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Quote rosa, la parità non arriva in banca: solo l’1% degli ad è donna

Bankitalia propone l'introduzione di una quota di genere per almeno un terzo dei componenti degli organi di amministrazione e controllo delle banche

di Davide Colombo

2' di lettura

Nonostante siano passati dieci anni dall’introduzione delle “quote rosa” per dare un’accelerata alla parità di genere nei consigli di amministrazione e negli organi dirigenziali delle aziende quotate e delle società a controllo pubblico, molto resta ancora da fare. Fra il 2011 e il 2019 la presenza delle donne negli organi di amministrazione delle società del Listino e delle controllate statali è salita, rispettivamente, dal 7% al 37% e dall’11% al 25%. Anche nel settore bancario la quota delle donne negli organi amministrativi è generalmente in crescita. Tuttavia, la presenza femminile varia dal 37% per le banche quotate al 15% per le non quotate. Viceversa, nelle società private, in cui non si applica la disciplina sulle “quote rosa”, la presenza femminile è cresciuta nello stesso arco di tempo a ritmo ben più lento, dal 22% al 24%. Gli incarichi di maggiore rilievo restano appannaggio prevalente degli uomini. Nelle società quotate solo il 2% delle donne negli organi amministrativi ricopre il ruolo di amministratore delegato, e questa percentuale scende all’1% nelle banche.

Banche e aziende private in ritardo
I dati sono stati pubblicati dall’Osservatorio interistituzionale cui partecipano Consob, Bankitalia e il Dipartimento per le Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio. Per quanto riguarda gli organi di controllo delle società, la crescita della presenza femminile è significativa solo nelle società per le quali sono previste le quote di genere: a fine 2019 era pari al 39% (dal 7% del 2011) nelle quotate e al 33% (dal 17%) nelle società a controllo pubblico. Resta, invece, ben più contenuta nelle società private e nelle banche (rispettivamente 22% e 18%). L’Osservatorio segnala «le forti eterogeneità nella partecipazione femminile» che permangono e auspica che le nuove statistiche prodotte possano costituire il punto di partenza di un percorso più ampio, «attraverso il quale il tema della parità di genere negli organi di governo e controllo delle imprese potrà essere ulteriormente approfondito e indagato per trovare soluzioni adeguate, anche coerentemente con gli Obiettivi della Strategia della Commissione Europea sulla parità di genere 2020-2025».

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La Vigilanza di Consob e Bankitalia
La Consob e il Dipartimento per le pari opportunità vigilano sull'attuazione dei requisiti di parità introdotto con la legge 120/2011 (cosiddetta Golfo-Mosca) su quotate e controllate pubbliche, ma il tema della diversità di genere è stato oggetto di interventi specifici anche nel settore bancario. La Banca d'Italia a fine 2020 ha posto in consultazione alcune modifiche alle Disposizioni di vigilanza in materia di organizzazione e governo societario proprio per rafforzare l'attuale disciplina, che già richiede a tutte le banche di assicurare l'adeguata diversificazione degli organi collegiali in termini di competenze, età, genere e provenienza geografica. Con le modifiche poste in consultazione, Bankitalia propone in particolare l'introduzione di una quota di genere per cui almeno un terzo dei componenti degli organi di amministrazione e controllo delle banche deve appartenere al genere meno rappresentato; sono inoltre proposte ulteriori indicazioni, non vincolanti, per favorire la presenza delle donne anche negli incarichi di maggiore rilievo.

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