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Quota 100, opzione donna, Ape: ecco come cambiano le pensioni nel 2020

Dalla mini-rivalutazione degli assegni alle finestre (per ora confermate) di quota 100, passando per la proroga di opzione donna e dell’Ape sociale. Tutte le novità sul fronte previdenziale che scatteranno a gennaio

di Francesca Barbieri


Quota 100 resta. E salta il restyling delle finestre

4' di lettura

Quota 100, opzione donna, Ape. Ma anche isopensione e tutte le chance di uscita anticipata in base alla legge Fornero, per i lavoratori usuranti e per i cosiddetti precoci. È il ventaglio di possibilità per accedere all’assegno di pensione che si affiancano al trattamento di vecchiaia, riservato a chi ha compiuto 67 anni e vanta un minimo di 20 anni di contributi previdenziali. Ma quali sono le novità che si preannunciano per il 2020?

Quota 100: sperimentazione atto secondo
Quota 100 - la possibilità di andare in pensione con 62 anni di età e 38 di contributi - nonostante sia uscita indenne dagli interventi messi a punto nella Manovra di Bilancio, resta al centro dello scontro tra le forze di Governo. M5S e Italia Viva hanno posizioni distanti sul cavallo di battaglia della Lega nel precedente esecutivo. «Quota 100 non si tocca», è la posizione ribadita dai Cinque Stelle. Ma in Parlamento Matteo Renzi non ha intenzione di mollare: i parlamentari di Italia Viva stanno già lavorando a emendamenti tesi da una parte a cancellare del tutto la norma, dall’altra a far slittare la finestra di 9 mesi come inizialmente prospettato anche dal ministero dell’Economia e delle Finanze.

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In base alle regole attuali, per i lavoratori del settore privato sono previste finestre trimestrali mobili di uscita. Chi matura i requisiti il 31 gennaio 2020 potrà andare in pensione il 30 aprile. Nel settore pubblico, invece, la finestra è di 6 mesi. Lo stesso lavoratore che matura i 62 anni di età e i 38 di contributi il 31 gennaio se nel settore pubblico potrà ritirarsi dal lavoro a fine luglio.

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Opzione donna: proroga anche per il 2020
È messa nero su bianco - all’interno del Documento programmatico di Bilancio (Dpb) - la proroga di opzione donna: con 58 anni di età e 35 di contributi le lavoratrici potranno avere una pensione ricalcolata con il solo criterio contributivo e decorrenza posticipata di 12 mesi. Per le lavoratrici autonome il requisito anagrafico è di 59 anni, mentre la decorrenza posticipata è di 18 mesi. La proroga dovrebbe stabilire che l’accesso a opzione donna sarà possibile per le lavoratrici che maturino i requisiti previsti entri il 31 dicembre 2019.
Chi accede ad opzione donna deve aver ben presente il fatto che l'assegno di pensione sarà ricalcolato interamente con il sistema contributivo, che porta a una penalizzazione anche fino al 40% nel caso in cui la lavoratrice goda anche del metodo di calcolo retributivo o anche misto.
D'altra parte, rispetto alla pensione anticipata e ancor di più rispetto a quella di vecchiaia, opzione donna consente un anticipo dei tempi per ottenere l’assegno superiore anche a otto anni.

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Secondo l’Inps sono state autorizzate poco meno di 30mila domande per opzione donna, negli anni 2016, 2017 e 2018, per una spesa complessiva di 207 milioni di euro. Nel primo semestre del 2019 sono state presentate circa 15mila domande e secondo le stime in tutto l’anno si dovrebbe arrivare a 25mila.

Ape sociale ancora per un anno
Sempre nel Dpb è indicata la proroga per il 2020 della sperimentazione dell’Ape sociale, ossia l’anticipo pensionistico con 63 anni di età per determinate categorie di lavoratori in difficoltà ai quali mancano solo 3 anni al raggiungimento dei requisiti. Le categorie ammesse sono quattro: disoccupati che hanno concluso l’indennità di disoccupazione da almeno 3 mesi con 30 anni di contributi; lavoratori che assistono familiari conviventi di 1° grado con disabilità grave da almeno 6 mesi con 30 anni di contributi; lavoratori con invalidità superiore o uguale al 74% con 30 anni di contributi; lavoratori dipendenti che svolgono un lavoro ritenuto pesante (e lo hanno svolto per almeno 6 anni negli ultimi 7) con 36 anni di contributi.
Per questi lavoratori è possibile anticipare la pensione con 63 anni di età e 30 anni di contributi (36 per i lavoratori gravosi) . Le lavoratrici madri possono beneficiare di un anno di sconto dei requisiti contributivi per ogni figlio fino a un massimo di due anni. Per l’Ape sociale sono state stimate circa 14mila nuove prestazioni nel 2019. Le domande di Ape sociale nel 2019 andavano presentate entro il 31 marzo (prima finestra); non oltre la scadenza del 30 novembre (seconda finestra disponibile per chi perfeziona i requisiti entro il 31 dicembre)

Mini-rivalutazioni degli assegni
Nel 2020 dovrebbe arrivare anche la mini-rivalutazione degli assegni pensionistico lordi tra i 1.522 e 2.029 euro, prospettata dall’esecutivo a Cgil, Cisl e Uil. Visto che il 97% dei pensionati interessati già beneficia di un'indicizzazione al 97% dell’inflazione, l’adeguamento al 100% porterebbe secondo i sindacati un aumento di appena 50 centesimi di euro al mese, pari a poco più di 6 euro all’anno per 2,5 milioni di pensionati.

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