicoletta Cottone

Elezioni al Quirinale, il voto al tempo del Covid

7' di lettura

Fumata nera nella prima votazione per l’elezione del tredicesimo capo dello Stato. Dalle urne sono uscite una raffica di schede bianche, 672. Non c’è intesa fra i partiti, ma si dialoga. Al termine della prima votazione emergono anche alcuni nomi: c’è l’ex giudice costituzionale Paolo Maddalena, il più votato nel primo scrutinio per l’elezione del Presidente della Repubblica con 36 voti. Hanno inoltre ottenuto preferenze: il capo dello Stato, Sergio Mattarella, 16; la ministra della Giustizia, Marta Cartabia, 9; Silvio Berlusconi, il deputato di Forza Italia Roberto Cassinelli, Guido De Martino, figlio di Francesco, e il deputato ex M5S Antonio Tasso, 7. Poi Umberto Bossi e il presidente di Italia viva, Ettore Rosato, 6; Marco Cappato, 5; il senatore della Lega Cesare Pianasso e Bruno Vespa, 4; il conduttore di un ’Giorno da pecora’, Giorgio Lauro, Enzo Palaia, il direttore del Dis, Elisabetta Belloni, la deputata di Italia viva Maria Teresa Baldini, il presidente della Lazio, Claudio Lotito, Pierluigi Bersani, il giornalista Claudio Sabelli Fioretti, Francesco Rutelli, Amadeus, 3; Giuliano Amato, il presidente del Senato, Elisabetta Casellati, Alberto Angela, Pier Ferdinando Casini, l’ex premier Giuseppe Conte, Gianluca De Fazio, il ministro dello Sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti, il chirurgo Ermanno Leo, Antonio Martino, il giurista Ugo Mattei, il sottosegretario all’Editoria, Giuseppe Moles, Carlo Nordio, il deputato del Pd Paolo Siani, 2.

Fra i primi a votare la senatrice a vita Liliana Segre, chiamata in causa nei giorni scorsi anche come possibile candidata alla successione di Mattarella al Colle. Ha votato insieme a Mario Monti, Elena Cattaneo e Renzo Piano. Assenti invece Carlo Rubbia e il presidente emerito della Repubblica Giorgio Napolitano.

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Giornata di incontri: vertice Draghi-Salvini

La giornata è stata caratterizzata da una serie di incontri per cercare la quadra. Tra questi, spicca il vertice tra il presidente del Consiglio Mario Draghi e il leader della Lega Matteo Salvini. I due si sono visti in mattinata. Fonti di Palazzo Chigi, interpellate sul faccia a faccia, non commentano. Poi Salvini ha incontrato la leader di Fdi Giorgia Meloni negli uffici della Camera. Salvini ha poi incontrato separatamente Enrico Letta e Giuseppe Conte. In mattinata l’incontro fra il segretario del Pd Enrico Letta, Roberto Speranza (LeU), il presidente del M5S Giuseppe Conte, con i capigruppo dei tre partiti. Giro di colloqui anche per il coordinatore di Forza Italia Antonio Tajani, che ha sentito prima i due alleati, Salvini e Meloni e poi i leader del centrosinistra, Enrico Letta e Roberto Speranza. Infine Tajani ha sentito anche Giuseppe Conte. Agli esponenti dello schieramento avverso il coordinatore azzurro avrebbe ribadito l’indisponibilità ad accettare veti su candidati di centrodestra. Il presidente del M5S Giuseppe Conte ha incontrato Giovanni Toti, leader di Cambiamo, fra i fondatori di Coraggio Italia.

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Telefonata Draghi-Letta

Anche il presidente del Consiglio Mario Draghi, ha avuto una fitta giornata di colloqui: dopo il faccia a faccia con Salvini, Draghi ha avuto un colloqui anche con il segretario del Pd Enrico Letta e con il presidente del M5S Giuseppe Conte. Ai leader dei partiti il premier avrebbe chiesto lumi sulle aspettative delle forze politiche sul suo ruolo per il Paese.

Letta-Salvini: si è aperto un dialogo

Nel pomeriggio si è svolto anche un «lungo e cordiale incontro» tra Matteo Salvini ed Enrico Letta negli uffici della Lega alla Camera nel pomeriggio. Con il faccia a faccia si è aperto un dialogo: i due leader stanno lavorando su delle ipotesi e si rivedranno domani. Lo riferiscono note della Lega e del Partito Democratico.

CHI ELEGGE IL CAPO DELLO STATO
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Il Parlamento in seduta comune

Il presidente della Camera dei deputati Roberto Fico, sentita la presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati, ha convocato il Parlamento in seduta comune, con la partecipazione dei delegati regionali, lunedì 24 gennaio, alle ore 15, per l’elezione del presidente della Repubblica. Si elegge il tredicesimo presidente della Repubblica.

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I grandi elettori sono scesi 1.008, ma la subentrante sarà proclamata domani

I grandi elettori sono scesi a 1.008, per la scomparsa del deputato di Forza Italia Vincenzo Fasano. Aveva 70 anni e da tempo lottava contro un male incurabile. La camera ardente di Enzo Fasano è stata allestita dalle 15 nella ex sede di Alleanza Nazionale, in via Roma a Salerno, mentre i funerali saranno celebrati il 25 gennaio, alle ore 10, nella Cattedrale di San Matteo. E per la prima volta nella storia l’Aula della Camera dei deputati sarà convocata il 25 gennaio alle 12, durante la fase di elezione del presidente della Repubblica, per la proclamazione della deputata subentrante all’onorevole Fasano. Sarà Maria Rosa Sessa detta Rossella, a prendere il posto di Fasano, come annunciato su twitter dal deputato e capogruppo del Pd in commissione Affari Costituzionali, Stefano Ceccanti. I titoli sono stati verificati a tempo di record dalla Giunta per le elezioni della Camera. Dal 15 dicembre sarà quindi ripristinato i quorum a1.009. Alla prima votazione, dunque, plenum a 1.008 e quorum dei due terzi a 672. Dalla seconda il plenum tornerà a 1.009 e il quorum dei due terzi a 673. Al voto il Parlamento riunito in seduta comune ala prima votazione ci sono: i 6 senatori a vita, 315 senatori e 629 deputati (per ora uno in meno per la scomparsa di Fasano). E i 58 delegati regionali.

Elezioni al Quirinale, fumata nera al primo scrutinio: 672 schede bianche

Ultima volta che il capo dello Stato viene eletto da una platea così numerosa

É comunque l’ultima volta che il capo di Stato viene eletto da una platea così numerosa di grandi elettori. Con il taglio dei parlamentari nella prossima elezione ci saranno 230 deputati e 115 senatori in meno.

Il veterano dei Grandi elettori è Giorgio Napolitano

Il veterano fra i Grandi elettori è il presidente emerito della Repubblica Giorgio Napolitano, che ha già votato per sette volte. La prima fu nel 1955 quando fu eletto Giovanni Gronchi. Ha invece votato sei volte Pier Ferdinando Casini, parlamentare dal 1983, che ha visto eleggere Francesco Cossiga, Oscar Luigi Scalfaro, Carlo Azeglio Ciampi, Giorgio Napolitano (bis compreso) e Sergio Mattarella. Solo due elezioni si sono risolte al primo scrutinio: la più rapida quella di Carlo Azeglio Ciampi, che richiese solo due ore e 40 minuti al primo scrutinio, seguita da quella di Francesco Cossiga risolta in tre ore al primo scrutinio. La più lunga quella di Giovanni Leone, che richiese 23 scrutini, per un totale di 34 ore e 40 minuti.

Chiama in ordine alfabetico: votano prima i senatori a vita

La durata di scrutinio e spoglio è prevista in circa sei ore. Sono previste tre cabine nell’emiciclo. Entreranno 50 votanti per volta in aula, mentre saranno 200 i parlamentari ammessi in Aula durante le operazioni di spoglio, come stabilito dall’ufficio di Presidenza della Camera e dl Consiglio di presidenza Senato che si sono riuniti congiuntamente per gli ultimi adempimenti. La chiama avverrà in ordine alfabetico. Prima i senatori a vita alle ore 15, seguiti dai senatori. Alle 16.40 sarà la volta dei deputati e alle 19.24 dei delegati regionali. . Ciascun elettore riceverà da un commesso la scheda per il voto, entrerà nella cabina e scriverà il nome dei candidato. Al posto dei tradizionali catafalchi sono state allestite cabine per garantire la segretezza del voto, ma consentire il ricambio dell’aria. Poi si deposita la scheda nell’urna.

Il voto dei positivi nel parcheggio con certificato medico

I grandi elettori in isolamento in quanto positivi al Covid o in quarantena per aver avuto contatto con positivi potranno votare. Finora se ne sono “prenotati” venti. Un provvedimento ad hoc lo consente nel seggio elettorale creato nel parcheggio della Camera dei deputati, allestito in via della Missione. Per accedere al seggio speciale servirà trasmettere alla Camera il certificato medico che attesti la quarantena o l’isolamento causa positività al Covid, come stabilito dall’ufficio di Presidenza della Camera e dl Consiglio di presidenza Senato che si sono riuniti congiuntamente a Montecitorio, per gli ultimi adempimenti. Ci si potrà recare al seggio con un mezzo proprio o con mezzo sanitario (ambulanza o auto medica). Voteranno nelle fasce orarie comunicate alla Camera dal prefetto. Al drive in è stato allestito un seggio per chi arriva in auto e vota a bordo e un percorso pedonale di voto. Dopo aver votato i positivi tornano in isolamento e chi ha avuto contatti con un positivo in quarantena. Le schede saranno depositate in un’urna di legno, sottoposte a un processo di sanificazione con raggi Uva e poi unite a quelle di chi vota in Aula.

Fico leggerà solo il cognome se univocamente individuabile

Il presidente della Camera Roberto Fico durante lo spoglio delle schede per l’elezione del capo dello Stato leggerà solo il cognome del votato se la scheda rechi solo questa indicazione o quando, pur riportando altre notazioni, sia comunque univocamente individuabile il soggetto cui è attribuito il voto. Leggerà nome e cognome soltanto nel caso in cui entrambi siano riportati nella scheda e la lettura del solo cognome non consenta l’univoca attribuzione del voto.

Il caso Cunial: la deputata no vax voleva votare al drive in, ma non è positiva

Ha provato invano a ottenere il permesso di votare per il presidente della Repubblica nel seggio speciale per elettori positivi o in quarantena Sara Cunial, la deputata ex M5s e no vax che non può accedere a Montecitorio perché non ha il green pass. La parlamentare si è presentata all’ingresso del drive in di via della Missione, dove il personale della Camera le ha detto che non può votare, per i divieti vigenti, contro cui settimane fa ha perso il ricorso. Il seggio drive in è riservato a chi è positivo al Covid o in quarantena per aver avuto contatto con un positivo. Cunial si dice pronta a querelare il presidente della Camera Roberto Fico e a invalidare tutta l’elezione. Per entrare in Aula alla Camera serve almeno green pass base ottenuto con il tampone, ma per Cunial è «una discriminazione».

Per Ft la presidenza Draghi garantirebbe le riforme

Mario Draghi alla presidenza della Repubblica potrebbe garantire il percorso delle riforme. Se non venisse eletto, il suo ruolo di premier verrebbe indebolito. É la posizione del Financial Times, nel giorno in cui si inizia a votare il nuovo presidente della Repubblica. Titolo: “Il dilemma Draghi: l’elezione presidenziale italiana rischia la turbolenza». «Draghi - si legge su Ft - ha presentato ai politici italiani un dilemma se mantenere il più celebre tecnocrate del loro paese come primo ministro, permettendogli di andare avanti con un ambizioso programma di riforme finanziato dall’Ue, o elevarlo a capo di Stato, innescando potenzialmente una crisi paralizzante per un successore alla guida del governo». Dal suo arrivo al governo, ricorda il giornale della City, «Draghi ha rivitalizzato la fiducia dei mercati e degli investitori grazie a una campagna vaccinale di successo e politiche di bilancio espansive per far accelerare la ripresa economica. Draghi ha disegnato un ambizioso programma di riforme strutturali per migliorare la traiettoria di crescita di lungo periodo dopo decenni di stagnazione». «Ma un’elezione presidenziale divisiva che dovesse causare una crisi politica preoccuperebbe Bruxelles e i mercati finanziari - rileva l’Ft - Dal Quirinale, Draghi potrebbe usare i suoi poteri e la sua autorevolezza per assicurarsi che i governi futuri mantengano le riforme sui binari giusti. Se la coalizione di governo dovesse decidere di non eleggerlo alla Presidenza della Repubblica il ruolo di Draghi ne uscirebbe scalfito».

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