vino in città

Raddoppiare fatturato e locali: Cantina Urbana vuol fare bis a un anno dal debutto

Successo e obettivi ambiziosi per l’esperienza milanese che riporta la produzione all’interno delle città

di Maria Teresa Manuelli


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Produzione e mescita nei locali di Cantinua Urbana a Milano

3' di lettura

Oltre 18.500 bottiglie prodotte nel primo anno di attività e un fatturato di 450mila euro. Cantina Urbana è la prima e unica nel suo genere in Italia: a nel cuore di Milano, sul Naviglio Pavese, aperta da Michele Rimpici a ottobre 2018.

I progetti per l’anno in corso sono di raddoppiare il fatturato, raggiungere le 24mila bottiglie e aprire un secondo locale, sempre a Milano. E poi c'è il potenziamento del Wine Collective Club, presentato la scorsa primavera, una vera e propria community di appassionati i cui soci diventano gli ambassador della filosofia di Cantina Urbana - “Make your own Wine Experience”-, partecipando in prima persona allo sviluppo del progetto.

Professionista del settore da 15 anni – ha iniziato come sommelier e poi sette anni in Calzedonia dove ha sviluppato il progetto di Signorvino – oltre che grande appassionato di viticultura ed enologia, Rimpici, rimasto affascinato durante i suoi viaggi dalle “urban winery” di New York e Londra, lo scorso anno aveva deciso di investire le sue energie nel progetto di “fare vino in città” proprio per assecondare la sua grande passione. Il risultato è un luogo dove non solo si fa il vino, ma in cui poter accogliere le persone per renderle protagoniste, e non semplicemente spettatrici, dell'esperienza della vinificazione.

Con un selezionato network di artigiani del vino e viticoltori di fiducia, Rimpici produce scegliendo le migliori uve dagli amici ‘vignerons' sparsi in tutta Italia e le porta nei locali, oltre 300 mq, di via Ascanio Sforza dove vengono trasformate nel modo più naturale possibile. Alcuni vini invecchiano in acciaio, altri in anfore di terracotta o, più tradizionalmente, in botti di legno.

«Abbiamo portato una cantina in una metropoli. Perché? Per accogliere le persone e dare loro la chiave di un mondo a volte troppo chiuso e lontano. Qui con noi si possono seguire i processi di produzione del vino passo dopo passo, dall'arrivo dell'uva in cantina all'etichettatura della bottiglia», afferma.

Cantina Urbana è un luogo in cui di giorno si lavora alla produzione, vendita e distribuzione del vino, e che di sera si trasforma in un locale eclettico, aperto a tutti, dove l'esperienza del vino si contamina con gastronomia, eventi, musica, teatro e arte. A questo si affianca l'attività di “esperienza su misura”, pensata per privati cittadini, eventi aziendali e da poco anche per gli studenti dei master in food&wine, grazie alla collaborazione con le due università milanesi Iulm e Cattolica. «La filosofia di Cantina è di confezionare eventi su misura per il cliente tramite l'esperienza diretta della vinificazione, la scelta del vino e l'abbinamento a prodotti tipici artigianali».

Proprio in questa contaminazione sta il successo dell'attività, di cui la metà degli incassi dipende proprio dagli eventi ed esperienze in cantina, il resto dalla vendita diretta e dalla messa in commercio delle bottiglie. Tra queste, quelle dedicate al progetto Naviglio Rosso (2.500 bottiglie per l'annata 2018 e 3.500 per il 2019), con un focus sulle uve rosse tipiche della zona del Pavese. E del Naviglio Bianco (1.500 bottiglie) che nasce dal Riesling renano, fermentato in acciaio e barrique. A novembre scorso è stato presentato invece Vulk ' Kaniko, un vino in edizione limitata di 1.000 bottiglie creato sulle pendici dell'Etna e affinato a Milano.

I vini di Cantina Urbana Milano oggi si trovano anche in alcune catene (Panini Durini, God Save The Food, Miscusi, Berberè) e sulle piattaforme Tannico e Cortilia. Ma anche in Irlanda, a seguito di un accordo con un distributore di Dublino, e altri potenziali contratti sono in fase di definizione. «Stiamo pensando anche all'e-commerce», dichiara Rimpici, precisando che l'evoluzione del 2020 riguarderà comunque il consolidamento della distribuzione tradizionale e l'incremento dell'offerta di ristorazione all'interno del wine bar.

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