il rapporto

Raddoppia il numero di video deepfake. Nel mirino le aziende

Secondo il rapporto di Deeptrace, uscito questa settimana, dove risulta che il numero di video deepfake disponibili è raddoppiato rispetto a dicembre 2018 e ora è di 14.678 (a settembre 2019). Per il 96 per cento sono pornografici

di Alessandro Longo


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2' di lettura

Il deepfake è un fenomeno in forte crescita, a livello sia qualitativo sia quantitativo, al punto da essere diventato una nuova arma nell'arsenale della guerra cyber: per danneggiare un'azienda, la reputazione di una persona o le elezioni di un Paese rivale, ad esempio. A fare il punto è il rapporto di Deeptrace, uscito questa settimana, dove risulta che il numero di video deepfake disponibili è raddoppiato rispetto a dicembre 2018 e ora è di 14.678 (a settembre 2019). Per il 96 per cento sono pornografici.

Contraffazioni molto realistiche dove – com'è tipico dei deepfake – si vedono attrici e personaggi famosi fare o dire cose che non hanno mai fatto o detto; il tutto grazie alla sovrapposizione di video e immagini diversi tramite algoritmi di intelligenza artificiale (del tipo deep learning).

Il censimento di Deeptrace - uno dei primissimi – rileva che la maggior parte delle comunità di creazione e forum in materia deepfake si trovano su Reddit, 4chan, 8chan e Voat, per un totale di 95mila membri registrati (non unici). Il collettivo artistico Brandalism è noto invece per gli usi satirici - su Mark Zuckerberg, Kim Kardashian e Donald Trump.

Secondo il professore di informatica Hao Li, uno dei più importanti creatori di deepfake, entro il 2020 questi video saranno perfetti e facili da generare per un utente con competenze informatiche comuni. Il rapporto conferma che siamo sulla strada della “commoditazione”: ci sono app per computer, come DeepNude (che richiedono però competenze di programmazione e computer potenti), portali di servizi, che chiedono anche solo 2,99 dollari per generare un deepfake.

Siamo arrivati persino a marketplace specializzati, dove si può ordinare a 30 dollari un video dove il volto di qualcuno è sovrapposto al corpo di un'altra persona; e la clonazione della voce al costo di dieci dollari per ogni 50 parole.

In tema cybersecurity, si segnala invece un rapporto della compagnia assicurativa francese Euler Hermes secondo cui uno dei loro clienti, una ditta energetica britannica innominata, fu vittima di una frode basata su un audio deepfake. I criminali informatici hanno utilizzato l'audio vocale sintetico che impersonava il CEO della società tedesca capogruppo di quella inglese, replicando accuratamente accento e modo di parlare. L'amministratore della società inglese è caduto nella trappola, ottemperando alla richiesta di bonifico di 243 mila euro a un fornitore ungherese.

«I tools e i servizi per creare deepfake stanno aumentando in termini quantitativi e qualitativi: è un problema per l'integrità dell'informazione online, ma anche per la reputazione delle aziende», commenta Francesco Cavalli, cofondatore di Deeptrace. «La risposta a questo fenomeno deve arrivare da tre fronti: legislativo, gli stati devono legiferare per cercare di circoscrivere gli usi fraudolenti dei deepfakes; culturale, dobbiamo rieducarci a non considerare per forza reali immagini e suoni che all'apparenza sembrano reali; tecnologico: soluzioni come quella offerta da Deeptrace permette di stabilire se un contenuto è stato creato tramite AI».

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