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Quotazioni più facili ma senza correre rischi reputazionali

Da anni Borsa Italiana sta assistendo a una contrazione delle operazioni di Ipo

di Claudia Imperatore

(Arcansél - stock.adobe.com)

3' di lettura

Da anni Borsa Italiana sta assistendo a una contrazione delle operazioni di Ipo. Il trend è stato particolarmente negativo nel 2022, complice l’incertezza macroeconomica e l’aumento dei tassi di interesse. Si ripropone quindi il quesito di come aumentare l’attrattività del listino italiano per le imprese e gli investitori. Recentemente, la Consob ha approvato una nuova serie di norme per diminuire il numero di documenti che le società devono preparare in vista della quotazione. Le nuove disposizioni sono in linea con il Listing Act dell’Unione europea e intendono semplificare il processo di quotazione e ridurre i costi di disclosure per le imprese quotate. Le società hanno spesso sostenuto che l’elevato numero di documenti e l’eccessiva burocrazia sono forti deterrenti alla quotazione. Preparare prospetti informativi è non solo costoso, ma può anche danneggiare le imprese se le informazioni vengono utilizzate dai competitor. Inoltre, la maggiore trasparenza aumenta la visibilità dell’operato dei manager esponendoli a vincoli, non sempre desiderati. Non sorprende, quindi, che la Consob abbia usato la leva della semplificazione dei prospetti informativi per incentivare Ipo.

È ancora incerto, invece, l’impatto delle semplificazioni sulla qualità delle operazioni. Il successo di un listino si basa non solo sul numero di quotazioni, ma anche sulla capacità di attirare società con forti prospettive future in grado di garantire ritorni soddisfacenti agli investitori che, quindi, contratteranno maggiormente, aumentando la liquidità del mercato. Abbassare gli obblighi informativi potrebbe attirare sia società con un alto potenziale di crescita sia società-bidone che in passato non avrebbero potuto accedere al mercato per mancanza di requisiti. In quest’ultimo caso, un aumento delle quotazioni oggi potrebbe essere associato a più delisting domani.

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Inoltre, se entrambe le tipologie di società sono presenti sul mercato, gli investitori potrebbero essere restii a investire e potrebbero richiedere informazioni aggiuntive per capire a quale categoria la società appartiene, valutare meglio il loro investimento e ridurre il rischio di comportamenti opportunistici dei manager. Se le informazioni non sono sufficienti, gli investitori reagiscono richiedendo un maggior ritorno per il loro investimento, aumentando così il costo del capitale per le imprese. Per questo motivo, le imprese forniscono più informazioni di quelle richieste per attenuare le asimmetrie informative e ottenere capitali a un prezzo più basso. Questo incentivo è particolarmente forte in presenza di investitori istituzionali i quali, in quanto più sofisticati, richiedono informazioni aggiuntive e hanno il potere di imporre le loro richieste alle società in cui investono. Tali richieste emergono non solo al momento della quotazione, ma anche successivamente e richiedono un impegno continuo delle imprese.

Un aumento dell’informativa volontaria ridurrebbe il rischio di attirare società-bidone nel mercato, ma potrebbe non ridurre gli obblighi informativi in capo alle società poiché le società forniscono informazioni non solo per rispettare gli obblighi informativi, ma anche in risposta alla domanda di investitori o per distinguersi dalle altre. Se gli investitori direttamente o indirettamente spingono le società a fornire più informazioni su base volontaria al momento dell’Ipo e in futuro, il risparmio dei costi di disclosure potrebbe essere inferiore a quello stimato dalla Consob. Studi accademici hanno già documentato questo fenomeno negli Stati Uniti. Ovviamente, il mercato italiano ha caratteristiche ben diverse da quello americano con un’elevata percentuale di società familiari e bassa liquidità. Di conseguenza, quanto osservato negli Stati Uniti potrebbe non verificarsi in Italia. Tuttavia, considerare come gli investitori hanno reagito al rilassamento degli obblighi informativi in altri Paesi per valutare come reagiranno alle nuove regole italiane sembra opportuno se l’obiettivo è aumentare l’attrattività e la competitività del mercato italiano nel panorama internazionale.

In un contesto sempre più globalizzato dove imprese e investitori si muovono al di fuori dei contesti nazionali, adeguarsi agli standard internazionali è fondamentale. Agevolare i processi di quotazione rientra sicuramente in questo processo a patto che non vada a discapito della reputazione del listino stesso e si concretizzi in un’effettiva diminuzione di costi per le società.

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