politica

Quirinale, sogno ricorrente di Berlusconi

di Riccardo Ferrazza

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3' di lettura

È un ragionamento da futurologi ma una risposta evasiva data da Silvio Berlusconi sul nome del prossimo presidente della Repubblica ha attirato l’attenzione di molti. «Di Quirinale non parliamo adesso, ne parleremo semmai più tardi» ha detto il Cavaliere nel corso di una delle molte interviste a cui si sta sottoponendo in campagna elettorale. Puntini di sospensione sul tema che hanno fatto venire in mente come, nello scenario di un centrodestra vincente alle elezioni del 4 marzo, Berlusconi (ineleggibile ma solo fino al 2019) potrebbe essere il successore di Sergio Mattarella alla presidenza della Repubblica.

«È vero che Berlusconi punta al Quirinale per il 2022» è l’argomento-spauracchio usato ieri da Matteo Renzi nella sua enews per mobilitare gli indecisi e convincerli a votare il Pd, scelta obbligata per scongiurare un’ascesa al Colle che gli elettori di sinistra considerano una sciagura. Ed è fonte di ulteriore sospetto quanto Berlusconi ha aggiunto ieri al Corriere.it sempre sullo stesso tema, la presidenza della Repubblica: «Non è mai stato il mio sogno». Frase che contraddice, in realtà, quanto affermato negli anni dal fondatore di Forza Italia.

Perché se è corretto dire che Berlusconi non si è mai proposto apertamente alla più alta carica istituzionale altrettanto certo è che questo rientra nella grammatica politica: il Quirinale non è ruolo al quale ci si candida. Anche solo per questioni di scaramanzia.Tutti quello che hanno osato non hanno mai completato la scalata. Sarà anche per questo che Berlusconi non ha mai fatto il proprio nome ma ha avanzato quello di chi considera una figura perfetta per l’incarico: Gianni Letta. Nel 2013 arrivò a dire quello che sarebbe successo se «Monti, Casini e Fini» con la «loro sciagurata iniziativa» non avessero « creato un “centrino” che ci ha sottratto il 10% dei voti dei moderati»: «Avremmo vinto in carrozza le elezioni e adesso saremmo ospiti del dottor Letta al Quirinale». E, nello stesso anno, fece il nome di Giuliano Amato, altra «figura condivisa e fuori da partiti».

Berlusconi non ha mai avanzato il suo nome anche per realismo politico. Sa che la sua figura è di quelle meno adatte a raccogliere consensi trasversali, condizione indispensabile per ottenere i voti necessari in aula. Ecco perché fino a qualche anno fa coltivava il progetto di un’elezione diretta del presidente della Repubblica. L’unica via che, saltando il voto parlamentare, gli avrebbe permesso di arrivare al Quirinale. «Credo che sarebbe finalmente ora di dare ai cittadini il diritto di eleggere direttamente il presidente della Repubblica» ha ripetuto in più occasioni. Tema accontonato che ritornò sotto altri vesti in occasione dell’elezione di Sergio Mattarella e del discorso di insediamento del nuovo Capo dello Stato: un’elezione che ha «fotografato la distanza tra politica e cittadini».

Il Cavaliere non si è mai proposto ma non c’è dubbio che considera se stesso all’altezza del ruolo. E di questa convinzione non ne hai mai fatto mistero. «Ho la profonda convinzione che sarei il migliore presidente della Repubblica» disse nel 2014 a Bruno Vespa. «Mi sembra logico - aggiunse - che se deve essere il garante di tutti non debba avere un passato qualificato da una parte soltanto... Un Berlusconi per esempio». Ma era una battuta. Forse.

Riprendendo il filo dello scenario futuribile va ricordato che alla fine del settennato di Mattarella (eletto il 3 febbraio 2015) Berlusconi avrà 86 anni. Certo, «corona magnifica è la canizie» si legge nei Proverbi. E, in fondo, potrebbero ricordare i suoi sostenitori, si tratta di due anni in meno rispetto all’età di Giorgio Napolitano quando, nel 2013, venne eletto per la seconda volta capo dello Stato. E si potrebbe arrivare a rievocare il desiderio di Sandro Pertini di restare al Colle anche oltre la soglia dei novanta anni. Salvo poi sottolineare che che Napolitano interruppe il mandato dopo due anni e Pertini non fu rieletto.

La condanna per frode fiscale ha fatto scattare per Berlusconi la legge Severino che lo rende ineleggible fino a novembre del 2019. Nel frattempo le speranze del Cavaliere sono riposte nel ricorso a Strasburgo presso la Corte europea dei diritti umani. Ma per il 2022 avrà comunque riacquisito tutti i suoi diritti “elettorali” e potrà aspirare a rendere reale dopo venti anni quell’avviso comparso per errore sui monitor dell’aeroporto di Calgary in occasione del vertice G8. «Ore 22.30, arrivo del presidente della Repubblica italiana Silvio Berlusconi».

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