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Quota 41 e tutela dei precari: le due vie del centrodestra

L’aliquota secca unica resta il sogno del centrodestra, ma i costi proibitivi per l’erario inducono Fratelli d’Italia, alla massima cautela

di Emilia Patta

Letta: “Salvini è lì che chiede a Meloni di dividersi ministeri, ma le elezioni le vinceremo noi”

3' di lettura

Flessibilità in uscita dal mondo del lavoro e flat tax. Su pensioni e fisco, così come su altri temi in cui non c’è completa concordia sulle ricette, nel programma in quindici punti che il centrodestra sta mettendo a punto ci sarà l’indicazione generica: starà poi ai singoli partiti della coalizione declinare le varie ricette. L’aliquota secca unica resta il sogno di tutto il centrodestra, ma i costi proibitivi per l’erario inducono il partito più grande della coalizione, ossia Fratelli d’Italia, alla massima cautela.

Se per la Lega di Matteo Salvini la strada resta l’allargamento dell’aliquota al 15% sul modello di quanto fatto per gli autonomi con reddito fino a 65mila euro nel 2018 (prima l’innalzamento dell’asticella da 65mila a 100mila, sui cui tutto il centrodestra è d’accordo, poi la graduale estensione a tutte le categorie dei lavoratori), per Forza Italia vale la loro proposta storica dell’aliquota al 23%. Mentre Fratelli d’Italia propone la cosiddetta flat tax incrementale. Ossia un’aliquota piatta, che potrebbe essere del 15%, sulla quota incrementale dichiarata al Fisco: un modo per incentivare la crescita di piccole imprese, lavoratori autonomi e professionisti.

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Stessa cautela il partito di Giorgia Meloni mostra quando si parla di pensioni: la soluzione “quota 41” rilanciata anche in questi giorni da Salvini non convince. Per i costi e per la filosofia sottesa. «Va bene maggiore flessibilità in uscita, ma mandare a casa chi ha lavorato per 41 anni non è la priorità, perché si tratta appunto di persone che hanno avuto la fortuna di lavorare per tanti anni consecutivi - è il ragionamento che gli sherpa meloniani (il senatore Giovanbattista Fazzolari e l’europarlamentare Raffaele Fitto) hanno fatto con i loro colleghi di Lega (Massimiliano Romeo e Siri Armando Siri) e Forza Italia (Alessandro Cattaneo e Andrea Mandelli) -. Noi dobbiamo mostrare grande attenzione alle categorie più in difficoltà , alle marginalità, a chi dal ’95 in poi ha fatto lavori saltuari e ha una storia contributiva non omogenea e non continuativa». Insomma, mandare in pensione chi lavora da molti anni per Fratelli d’Italia non è la priorità.

Maggiore concordia c’è sul capitolo lavoro: se la flat tax resta la strada maestra per mettere più soldi nelle tasche dei lavoratori, nella bozza di programma che nelle prossime ore gli sherpa consegneranno ai leader (un’altra e decisiva riunione ci sarà oggi) c’è anche un passaggio sul taglio del cuneo fiscale. Quanto al reddito di cittadinanza si parla di profonda revisione e non di cancellazione tout court: «La priorità è separare le politiche attive del lavoro dalla parte assistenziale - spiegano gli sherpa - in modo che l’assegno vada a chi per vari motivi non è in condizioni di lavorare».

Ci sarà inoltre il tema della pace fiscale caro alla Lega, quello della transizione ecologica da portare avanti con un patto con le imprese in modo da salvaguardare il più possibile la produttività e i posti di lavoro, la riforma del codice degli appalti per rendere più snelle le procedure, e anche un riferimento al nucleare («non è ancora chiarito in che senso, probabile un accenno alla ricerca», si spiega). Infine presidenzialismo e autonomia differenziata, giustizia giusta (i temi restano quelli dei quesiti referendari per cui non si è raggiunto il quorum), sicurezza e immigrazione. Quanto alla questione dei ministri da indicare prima posta da Salvini, Meloni ha posto il veto aprendo all’ipotesi di «indicare solo due o tre nomi»: «È irrispettoso indicare prima la squadra sia nei confronti degli elettori sia nei confronti del Capo dello Stato».

Intanto va avanti il confronto politico sulle candidature comuni nei collegi uninominali. L’Udc di Lorenzo Cesa, al quale Forza Italia aveva aperto le porte, potrebbe infine correre con una sua lista autonoma. E i centristi di Italia al centro, la formazione di Giovanni Toti e Gaetano Quagliariello, sono in marcia di riavvicinamento: ieri hanno partecipato anche loro alla riunione politica, anche se la quadra non è ancora stata trovata.

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