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Quirinale, parte il dialogo: Draghi prima opzione ma resta lo scoglio del governo

Salvini non chiude più del tutto all’ipotesi Draghi, non sgradita all’alleata Meloni, ma in queste ore sta alzando il prezzo sul governo

di Barbara Fiammeri ed Emilia Patta

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4' di lettura

Alla fine di una giornata convulsa, con i grandi elettori in fila per depositare la scheda bianca nell’urna quirinalizia e per lo più all’oscuro delle trattativa tra i leader, i dati sono due. E vanno tutti nella direzione dell’opzione Mario Draghi al Quirinale, che resta in campo anche se non decolla.

Il primo dato è l’incontro mattutino del leader della Lega Matteo Salvini con il premier fuori da Palazzo Chigi. Incontro che raccontano teso, con il premier fermo nella sua determinazione a non “trattare” dalla postazione di Palazzo Chigi sul prossimo governo per non “strappare” la Costituzione. Ma l’evento, come rileva subito il numero due della Lega e ministro dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti in Transatlantico, di per sé positivo: «L’incontro tra Salvini e Draghi? La notizia è che c’è stato». E si sa che Giorgetti è uno sponsor della prima ora di Draghi al Quirinale.

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Il secondo dato della giornata è l’atteso incontro, nel pomeriggio, tra Salvini e il leader del Pd Enrico Letta: «Incontro positivo, si è aperto un dialogo, si lavora su alcune ipotesi», è il comunicato congiunto finale che annuncia un secondo vertice per oggi. E si sa che anche Letta è uno sponsor della prima ora di Draghi al Quirinale e anche durante la giornata di ieri ha continuato a lavorare, instancabile, alla mediazione in favore del premier.

Di fatto l’ipotesi Draghi continua a prendere quota, anche per via della mancanza di un’alternativa condivisa di livello, nonostante le forti resistenze trasversali dei parlamentari che temono una fine anticipata della legislatura e la freddezza del presidente del M5s Giuseppe Conte. Che continua a spingere perché Draghi resti a Palazzo Chigi («il Paese non si può fermare, siamo in piena emergenza sanitaria ed economica e c’è ancora molto da fare: come spiegare ai cittadini che l’urgenza che un anno fa ha portato a un cambio di esecutivo è oggi archiviata?») e avvia a sua volta consultazioni a tutto campo per cercare un’alternativa: dopo l’incontro mattutino con Letta e il leader di Leu Roberto Speranza, Conte vede Salvini, il governatore della Liguria e leader centrista Giovanni Toti e sente al telefono la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni. E fa sapere da una parte che «non ci piace la formula patto di legislatura» lanciata da Letta, dall’altra che un eventuale quarto governo nella stessa legislatura dovrebbe passare al vaglio del voto degli iscritti.

Insomma, il presidente del M5s sembra voler uscire dal “patto di consultazione” con Letta e Speranza muovendosi in proprio. Ma nel movimento il fronte pro Draghi, impersonato dal ministro degli Esteri Luigi di Maio e dal presidente della Camera Roberto Fico, accresce le sue truppe. «Come primo gruppo parlamentare non possiamo restare fuori dal patto per il nuovo Presidente, rischiamo l’isolamento», è il refrain.

Il punto è che Salvini non chiude più del tutto all’ipotesi Draghi, non sgradita per altro all’alleata Meloni, ma in queste ore sta alzando il prezzo sul governo: se non un governo dei leader, almeno un governo con forte caratura politica e con molti ministri nuovi. E con la Lega seduta sulla poltrona del Viminale con lo stesso Salvini o con un uomo di sua fiducia come il sottosegretario all’Interno Nicola Molteni o il capogruppo alla Camera Riccardo Molinari (si veda l’articolo in pagina).

Se nelle prossime ore ci dovesse ancora essere il muro contro muro sul governo, il leader della Lega non esclude di andare alla conta in Aula con il nome della presidente del Senato Elisabetta Casellati. Ma dal Pd ribadiscono: «No a nomi di destra». E alla fine della giornata l’avvitamento generale fa lanciare a un Letta preoccupato un vero e proprio alert su Draghi: «Così rischiamo di perdere una figura come quella di Draghi sia a Palazzo Chigi sia al Quirinale, lanciando un pessimo segnale al mondo che ci guarda - fa sapere il segretario del Pd -. Non è più a rischio l’elezione del prossimo Presidente ma la stessa legislatura. Contro l’interesse dei cittadini e delle imprese. È chiaro che se si prosegue su questa strada si va tutti al voto». Se si vuole che Draghi continui nel suo ruolo di guida dell’esecutivo, è il corollario del ragionamento di Letta, bisogna garantirgli la piena agibilità politica a Palazzo Chigi. Puntando in alternativa «su una figura di alto valore istituzionale».

Eppure ieri le alternative di Giuliano Amato e di un Mattarella bis erano date in calo (sull’attuale Presidente è ancora una volta arrivata la contrarietà di Meloni: «Non diventi prassi la riconferma del capo dello Stato»). Nei conciliaboli dei parlamentari si continuava a fare ieri, trasversalmente, il nome di Pier Ferdinando Casini. Ma sull’ex presidente della Camera restano al momento il gelo del M5s e l’alt di Salvini. Di certo, come ricorda il leader di Italia Viva Matteo Renzi, «Draghi va al Colle solo con un’iniziativa politica».

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