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Pensioni, quota 100 tenta il «sorpasso» sugli esodati

Nel primo dei tre anni di sperimentazione oltre 154mila domande (95mila quelle accolta a metà giugno senza contare il pubblico impiego) e una spesa prenotata di 4,5 miliardi prima della naturale maturazione della pensione

di Davide Colombo


Quota 100 resta. E salta il restyling delle finestre

3' di lettura

Nel suo primo anno di sperimentazione “Quota 100” ha garantito una pensione anticipata a quasi 95mila lavoratori del solo settore privato (su 154.114 domande presentate a fine giugno), ben più di tutti coloro che, con requisiti assai più rigidi nonostante le condizioni socio-economiche di svantaggio, sono riusciti a ottenere un anticipo con l'Ape sociale o con Opzione donna, due canali di flessibilità in uscita attivati o rilanciati dopo la riforma Fornero. Queste due misure hanno infatti assicurato il pensionamento anticipato a circa 89mila lavoratori. Per pareggiare con “Quota 100” bisogna aggiungere i 6.861 che hanno optato per l'Ape volontario, ovvero il finanziamento bancario ponte per il pensionamento anticipato che non ha alcun onere per lo Stato e che scadrà quest'anno, se in fase di conversione del disegno di legge di Bilancio non verrà salvato.

Nel suo primo anno di sperimentazione Quota 100 ha garantito una pensione anticipata a quasi 95mila lavoratori del solo settore privato

La fotografia del Rendiconto sociale Inps
Tra i tanti dati presentati con il Rendiconto sociale Inps 2018, il consueto documento analitico realizzato da Consiglio di indirizzo e vigilanza (Civ), le notizie più importanti si incontrano nell'approfondimento tematico dedicato alle agevolazioni ai pensionamenti. Un focus realizzato accostando il dato “fotografico” delle ultime uscite anticipate con il “film” delle flessibilità di più lungo corso, risalendo a ritroso i sette anni e mezzo che ci superano dalla riforma del 2011. Un “film” costato quasi 17 miliardi di maggiore spesa per gli anticipi pensionistici.

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Quotisti secondi solo agli esodati
Le nuove uscite con 62 anni di età e 38 di contributi come requisiti minimi pur non avendo sfondato quest'anno, visto che circa il 30% della platea stimata non ha aderito all'opzione, sono attualmente seconde solo alle salvaguardie per i cosiddette “esodati”, che con 8 provvedimenti consecutivi sono arrivati a contare su 130.185 pensionamenti agevolati (il 35,8% del totale delle uscite flessibili garantire dal 2012 al primo semestre di quest'anno). I beneficiari di “Quota 100” attualmente rappresentano il 26% del totale delle agevolazioni riconosciute dal 2012, che comprendono anche i precoci e gli usuranti, nei dati raccolti dal Civ. E la spesa maggiore che hanno innescato, pari a 4,5 miliardi prima della maturazione dell'età di vecchiaia, equivale al 27% della maggiore spesa per queste flessibilità, pari nel loro insieme, come si diceva a 17 miliardi. Solo le salvaguardie, per ora, restano davanti con 8,2 miliardi di maggiore spesa, il 48,9% del totale. Ma la sperimentazione di “Quota 100” ha davanti a sé ancora due anni e il primato verrà agevolmente battuto.

Quota 100 in corsa per superare le salvaguardie degli esodati
Agevolazioni all'accesso al pensionamento dal 2012 al 2019. (Fonte: Elaborazione della Segreteria Tecnica del CIV su dati forniti dalla Direzione Generale)

Più pensione a chi sta meglio
Incrociando i dati delle pensioni liquidate a partire da aprile con le dichiarazioni fiscali l'analisi presentata dal Civ prende in esame le condizioni lavorative e reddituali alla vigilia del pensionamento. Ne risulta che solo il 27,1% delle pensioni “Quota 100” sono andate a lavoratori in condizioni di difficoltà (disoccupazione, cassa integrazione, eccetera), mentre Opzione donna ha aiutato ad arrivare prima alla pensione il 53% delle lavoratrici in difficoltà e le domande di Ape sociale sono arrivate nel 65,5% dei casi da disoccupati, seguiti da lavoratori in condizioni di parziale invalidità (21%). Per l’Ape sociale a fronte di 2,6 miliardi di spesa stanziata per il periodo 2017-2024, si prevede un utilizzo fino a 2,2 miliardi: nel 2018 non sono stati spesi 197 milioni rispetto alle attese, e quest'anno 52 milioni “residui - dice il Civ - che possono consentire una proroga e un miglioramento di questo strumento”. Il governo al momento punta su una proroga a requisiti invariati per l'Ape sociale di un solo anno, con una spesa preventivata di 108 milioni per il 2020 che sale a 695 in termini cumulati fino al 2026.

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