lo scivolo previsto dal decretone

Quota 100, un bonus di tre anni verso la pensione (ma il costo lo pagano le aziende)

di Valentina Melis e Alessandro Rota Porta

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3' di lettura

Potrebbe costare caro alle aziende aiutare i lavoratori a raggiungere la pensione con quota 100 tramite i fondi di solidarietà bilaterali. È una chance prevista dal decreto su reddito di cittadinanza e pensioni: i fondi di solidarietà bilaterali - costituiti dalle organizzazioni sindacali e imprenditoriali - potranno versare un assegno straordinario per sostenere il reddito dei lavoratori che raggiungeranno i requisiti per quota 100 (62 anni di età e 38 di contributi) entro il 31 dicembre 2021.

In pratica, un aiuto all’uscita dal lavoro per agganciarsi poi alla pensione. L’azienda però dovrà versare al fondo:

- un contributo straordinario per coprire l’intero ammontare dell’assegno al lavoratore;

- i contributi legati al periodo di esodo (resta da chiarire se saranno dovuti sempre o in base alle regole dei singoli fondi);

- le spese di gestione che l’Inps affronterà nella gestione degli assegni.

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La norma prevede poi una staffetta generazionale: l’azienda deve impegnarsi in un accordo collettivo aziendale o territoriale ad assumere un certo numero di lavoratori in sostituzione di coloro che escono con l’avvicinamento a quota 100. Quattro vincoli non da poco, per valutare la convenienza dell’operazione.

Che cosa fanno i fondi oggi
I fondi di solidarietà bilaterali, in base alla riforma delineata dal Dlgs 148/2015,devono essere costituiti obbligatoriamente nei settori non coperti dalla cassa integrazione, per i datori di lavoro con più di cinque dipendenti (ma possono essere creati anche nei settori coperti dalle integrazioni salariali). Sono istituiti presso l’Inps. Assicurano ai lavoratori una tutela in costanza di rapporto di lavoro, se l’attività dell’azienda si riduce o è sospesa; possono erogare ai lavoratori prestazioni integrative rispetto a quelle previste per la cessazione del rapporto di lavoro o rispetto all’integrazione salariale; finanziano programmi formativi di riqualificazione professionale.

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Possono anche prevedere assegni straordinari di sostegno al reddito negli esodi agevolati dei lavoratori che raggiungano i requisiti della pensione di vecchiaia o anticipata nei successivi cinque anni.

I FONDI DI SOLIDARIETÀ BILATERALI

(*) Vi contribuiscono i datori con più di 5 dipendenti in settori non coperti dalla Cig e che non hanno costituito fondi di solidarietà bilaterali; (**) per i lavoratori delle aziende oltre 15 dipendenti esclusi dal campo Cig o dai fondi del proprio settore o per i quali non siano stati costituiti fondi; (***) fondo di solidarietà del settore marittimo

I FONDI DI SOLIDARIETÀ BILATERALI

Il debutto della pensione con quota 100 rafforza il ruolo dei fondi in ambito “previdenziale”, e la relazione tecnica al decreto fa riferimento, come modello, alle regole dei fondi bilaterali del credito e del credito cooperativo.

Nel credito, ad esempio, il fondo bilaterale eroga un assegno ordinario del 60% della retribuzione ai lavoratori coinvolti da sospensioni o riduzioni dell’attività (con massimali che crescono al crescere della retribuzione mensile) e un assegno straordinario pari al trattamento pensionistico spettante (con la maggiorazione dell’anzianità contributiva mancante per il diritto alla pensione) per quelli coinvolti in esodi incentivati. La contribuzione al fondo di solidarietà (0,2% delle retribuzioni) è per due terzi a carico del datore e per un terzo a carico dei lavoratori. In caso di fruizione delle prestazioni ordinarie, la contribuzione a carico del datore aumenta.

Il settore del credito, però, è un unicum nel quadro delle aziende, sui costi da affrontare per incentivare l’avvicinamento dei lavoratori alla pensione. I fondi di solidarietà bilaterale costituiti fino a oggi sono 16, ai quali si aggiunge il Fondo Tris per il settore chimico e farmaceutico, per il quale manca ancora il decreto di recepimento del ministero del Lavoro.

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I dubbi delle parti coinvolte
Secondo Pierangelo Albini, direttore dell’area lavoro e welfare di Confindustria, «sarebbe preferibile, per il sostegno al reddito dei lavoratori anziani legato a quota 100, che si potesse fare riferimento a Fondimpresa, il Fondo interprofessionale per la formazione continua di Confindustria, Cgil, Cisl e Uil, introducendo una finalità aggiuntiva. Resta da chiarire - aggiunge - l’entità dei costi, perchè il contributo a Fondimpresa costa alle aziende, in media, 160 euro all’anno per dipendente. Se il Fondo bilaterale dovrà versare al lavoratore un assegno del 70% della retribuzione, considerando uno stipendio medio di 25mila euro, si rischia che la spesa per le aziende sia molto più alta».

Per Luigi Sbarra, segretario generale aggiunto della Cisl, «gli estensori degli accordi dovranno essere precisi nel verificare le condizioni di accesso entro i tre anni di vigenza della norma. L’accesso al pensionamento anticipato presuppone le dimissioni dal lavoro: vanno date certezze e tutele a chi entrerà nel percorso di uscita anticipata». E Domenico Proietti, segretario confederale della Uil, ritiene che «il ricorso ai fondi bilaterali per l’avvicinamento a quota 100 è una strada che sarà percorribile in poche aziende e solo grandi».

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