L’elezione del capo dello Stato

Quirinale, il rebus dei Grandi elettori positivi: Fico propone un seggio drive in nel parcheggio della Camera

L’incognita che grava sull’elezione del tredicesimo presidente della Repubblica che prende il via il 24 gennaio a Montecitorio alle ore 15

di Nicoletta Cottone

Aggiornato alle 12 del 20 gennaio

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5' di lettura

L’incognita dei grandi elettori positivi grava sull’elezione del tredicesimo presidente della Repubblica che prende il via il 24 gennaio a Montecitorio alle ore 15. Il problema resta come far votare i parlamentari positivi o in quarantena, che sono attualmente 35: 26 deputati e 9 senatori, in lieve calo rispetto ai giorni scorsi. In base alle regole valide finora, non potrebbero accedere a Montecitorio per le elezioni del capo dello Stato: le votazioni inizieranno lunedì 24 gennaio.

Proposta Fico: «Parcheggio della Camera per il voto dei positivi»

E si studia come fare. Il presidente della Camera Roberto Fico, chiederà al Governo, come ha proposto ai partiti nel corso della capigruppi alla Camera, di allestire un drive in elettorale nel parcheggio della Camera per consentire di votare agli elettori positivi o in quarantena. E chiede al governo di fare il passo normativo necessario a rendere operativa la possibilità. «Per allestire il seggio - spiegano fonti parlamentari - la Camera non ha bisogno di una legge. Ora il Governo deve capire se le norme vigenti bastano o vanno adeguate per consentire ai grandi elettori la possibilità per arrivare al seggio».

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Due odg impegnano il governo a consentire il voto ai grandi elettori positivi

Due ordini del giorno di Forza Italia e Fratelli d’Italia della Camera approvati il 19 gennaio quasi all’unanimità dall’assemblea (349 i sì, 4 no e 20 astenuti) impegnano il Governo a consentire al voto ai grandi elettori anche se positivi o in quarantena. Primi firmatari dei due odg il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera Francesco Lollobrigida e quello di Forza Italia, Paolo Barelli. A «garantire - si legge - ogni forma di collaborazione per permettere a tutti i 1.009 delegati di partecipare al voto, in raccordo con le altre istituzioni, il presidente della Camera e il presidente del Senato, rimuovendo ogni forma di impedimento, se del caso anche attraverso un intervento di carattere normativo». La deroga dovrebbe consentire anche ai grandi elettori positivi o in quarantena di poter intervenire in Aula, a Montecitorio, per votare il nuovo Presidente della Repubblica. Sui due documenti l’Esecutivo si era rimesso al voto dell’Aula. Una decisione che, dunque, non è solo tecnica e regolamentare, ma è politica.

Costa: «Covid hotel a Roma per far votare gli elettori positivi»

Andrea Costa, sottosegretario alla Salute propone di riunire i positivi in un Covid hotel e di votare con la scheda a domicilio. Ai microfoni di 24 Mattino su Radio 24 il 19 gennaio ha spiegato che «bisogna fare ogni sforzo per mettere nelle condizioni chi ha il diritto di esprimere il proprio voto, di poter votare per il presidente della Repubblica. Per quanto riguarda i positivi si potrebbe fare un Covid hotel a Roma e dare la possibilità ai positivi tramite spostamenti sicuri, di poter votare con la scheda a domicilio. Si fa per le amministrative, alle provinciali e alle comunali, credo per un’elezione importante come quella del presidente della Repubblica dobbiamo fare ogni sforzo per permettere a tutti di votare. L'ipotesi del Covid hotel è tecnicamente realizzabile, quindi dobbiamo valutarne la possibilità e l'opportunità di realizzarla».

Il centrodestra chiede di far votare tutti i grandi elettori

Il centrodestra ha chiesto a gran voce in questi giorni di consentire il voto anche ai grandi elettori positivi o in quarantena. «Noi siamo convinti che tutti debbano votare, i presidenti delle Camere devono trovare una soluzione per fare esercitare ai grandi elettori il diritto costituzionale di eleggere il presidente della Repubblica», ha ribadito il coordinatore di Forza Italia Antonio Tajani.

Si voterà per blocchi di 50 grandi elettori

A meno di un nuovo cambio di regole, per ora positivi al Covid e grandi elettori in quarantena non potranno partecipare al voto, come annunciato dal presidente della Camera Roberto Fico - che sta però studiando alcune soluzioni operative - così come non votarono i malati nelle precedenti elezioni presidenziali. Al contrario dei non vaccinati che, invece, potranno votare i no vax, perché per entrare a Montecitorio e in aula dove è sufficiente il green pass con il tampone. Il pass rafforzato è chiesto, come per tutti, solo per ristorante e buvette. Si voterà a blocchi di 50 grandi elettori alla volta: si partirà dai senatori a vita, poi voteranno i senatori e a seguire i deputati e i delegati regionali. Si esprime il proprio voto dentro i famosi “catafalchi”, anche se la cabina questa volta sarà più grande, più sicura e meglio sanificabile.

Clementi: «Non far finta che i positivi non esistano»

Sarebbe un errore per il costituzionalista Francesco Clementi, docente di diritto pubblico a Perugia, «far finta che i parlamentari positivi» non esistano, impedendo loro di votare, perché la loro partecipazione all’elezione del presidente della Repubblica non è «un voto ordinario, bensì una funzione costituzionale, una funzione repubblicana». Per il costituzionalista, interpellato dall’Ansa, non è una decisione corretta «assimilare i positivi ai malati delle 12 elezioni precedenti, perché ci sono due differenze. Innanzi tutto oggi sappiamo che si può consentire con misure di prevenzione il diritto di voto ai positivi e ai quarantenati, che oltretutto non sono malati. In secondo luogo, le misure di prevenzione proteggono il diritto di voto dei grandi elettori prima ancora del diritto alla salute. Nel caso limite di dover scegliere quale diritto proteggere maggiormente, va protetta la funzione costituzionale che i quarantenati e i positivi incarnano». Per Clementi, che è un sostenitore dei vaccini, «anche un parlamentare no vax ha diritto di arrivare a votare: il suo diritto di voto non può essergli sottratto, non vanno aggiunti ulteriori requisiti per poterlo esercitare».

Costruire un luogo fisico per il voto

Quindi per Clementi va costruito a Roma un luogo fisico per farli votare: «o dentro il Palazzo, o fuori, come avviene per i seggi ospedalieri, moltiplicando le sedi di voto». Naturalmente per far questo, spiega Clementi, «serve una norma legislativa che modifichi il decreto di fine anno. Serve una eccezione specifica perimetrata sul voto dei grandi elettori per l’elezione del Presidente della Repubblica». Non sarebbe una norma pro casta? «Non è possibile far finta che i positivi non ci siano. I 1.009 grandi elettori rappresentano la funzione repubblicana nel senso più pieno. Si possono trovare soluzione idonee».

Il trasferimento con i mezzi di biocontenimento

La soluzione potrebbe essere quella contenuta nella circolare del Ministero della Salute del 13 gennaio con le indicazioni sullo spostamento di casi Covid e contatti stretti di casi Covid dalla sede di isolamento o quarantena a un altro luogo, magari attraverso il noleggio di un'ambulanza privata visto che si legge: con «mezzi di biocontenimento in condizioni di sicurezza». In caso di contagio accertato (asintomatico o lieve e moderato, quindi non grave) la circolare permette il trasferimento da un domicilio a un altro, con trasporto privato in automobile, entro un raggio di 300 km di distanza, da compiere in un limite temporale massimo di 4 ore. E il voto nel parcheggio della Camera potrebbe risolvere la situazione consentendo a chi si può spostare, anche se positivo o in quarantena, di votare.

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