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Raffaella Cortese: l’arte va fruita dal vivo. Aspetteremo

Parla la fondatrice dell'omonima galleria concentrata sul nuovo sito e sulla Viewing Room , programma ripensato e attesa etica sulle proposte di vendita

di Maria Adelaide Marchesoni

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Parla la fondatrice dell'omonima galleria concentrata sul nuovo sito e sulla Viewing Room , programma ripensato e attesa etica sulle proposte di vendita


4' di lettura

Quest'anno la Galleria Raffaella Cortese compie 25 anni, ma al momento l'emergenza sanitaria impone niente celebrazioni. Per proseguire nell'attività anche in lockdown la galleria ha inaugurato Viewing Room una nuova sezione del sito che espande virtualmente gli spazi con “Screening Rooms”, la rassegna video che raccoglie le ricerche multimediali degli artisti della galleria, arricchite da contenuti inediti, dall'uruguajano Alejandro Cesarco ai video di Simone Forti, Joan Jonas e Michael Fliri. In questa intervista Raffaella Cortese racconta come ha affrontato la crisi.

Quali sono stati gli effetti del Covid-19 sulla tua attività?

I problemi causati dall'epidemia riguardano quasi tutte le attività imprenditoriali e, anche entrando nello specifico mondo dell'arte, la crisi economica ne coinvolge tutte le realtà, dai musei alle fiere, dalle aste alle gallerie private, fino all'editoria e alle scuole d'arte, a livello internazionale. Tutto il sistema dell'arte globale si è dovuto fermare e ora deve iniziare a reagire, reinventarsi, escogitare delle modalità di sopravvivenza, per poi pensare alla ripresa.

Le opere selezionata da Cortese

Le opere selezionata da Cortese

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Come ha affrontato la crisi la sua galleria?
Abbiamo sempre cercato di mantenere la mente lucida, sveglia e soprattutto elastica e attenta alla crisi che ancora ci colpisce. In questo momento drammatico di paralisi generale, stiamo lavorando più intensamente su diversi fronti: quest'anno cade il 25° anno dall'apertura della galleria, la stampa è molto attenta e la comunicazione vivace, questo ci ha permesso di guardare al passato, di riflettere e condividere la storia della galleria, di raccontare la sua attività. Inoltre, ci siamo concentrati sul digitale servendoci del nuovo sito, inaugurato proprio a gennaio di quest'anno. Abbiamo espanso virtualmente i nostri spazi con l'apertura della Viewing Room, che presenta una selezione curata di opere video interamente fruibili fino a maggio.

Quali misure avete introdotto per mitigare le conseguenze negative del lockdown sul business? Avete ricevuto aiuti statali oppure incentivi per i dipendenti?
Continuiamo a lavorare da casa e abbiamo colto le possibilità che lo Stato ha concesso alle imprese. Stiamo ripensando il programma per il 2020: la mostra corrente di Yael Bartana sarà estesa, dopodiché ci sarà un'esposizione curata e concepita per poter essere fruita anche in modo virtuale. La mostra di Franco Vimercati, il primo artista esposto dalla galleria nel maggio del 1995, è stata rimandata in autunno.

A quante fiere avreste dovuto partecipare? Avete dovuto sostenere dei costi nonostante la cancellazione della fiera?
Avremmo dovuto partecipare a Frieze New York che è stata cancellata e a miart che è stata rimandata. Frieze era prevista per maggio e per noi avrebbe avuto un'importanza particolare nel riunirci, per i 25 anni di attività, con gli artisti americani con cui la galleria lavora dai primi anni di apertura. Chiaramente abbiamo dovuto sostenere alcuni costi preventivi, finalizzati all'organizzazione della fiera (per esempio, i trasporti oltreoceano).

Quale sarà il modo per usufruire dell'arte dopo il Covid-19?
Credo che, soprattutto, le fiere risentiranno molto delle norme sul comportamento sociale, essendo per eccellenza luoghi di aggregazione, così come i musei che attirano un gran numero di visitatori. Penso, invece, che le gallerie d'arte potranno riprendere la loro attività ma con diverse modalità, evitando le classiche inaugurazioni. In galleria la cultura è sì aperta al pubblico, ma viene abitualmente fruita in modo più intimo, non vi si genera affollamento, gli incontri e le visite sono dedicati. Penso che il mondo digitale sarà sempre più importante: la tecnologia è stata fondamentale in questo periodo, in quanto mezzo di esposizione virtuale dell'arte e strumento per lavorare da remoto, anche se ora siamo più consapevoli dei suoi limiti, l’arte è troppo legata a fattori emozionali e il rapporto diretto con gli appassionati è indispensabile. Fondamentale è anche lo scambio professionale fra gli addetti ai lavori. Non a caso, rinnovando il sito e la nostra identità visuale, abbiamo scelto un payoff che ci rappresenti: “still a place”, che sottolinea l'importanza della galleria come spazio di sperimentazione e di fruizione dell'arte.
Possiamo cercare di tornare alla normalità, ma dovremmo in parte ridimensionarla. Questa occasione andrebbe sfruttata per recuperare un rapporto più intimo con l'opera d'arte, per capire meglio il suo linguaggio al di là degli opening, delle troppe fiere affollate, delle gare a organizzare i party più scintillanti. Saremo molto più poveri e forse questo porterà a una maggiore sobrietà, a riappropriarci dei valori dell'arte senza inutili contorni.

I collezionisti hanno acquistato o mostrato interesse per l'arte online in questo periodo?
Abbiamo preso la decisione, molto naturalmente, di non muoverci sul piano delle proposte di vendita: ci sembrava inadeguato alla situazione, abbiamo optato per l'atteggiamento che ci sembrava più eticamente e moralmente giusto, nonostante la perdita economica. Abbiamo mantenuto vivi i rapporti umani con i collezionisti e per raggiungerli virtualmente abbiamo aperto la Viewing Room che ha riscosso interesse, anche perché la scelta delle opere ci sembrava adatta a comprendere e percepire la situazione che stiamo vivendo.

Come vivono i vostri artisti questo momento?
I nostri artisti sono per lo più produttivi, talvolta anche ispirati da questa situazione, hanno infatti più tempo a disposizione per concentrarsi sul lavoro e sulla progettazione e cercano di ovviare, quando si può, alla difficoltà di reperire materiali e di relazionarsi con gli artigiani. Il momento è di intensa riflessione e creatività, meno vivace invece dal punto di vista delle mostre poiché le istituzioni sono momentaneamente ferme e le esposizioni rimandate o cancellate. Purtroppo tutti noi risentiamo del blocco pressoché totale dell'attività commerciale e temo che la ripresa del mercato sarà lenta, ma speriamo graduale.

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