ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùLe riforme in arrivo

Quote, pensioni d’oro, bonus donne: tutti i dossier-previdenza del nuovo governo

Per il dopo Quota 102, il nuovo governo potrebbe ricorrere a un intervento in due tempi e a un piano triennale, del quale dovrebbero fare parte anche il ricalcolo contributivo di almeno una fetta dei trattamenti più ricchi, sconti contributivi per le lavoratrici madri e un ampliamento della platea dei lavori impegnati in attività usuranti

di Marco Rogari

(guy2men - stock.adobe.com)

3' di lettura

I tempi ormai strettissimi per il varo e l'approvazione della manovra, così come le esigue risorse a disposizione, impongono il ricorso a un numero limitato di misure previdenziali, basato prevalentemente sul prolungamento di strumenti già esistenti, come Opzione donna e Ape sociale.

Ma per riformare le pensioni il nuovo governo di centrodestra punta su un piano pluriennale, attingendo anzitutto dalle ricette dei singoli partiti che compongono la maggioranza, anche se in alcuni casi non appaiono perfettamente in sintonia, ma guardando anche ad altre soluzioni. E progressivamente dovrebbero arrivare interventi non solo per evitare il ritorno alla legge Fornero in versione integrale con nuove “Quote” e per irrobustire gli assegni pensionistici più bassi, come promesso in campagna elettorale, ma anche una revisione del meccanismo di calcolo delle cosiddette “pensioni d'oro”, bonus previdenziali per le madri a seconda del numero dei figli, e una ridefinizione in forma più estesa della platea dei lavori usuranti.

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Verso il ricalcolo delle pensioni d'oro

Quella delle cosiddette pensioni d'oro è una questione annosa su cui, per alcuni aspetti, si è già pronunciata la Consulta. Ma è anche uno dei cavalli di battaglia di Giorgia Meloni, alla quale il capo dello Stato dovrebbe conferire l'incarico di formare il nuovo governo. La stessa leader di Fdi nelle ultime legislature aveva presentato alla Camera una sua proposta di legge per fare scattare una stretta di fatto sugli assegni superiori a 5mila euro lordi al mese, prevedendo il ricalcolo integrale con il metodo contributivo. E il programma presentato da Fratelli d'Italia alle ultime elezioni conferma che Meloni non è affatto intenzionata a demordere visto che è chiaramente indicato il ricalcolo, oltre un'elevata soglia, delle “pensioni d'oro” che non corrispondono a contributi effettivamente versati>>. E non è escluso che una misura di questo tipo possa essere messa in cantiere già per il prossimo anno.

Bonus previdenziali per le lavoratrici madri

I sostegni alla natalità saranno un'altra delle priorità del governo di centrodestra per i prossimi anni, anche se con tutta probabilità si materializzeranno quando migliorerà la situazione economica e lo stato dei conti pubblici lo consentirà. Ma se per il dopo Quota 102 il nuovo esecutivo dovesse optare per Quota 41, su cui spinge forte la Lega, potrebbe subito aprirsi uno spazio per facilitare l'accesso al pensionamento anticipato alle lavoratrici madri, introducendo rispetto ai 41 anni di contribuzione richiesta per l'uscita (a prescindere dall'età anagrafica) lo sconto di un anno per ogni figlio. Si tratta di una misura su cui punta il Carroccio ma che è valutata positivamente anche all'interno di Fdi e Fi.

Usuranti: platea più ampia e misure specifiche

Del cantiere previdenziale del governo di centrodestra fa parte anche una ridefinizione della platea dei lavoratori impegnati in attività usuranti, ai quali è garantito un percorso abbreviato d'uscita. E non è escluso che, se il nuovo governo dovesse decidere di intervenire su questo versante dopo un confronto con le parti sociali, possano essere previste misure specifiche per rendere più fluidi e accessibili i canali d'uscita.

Opzione donna permanente

Un altro obiettivo che intende centrare il centrodestra è quello di rendere strutturale Opzione donna, ovvero la possibilità di uscita per le lavoratrici a 58 anni (59 se “autonome”) d'età e 35 di versamenti ma con il ricalcolo “contributivo” dell'assegno. Un'Opzione donna permanente, dunque, e non più da prorogare di anno in anno, magari con una soglia anagrafica leggermente più alta.

Il dopo Quota 102

Con il prolungamento di Opzione donna dovrebbe scattare, già con la manovra in arrivo, anche la proroga di Ape sociale, che scade il 31 dicembre 2022. Sempre a fine anno si esaurisce anche Quota 102. Per evitare il ritorno alla legge Fornero in versione integrale il centrodestra sta già studiando diverse misure, che potrebbero tradursi in interventi da varare anche con un piano in due tempi (subito il prolungamento di Opzione donna e Ape sociale e nei primi mesi del 2023 i nuovi interventi di flessibilità in uscita). Tra le ipotesi sul tavolo c'è anzitutto Quota 41 “libera”, gradita anche ai sindacati, per la quale si starebbe valutando anche una variante con “l'associazione” obbligata a una soglia anagrafica, che non piace però al Carroccio. Meloni guarda però anche all'estensione del meccanismo di Opzione donna (fondato sul metodo contributivo) ai lavoratori uomini senza escludere un requisito anagrafico più elevato: 60 o, più probabilmente, 61-62 anni anziché 58. Il terzo percorso possibile è quello tracciato da una proposta presentata da Fdi la scorsa legislatura per consentire uscite con 62 anni e 35 anni contributi e con penalizzazioni della fetta retributiva dell'assegno (fino a un massimo dell'8%) prima della soglia dei 66 anni. Per i pensionamenti oltre questo limite scatterebbero i “premi”. Un intervento che si avvicina molto a una delle richieste di Cgil, Cisl e Uil per il dopo Quota 102.


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