LA DECISIONE

Quote latte, Corte Ue: Italia recuperi tutti gli interessi dai produttori

di R.I.T.

(Fotogramma)

4' di lettura

La Corte di giustizia Ue, con una sentenza, respinge il ricorso dell'Italia e conferma la decisione della Commissione Ue sul recupero integrale degli aiuti connessi alle quote latte decisi dall'Italia nel 2003, con riferimento ai periodi 1995-1996 e 2001-2002. Secondo la Corte, la legge con cui l'Italia ha fatto slittare al 30 giugno 2011 la rata annua di rimborso in scadenza il 31 dicembre 2010, ha trasformato in un aiuto nuovo e illegale tutto il regime di aiuti concesso un tempo, a condizioni diverse, dal Consiglio Ue. In gioco c'è il pagamento degli interessi sulla somma dovuta alla Ue: la Corte ha stabilito che dovranno essere recuperati quelli sull'intera somma dovuta, dal 2003, e non solo su una parte.

Nel 2003 il Consiglio dell'Unione europea autorizzo' l'Italia a sostituirsi ai produttori di latte nel pagamento degli importi dovuti all'Unione a titolo di prelievo supplementare sul latte e sui prodotti lattiero-caseari per il periodo dal 1995/1996 al 2001/2002. L'autorizzazione consenti' anche agli interessati di estinguere il loro debito nei confronti dello Stato italiano mediante pagamenti differiti nell'arco di vari anni, senza interessi. Le autorita' italiane dovevano dichiarare l'importo corrispondente al prelievo supplementare dovuto dai produttori di latte al Fondo europeo agricolo di orientamento e di garanzia e di detrarre il debito nei confronti dell'Unione e i relativi interessi dalle spese finanziate dal Feaog.

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Quanto ai produttori, questi dovevano rimborsare interamente il loro debito nei confronti dell'Italia con rate annuali di uguale importo e in un periodo non superiore a quattordici anni, dal primo gennaio 2004. Nel 2003 l'Italia stabili' che l'importo del prelievo supplementare di cui si era fatta carico le sarebbe stato interamente rimborsato dai produttori, senza interessi, mediante rate annuali di pari importo per un periodo massimo di quattordici anni. Dopo avere modificato piu' volte tali disposizioni, per consentire agli interessati di richiedere la rateizzazione del loro debito su un periodo non superiore a trenta anni (legge 10/2011), al fine di fare fronte alla grave crisi del settore lattiero-caseario, i termini per il pagamento degli importi con scadenza 31 dicembre 2010 sono stati differiti al 30 giugno 2011.

Le autorita' italiane informarono la Commissione europea che l'”equivalente sovvenzione” di tale misura era stato imputato all'aiuto de minimis. L'esecutivo Ue nel 2013 ritenne che la proroga di pagamento unilateralmente decisa dallo Stato italiano, benche' riferita ad una sola rata, implicasse un nuovo sistema di rateizzazione e quindi desse origine ad un aiuto di Stato nuovo, illegale e incompatibile con il mercato interno. Di qui l'ordine all'Italia di procedere al recupero di tutte le somme concesse ai produttori di latte che avevano usufruito della proroga di pagamento, unitamente agli interessi.

A meta' 2015 il Tribunale Ue, cui si era rivolto l'Italia, accolse parzialmente il ricorso con il quale si chiedeva di annullare integralmente la decisione comunitaria o, in subordine, di annullarla nella parte in cui ordina di recuperare l'integralita' degli aiuti individuali concessi. I giudici stabilirono che si tratto' di “una mera modifica di una condizione accessoria di un aiuto esistente, precedentemente autorizzato, non divenuto illegale nella sua integralita' ma solo nella parte relativa alla modifica unilateralmente apportata dallo Stato italiano”. Di qui l'impugnazione da parte della Commissione davanti alla Corte di giustizia. Che oggi ha accolto gli argomenti comunitari respingendo definitivamente il ricorso dell'Italia e, per l'effetto, confermando la decisione della Commissione di recupero integrale degli aiuti.

La Corte afferma che il Tribunale ha commesso “un errore di diritto ritenendo che l'aiuto oggetto della decisione 2013/665/UE della Commissione fosse un aiuto esistente solo perche' inizialmente autorizzato dal Consiglio”. La legge italiana di differimento al 30 giugno 2011 della rata annua di rimborso scadente al 31 dicembre 2010 “ha trasformato in aiuto nuovo e illegale tutto il regime di aiuti un tempo autorizzato, a diverse condizioni, dal Consiglio”. Secondo in giudici Ue costituiscono nuovi aiuti “tutti gli aiuti, ossia regimi di aiuti e aiuti individuali, che non siano aiuti esistenti, comprese le modifiche degli aiuti esistenti”. Tale disposizione, vista la sua ampia formulazione, puo' coprire non soltanto la modifica stessa, ma anche l'aiuto interessato da tale modifica. In altri termini, “l'aiuto nuovo non e' soltanto la modifica apportata dallo Stato membro a un regime di aiuti esistente, in violazione delle condizioni di autorizzazione di quest'ultimo, ma anche l'integralita' del regime di aiuti quale modificato”.

La Corte sottolinea che soltanto questa interpretazione consente di garantire l'efficacia del sistema di controllo sugli aiuti di Stato nell'Unione, incoraggiando gli Stati membri al rispetto delle condizioni di autorizzazione del regime di aiuti. Di conseguenza, in caso di modifica del regime di aiuti esistente, da parte di uno Stato membro, in violazione di una condizione di autorizzazione del regime medesimo, tale Stato “non avra' alcuna garanzia che detta modifica non incida sul complessivo regime di aiuti autorizzato e che resteranno dunque fermi i vantaggi concessi in base ad essa”.

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