L’elezione del presidente della Repubblica

Quirinale: Salvini e Conte puntano su una donna. Belloni in pole ma Renzi e FI frenano. Cresce il Mattarella bis

Nella rosa anche Cartabia e Severino. Grillo si schiera per la Belloni, no di Renzi e Forza Italia. L’alto numero di schede per Mattarella conferma che l’ipotesi di un suo bis non si può escludere

di Barbara Fiammeri ed Emilia Patta

Quirinale, fumata nera al sesto scrutinio: astenuti 445, a Mattarella 336 voti

3' di lettura

Escono davanti alle telecamere quasi all’unisono Matteo Salvini e Giuseppe Conte, per confermare l’intesa a portata di mano per «una presidente donna in gamba». Il nome non lo fanno esplicitamente. Ma tutti pensano immediatamente a Elisabetta Belloni, il Capo del Dis, la nostra intelligence, che era già venuto fuori nei giorni scorsi.

Lo fanno mentre alla Camera si è appena conclusa la sesta votazione dalla quale emerge una valanga di voti a favore del Mattarella bis. Ma non appena il leader della Lega e il presidente del M5s rilanciano la candidatura di Belloni, nella maggioranza si alza un fuoco di sbarramento da parte sia del leader di Italia Viva Matteo Renzi che da parte di Forza Italia. Il partito di Berlusconi fa sapere che d’ora in poi «tratterà autonomamente» e in una nota sottolinea la contrarietà «che ci possa essere un tecnico come presidente del consiglio e un tecnico come presidente della Repubblica». Anche Leu, rappresentata al Governo da Roberto Speranza, ribadisce le perplessità già espresse nei giorni scorsi. Ma è Renzi ad avanzare l’attacco più pesante: «L’idea che il capo dei servizi segreti diventi il presidente della Repubblica è per me inaccettabile». Sulla stessa linea i 33 centristi di Coraggio Italia: «Il capo dei servizi in Occidente non diventa Presidente».

Loading...

Tre donne nella rosa

La verità, come subito precisano dal quartier generale del segretario del Pd Enrico Letta, è che Belloni non è ancora “la” candidata ma fa parte di una rosa di cui Letta, Salvini e Conte hanno cominciato a discutere venerdì pomeriggio, subito dopo la debacle del centrodestra sulla candidatura della presidente del Senato Elisabetta Casellati. Nella rosa ci sono altre due donne: l’attuale Guardasigilli Marta Cartabia e l’ex ministra Paola Severino. Oltre ai tre nomi in campo fin dall’inizio: il premier Mario Draghi, l’ex presidente della Camera Pier Ferdinando Casini e, ovviamente, Sergio Mattarella. E dal Pd in serata si invita a guardare al messaggio giunto ancora una volta dai grandi elettori: «Invitiamo tutti a prendere atto della spinta che da due giorni e in modo trasversale a favore della riconferma del Presidente Mattarella». Non a caso anche Renzi indica questa strada, arrivati a questo punto: «Mattarella lo rivoterei anche domani. Il problema per Mattarella è che ha detto che non vuole il secondo mandato. Non va tirato per la giacchetta, ma, ogni giorno che passa, è sempre più probabile che si finisca a lui». Il capogruppo della Lega Riccardo Molinari, d’altra parte, precisa: «Non ci sono accordi specifici su Belloni».

Salvini e Conte cercano di uscire dall’angolo

La sensazione è che sia Salvini che Conte avessero bisogno di uscire dall’angolo: il leader del Carroccio per le numerose candidature nate e morte nel giro di poche ore, ultima quella di Casellati. Quanto al presidente del M5s, la necessità è innanzitutto quella di riaffermare la sua leadership messa a dura prova in questi giorni. E la candidatura di Belloni sembra quella che meglio riuscirebbe a tenere unito il gruppo, visto che anche Beppe Grillo l’ha benedetta con un tweet ieri sera: «Benvenuta Signora Italia, ti aspettavo da tempo». Ma tutto questo entusiasmo rischia di indebolirla. Lo dice esplicitamente Luigi Di Maio: «Trovo indecoroso che sia stato buttato in pasto al dibattito pubblico un alto profilo come quello di Elisabetta Belloni. Senza un accordo condiviso. Lo avevo detto ieri: prima di bruciare nomi bisognava trovare l’accordo della maggioranza di governo».

Le trattative andranno avanti a oltranza e non è detto che la rosa non si allarghi. Tra i nomi c’è quello di Giuliano Amato, che proprio sabato prenderà la guida della Corte costituzionale. Ma in cima alla lista resta ovviamente anche il partito di Draghi (ieri in Transatlantico erano molto attivi Di Maio e Guerini). Il premier ha visto nuovamente Salvini lontano da Palazzo Chigi. Bocche cucite sull’incontro nel quale però la partita del Quirinale (e del governo) è stata sicuramente al centro. Salvini finora ha resistito all’endorsement in favore del premier che vede contraria una parte del Carroccio ma che gli consentirebbe di mantenere saldo l’asse con Fdi (Meloni non ha mai espresso contrarietà all’eventuale trasloco di Draghi al Colle). Per il leader della Lega è invece ostico l’appoggio al bis di Mattarella che segnerebbe una netta spaccatura con Meloni. Ecco perché ha colto al volo la via d’uscita offerta dalla possibile candidatura di Elisabetta Belloni. Quanto al nome di Pier Ferdinando Casini pur restando nella rosa al momento è quello con minori chances. Ma la notte potrebbe ribaltare le quotazioni.

Riproduzione riservata ©

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti