Pnrr

Quota Sud a rischio nel labirinto dei bandi: destinati 86 miliardi ma un terzo è sulla carta

La prima Relazione istruttoria: la riserva Mezzogiorno è al 40,8%  includendo anche gli interventi solo stimati

di Carmine Fotina

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3' di lettura

Il rischio che le amministrazioni meridionali non sfornino in tempo utile progetti adeguati per assorbire il 40% delle risorse è più che reale. Ma è altrettanto concreto il pericolo che, in assenza di un meccanismo di salvaguardia della quota, vada in frantumi l’obiettivo della coesione territoriale che è uno dei pilastri del piano Next Generation della Commissione europea. In questa scomoda strettoia si è mosso il Dipartimento per le politiche di coesione, che fa capo a Palazzo Chigi e supporta il ministero per il Sud, completando la prima Relazione istruttoria sul rispetto del vincolo di destinazione al Sud di almeno il 40% delle risorse del Piano di ripresa e resilienza (Pnrr).

La fotografia scattata dal Dipartimento per le politiche di coesione

La dettagliata e approfondita analisi del Dipartimento guidato da Ferdinando Ferrara (data di ultimo aggiornamento 31 gennaio) ha preso in considerazione le 23 amministrazioni titolari di 222,1 miliardi tra Pnrr e Fondo nazionale complementare. Le risorse destinate al Mezzogiorno si attestano a 86 miliardi, cioè il 40,8% dei 211,1 miliardi che possono essere ripartiti territorialmente (ulteriori 11 miliardi hanno valenza nazionale). La quota è del 40,7% se si considera solo la parte strettamente riferita al Pnrr.

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PNRR: QUANTE RISORSE STANNO REALMENTE ANDANDO ALLE REGIONI DEL SUD
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Siamo dunque sostanzialmente in linea con il 40% minimo fissato dal governo in una norma del Dl 77 del 2021, il cui rispetto deve essere verificato dal Dipartimento per le politiche di coesione. Il problema è che si arriva a questi livelli solo aggiungendo 28,2 miliardi di interventi che sono esclusivamente stimati, misure cioè non ancora attivate formalmente o attivate con procedure prive di specifici vincoli di destinazione territoriale. Sulla cui effettiva allocazione finale, dunque, al momento non ci sono certezze. I progetti identificati, cioè misure attivate con procedure che hanno già selezionato i progetti, ammontano a 24,8 miliardi. Il resto si riferisce a progetti ripartiti (23,4 miliardi) o a una proiezione basata sul tiraggio di misure a sportello ancora aperte (9,6 miliardi).

Situazioni molto diverse tra loro

Il 40,8% è una media di situazioni molto diverse tra loro. Per i crediti d’imposta di Transizione 4.0 non c’è un bando che fissi una quota, trattandosi di incentivi automatici. Ma c’è una stima basata sull’andamento dell’agevolazione negli ultimi 14 mesi: alle imprese del Sud appena il 19,4%. Discorso analogo si può fare per ecobonus e sismabonus, in questo caso al 32%. Ma anche dove non parliamo di crediti di imposta e detrazioni fiscali, si può essere ampiamente sotto il 40%: 22,5% per l’efficientamento degli uffici giudiziari, 25,3% per gli interventi per le strutture penitenziarie, 34% per la migrazioni della Pa al cloud, 18,6% per lo sviluppo del biometano, 35,3% per il rinnovo di flotte bus e treni verdi, 36% per gli Istituti tecnici superiori, 31,6% per le misure di riduzione del rischio idrogeologico, 31,4% per il tris di interventi destinati al sostegno alle famiglie vulnerabli, agli anziani non autosufficienti e ai servizi sociali a domicilio.

A rischio la riduzione dei divari territoriali

La Relazione non omette che la distribuzione territoriale delle risorse osservata ex post è necessariamente dipendente sia dall’effettiva risposta delle imprese potenzialmente beneficiarie, sia dalla capacità progettuale e amministrativa di regioni ed enti locali. Diventa in sostanza un esercizio di equilibrismo quasi impossibile garantire contemporaneamente efficienza allocativa ed equità perequativa. Eppure è un tema cruciale, perché si sta mettendo a rischio uno dei principi sui cui, insieme a transizione ecologica e digitale, l’Europa ha lanciato Next Generation Eu, cioè la riduzione dei divari territoriali.

Il Dipartimento ha calcolato che, su 7,1 miliardi di risorse riservate al Mezzogiorno dai bandi aperti al 31 gennaio, solo per 2,5 miliardi corrispondente a 7 procedure è stata prevista una salvaguardia della quota Sud sulle risorse non assegnate per carenza di domande ammissibili, o spostando le risorse alle singole regioni del Mezzogiorno con maggiori progetti o aprendo una nuova gara con le risorse avanzate sempre con clausola del 40%. Per 1,4 miliardi, corrispondenti a 6 procedure, è stato previsto lo scorrimento delle graduatorie indipendentemente dalla localizzazione territoriale e per 3,2 miliardi, riferiti a 15 procedure, non si è disposta alcuna modalità di salvaguardia delle risorse non assegnate.

Le contromisure adottate dal ministero per il Sud

La Relazione sottolinea che alcune contromisure il ministero per il Sud ha già provato ad attuarle, potenziando l’assistenza tecnica alle amministrazioni locali, ma occorre un meccanismo blindato: in considerazione della debolezza strutturale dell’area, e dell’assoluta eccezionalità delle procedure previste dal Pnrr - osservano i tecnici del Dipartimento- dove non già previsto bisogna fare in modo che «le risorse vengano rimesse a disposizione dei medesimi territori attraverso successive e più efficaci procedure».

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