dopo il nuovo attentato nella capitale

Raffica di arresti a Londra. Corbyn attacca May: si dimetta per i tagli alla polizia

dal nostro corrispondente Leonardo Maisano

(AFP)

2' di lettura

LONDRA - Il giro di vite annunciato da Theresa May contro l'«estremismo di matrice islamica» comincia subito con retate in corso, anche nelle prime ore di oggi, ancora a Barking, nell'East end settentrionale di Londra e a Newham. Gli attentatori uccisi a Borough market sono stati tutti identificati ed è imminente la comunicazione pubblica della loro storia di jihadisti della porta accanto, finita sul selciato del centro di Londra.

Altri arresti si aggiungono ai dodici fermati nelle ore immediatamente successive all'attentato. La riunione del Comitato Cobra di Sicurezza nazionale a Downing street farà il punto della situazione e probabilmente comincerà a tracciare la silhouette della stretta che il governo uscente di Theresa May vorrebbe mettere in atto per dare consistenza a quell' «enough is enough» scandito nella giornata di domenica davanti all'uscio di Number 10, casa e ufficio della signora premier. Sarà la fine dell'approccio multiculturale britannico, ragione fondante del celebrato melting pot londinese ? Difficile immaginare quel che accadrà, ma la volontà di togliere ossigeno a comunità lasciate libere di sviluppare l'ideologia della violenza nel nome di una religione, è netta. Non sarà facile. Qualcosa di molto simile cercò di fare Tony Blair dopo gli attentati del 2005, ma la resistenza dell'ala più liberale della società non lo fece andare avanti fino in fondo.

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È evidente che le misure prossime venture saranno compito del governo che verrà. Lo stato di crisi generato dagli attentati di queste settimane rafforza la posizione di Theresa May in questi ultimi tre giorni di campagna elettorale. Non solo perché i Tory sono da sempre il partito considerato più affidabile per gestire le emergenze, ma anche perché la signora premier – a lungo ministro degli interni – conosce da vicino i meccanismi della sicurezza britannica e pertanto appare più appealing all'elettorato.

Jeremy Corbyn, protagonista di una clamorosa rimonta per conto del suo Labour party, indicata da tutti i sondaggi, sconta invece l'aura di un pacifismo che tende a dipingerlo come un premier potenziale eccessivamente morbido. Il premier-ombra ha cercato di smontare questa immagine fin da domenica con inviti espliciti a inequivocabili alle forze dell'ordine a usare «tutti i mezzi possibili» per porre fine alla violenza. Corbyn ha chiesto le dimissioni di May ancor prima delle elezioni di giovedì 8. Secondo il leader Labour May
dovrebbe “dimettersi per aver presieduto ai tagli” imposti alle forze di polizia mentre era ministro dell'Interno.

Un assedio in realtà. Theresa May ha infatti detto che oltre ai tre attentati di queste settimane le forze di sicurezza britanniche hanno sventato altri cinque attentati in avanzata fase di preparazione. La violenza spaventa, tuttavia Londra questa mattina ha ripreso la vita di sempre, nell'angosciosa consapevolezza che la minaccia è costante e soprattutto è ovunque.

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