alimentare

Raccolta meccanizzata ed export: il piano per i 120 anni di Mutti

Lo storico gruppo di Traversetolo (Parma) che opera nel settore della trasformazione del pomodoro ha chiuso il 2018 con una crescita del fatturato del 16,7%

di Natascia Ronchetti


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2' di lettura

Completa conversione nei campi alla raccolta meccanizzata, per scongiurare il rischio del ricorso a manodopera irregolare. Un sogno nel cassetto: la quotazione in Borsa, ipotesi già nei piani - da quando nel 2016 è entrato nel capitale, con una quota del 24,5%, l'investitore internazionale nel settore del largo consumo Verlinvest – che potrebbe concretizzarsi nell'arco di pochi anni. E poi un programma di espansione oltreconfine per ribaltare letteralmente i pesi dei mercati esteri e di quello domestico sul fatturato.

Non si ferma la corsa di Mutti, lo storico gruppo di Traversetolo (in provincia di Parma) che opera nel settore della trasformazione del pomodoro. Con oltre 500 dipendenti fissi (gli addetti salgono a 1.200 contando anche gli stagionali) ha chiuso il 2018 con una crescita del fatturato del 16,7% (a quota 308 milioni) e il primo semestre di quest'anno con una ulteriore crescita a livello globale del 13%. E ha messo in cantiere un piano di sviluppo che parte da una posizione dominante, quella acquisita in Europa, con una quota di mercato superiore al 10%.

È all’estero che si concentrano ora impegni e investimenti. «Anche se l’Italia resta dominante, perché qui rimane ancorata la produzione», dice l’amministratore delegato Francesco Mutti. Trampolino di lancio sono Paesi come la Francia, la Norvegia, la Finlandia, la Svezia e la Danimarca. Nord Europa, soprattutto, insieme alla Germania: sul mercato tedesco Mutti si è ritagliato spazi importanti diventando la seconda forza del settore. L’azienda quest’anno festeggia 120 anni di attività.

È nata infatti nel 1899, quando Marcellino e Callisto Mutti diedero il via alla prima campagna di trasformazione. Da allora è cresciuta mantenendo la bara dritta sulla qualità, sottoposta a un rigido controllo sin dalla fase di conferimento della materia prima da parte di 700 aziende agricole che hanno completato la conversione alla raccolta meccanizzata sul 100% di tutte le tipologie di pomodoro. Con una politica di premium price in base alla quale Mutti paga per i pomodori un prezzo che è mediamente del 16% più alto rispetto a quello medio di mercato nel Nord del Paese e che può raggiungere il 30% in più nel Meridione. Ogni anno le fabbriche del gruppo trasformano circa 650mila tonnellate di pomodoro, tra il quartiere generale di Traversetolo, lo stabilimento di Collecchio, sempre in provincia di Parma, e quello di Oliveto Citra, nel Salernitano, dedicato alle specialità tipiche del Sud come il pomodoro lungo e il ciliegino.

Oggi la quota di export sul totale del fatturato incide per un 36%. E per l’espansione all’estero «il nostro principale strumento è il prodotto: siamo diventati leader in Paesi in cui non abbiamo investito”, spiega Mutti. Insieme al consolidamento in Europa, primo obiettivo del piano di crescita, l’attenzione sarà rivolta agli Usa («Anche se i possibili dazi dell’amministrazione Trump potrebbero essere una iattura», specifica Mutti) e all’Australia. Mercati chiave vengono considerati anche Israele, il Canada, la Russia. La concorrenza del pomodoro che arriva dalla Cina non fa più paura: «Parliamo di meno dell’1% del prodotto che c’è in Italia», dice Mutti. E l’ingresso di Verlinvest non ha stravolto l’identità dell’azienda: proprietà famigliare e struttura manageriale, «con grandi investimenti – aggiunge Mutti – sul capitale umano».

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