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RadiciGroup Chimica, a Novara il polo hi tech per abbattere i gas serra

Dal 2011 al 2020 le emissioni sono scese del 70% a 200mila tonnellate all’anno di Co2

di Cristiana Gamba

 Con l’ultimo impianto eliminate più di 35mila tonnellate di Co2

3' di lettura

L’intreccio di tubi d’acciaio che anima e avvolge lo stabilimento Radici Chimica di Novara racconta di una sfida, partita ormai più di dieci anni fa. L’ampia area industriale, un tempo di proprietà Montedison, è l’avamposto tecnologico del gruppo bergamasco Radici per lo studio e la realizzazione dei progetti di sostenibilità ambientale.

Una sorta di fabbrica green dove tutto è minuziosamente studiato e progettato per abbattere le emissioni dirette di gas serra. Una sfida, appunto, che ha permesso di toccare traguardi importanti: tra il 2011 e il 2020 le emissioni a livello di gruppo sono diminuite del 70%, passando da 700mila tonnellate annue di anidride carbonica equivalente a circa 200mila tonnellate.

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In Piemonte, Radici ha il suo fortino di produzione di materie prime, che per il 30% vengono utilizzate per il business del gruppo e per il restante esportate. Da qui, tra l’altro partono anche i polimeri che vengono lavorati negli stabilimenti esteri. Il prodotto principale è la poliammide 66, ma in loco vengono anche realizzati gli intermedi chimici e i reagenti necessari per ottenere la poliammide, in particolare: l’acido adipico, l’esametilendiammina, l’acido nitrico e l’idrogeno. E proprio dalle reazioni chimiche degli acidi adipico e nitrico deriva un sottoprodotto che contribuisce alle emissioni effetto serra con una capacità superiore di 265 volte quella dell’anidride carbonica: il protossido di azoto.

Per l’abbattimento di questo gas sono stati messi a punto tre importanti interventi attraverso un piano di investimenti pluriennale di oltre 10 milioni: un reattore, progettato e brevettato dall’azienda, che sfruttando un catalizzatore disposto su tre letti che decompone il protossido di azoto nei due elementi che lo compongono (azoto e ossigeno) rendendolo così innocuo per l’atmosfera; l’installazione di un impianto per abbattere il protossido di azoto associato alla produzione di acido nitrico. Infine, con lo scorso anno è stato completato un sistema di abbattimento delle emissioni associate alla produzione di acido adipico. Dall’attivazione di questo ultimo impianto, in nove mesi, sono state eliminate più di 35mila tonnellate equivalenti di anidride carbonica portando così lo stabilimento di Novara a registrare un livello di emissioni di protossido inferiore a 10 parti per milione, un valore pressoché nullo.

«Siamo gli unici produttori italiani di acido adipico e gli investimenti per migliorare le performance legate al suo processo ci hanno permesso di raggiungere risultati importanti per rendere più sostenibile il nostro business», ha detto Maurizio Radici, vice presidente del gruppo. E ha aggiunto: «Il nostro lavoro di abbattimento delle emissioni è cominciato ben prima che la normativa lo rendesse obbligatorio. Abbiamo infatti iniziato a studiare le tecnologie disponibili fin dalla fine degli anni 90 e ci siamo fatti promotori dell’ingresso del settore chimico italiano nel sistema europeo di scambio di quote di emissione di gas a effetto serra Emission Trading System nel 2011, due anni prima dell’obbligo di legge».

L’innovazione per il gruppo è continua. La sperimentazione fa parte della quotidianità anche se non è applicabile nell’immediato. Come il caso della realizzazione dell’acido adipico da fonte bio, un progetto durato tre anni con oltre 7 milioni di investimento e sfociato in un brevetto. Per il momento nel cassetto poiché, nonostante la qualità e la resa siano perfette, il costo ammonta a cinque volte tanto quello di origine chimica. La caratteristica bio deriva dall’utilizzo di olio recuperato dagli scarti di spremitura - al momento difficilmente reperibili e con alti costi per via dei biocarburanti - la cui trasformazione è affidata a microrganismi geneticamente modificati.

«Nonostante tutto continuiamo a investire - ha aggiunto il presidente Angelo Radici, tant’è che i recenti interventi sull’area Speciality Chemicals ci consentiranno di abbattere ulteriormente le emissioni e di arrivare al 2030 con una riduzione dell’80% rispetto al 2011. Inoltre a livello energetico, tutte le nostre sedi bergamasche utilizzano energia rinnovabile autoprodotta o prelevata dalla rete, con l’obiettivo ambizioso di arrivare ad autoprodurla completamente da fonte rinnovabile. La stessa Radici Chimica è direttamente collegata a un impianto di cogenerazione ad alto rendimento che la alimenta e ne copre il fabbisogno energetico».

Accanto ai progetti realizzati il presidente Radici non nasconde un sogno, quello di arrivare all’autonomia energetica con l’eolico. C’è da scommettere che presto il sogno si trasformi in realtà.

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