Corsa al Colle

Quirinale, Salvini sonda i partiti su Casellati e riceve il no di Letta

Da Arcore il Cavaliere tiene l’ipotesi in stand by perché non ha ancora deciso se fare il passo indietro. Inoltre non è scontato che dia il via libera a un nome di centrodestra diverso dal suo

di Barbara Fiammeri e Emilia Patta

Verso il Quirinale: chi sarà il successore di Mattarella?

3' di lettura

In attesa che Silvio Berlusconi sciolga la riserva (la decisione dovrebbe arrivare entro domenica) il suo alleato Matteo Salvini si muove ormai alla luce del sole per il piano B. Pur rassicurando il leader di Forza Italia del suo «ruolo fondamentale», Salvini ha cominciato a sondare gli altri partiti sulla possibilità di una candidatura istituzionale ma di area centrodestra come quella della seconda carica dello Stato Elisabetta Casellati: prima un lungo incontro «cordiale» con l’ex premier e presidente del M5s Giuseppe Conte, poi con il centrista Maurizio Lupi.

Con i pentastellati la Lega assieme a Forza Italia aveva eletto Casellati a Palazzo Madama alla vigilia del governo gialloverde (il Conte 1). Un sodalizio rottosi nella calda estate del Papeete il cui ricordo non è bastato a ottenere da M5s il via libera a una candidatura potenzialmente divisiva dell’asse M5s-Pd.

Loading...

Almeno è questo quanto trapela da fonti pentastellate dopo l’incontro tra l’ex premier e il suo ex ministro dell’interno. E Conte in realtà sostiene che «non si sono fatti nomi». Difficile crederlo, però, a tre giorni dall’inizio del voto.

L’ipotesi Casellati approda ad Arcore

Anche ad Arcore l’ipotesi Casellati è arrivata forte e chiara, ma il Cavaliere per ora la tiene in stand by perché non ha ancora deciso se fare il passo indietro. Anzi si fa sapere che si stanno «ancora facendo i conti». Inoltre non è affatto scontato che l’ex premier dia il via libera a un nome di centrodestra diverso dal suo.

Ed è questo il timore principale di Salvini e anche di Meloni che fa pressing sugli alleati perché si arrivi a un chiarimento prima dell’avvio delle votazioni «altrimenti il vertice lo convoco io».

Entrambi vogliono evitare che ancora una volta Berlusconi sparigli intestandosi lui la candidatura “condivisa” e sulla quale anche la Lega avrebbe difficoltà a tirarsi indietro: il nome più gettonato è quello di Mario Draghi. Sul quale invece il leader della Lega continua a mantenere fortissime riserve preferendo che sia presidente ma a Palazzo Chigi.

Letta chiede nome condiviso

Il piano B per ora dunque non decolla. Enrico Letta fa sapere che il Pd non accetterà nomi «provenienti dal centrodestra» al quale non concede «diritti di prelazione», ricordando i numeri riportati proprio su questo giornale da Roberto D’Alimonte che dimostrano come «nessuno si avvicina alla maggioranza» e per questo «ci vuole un nome condiviso».

Parole da interpretare anche in funzione pro Draghi. E in questa direzione Letta, che vedrà comunque Salvini nei prossimi giorni, è riuscito a spostare nelle ultime ore anche Conte, almeno facendo cadere il veto. Anche il Financial Times auspica che Draghi diventi il nuovo Capo dello Stato «per continuare l’ottimo lavoro da premier».

L’approdo al Colle tuttavia è tutto da costruire, come spiega ai suoi anche il leader di Italia Viva Matteo Renzi, convinto che la soluzione Draghi sia la migliore. A patto però che si metta in sicurezza il governo e la legislatura.

Le ipotesi per sostituire Draghi

Per sostituire Draghi si pensa comunque a un tecnico. Ecco perché tra i principali indiziati ci sono i ministri Marta Cartabia o Vittorio Colao.

Ma si fa anche il nome di Elisabetta Belloni, direttrice generale del Dis (il dipartimento per le informazioni per la sicurezza) che proprio ieri, giovedì 20 gennaio, è andata in visita a Palazzo Chigi anche se - si fa sapere - non ha visto il premier.

Il suo ruolo di capo dei servizi segreti è ritenuto però da molti come un oggettivo impedimento. Quanto al governo dei leader proposto da Salvini, per Letta non è un’opzione praticabile. Si ragiona comunque sullo sfoltimento della squadra dei “tecnici” per ingressi politici, come il coordinatore di Forza Italia Antonio Tajani o una donna per il Pd (Letta pensa alla vicesegretaria Irene Tinagli).

Riproduzione riservata ©

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti