il caso sollevato dalle “iene”

Raggi: «Firme? Verifiche ma nessuna irregolarità»

di Vittorio Nuti


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La sindaca di Roma Virginia Raggi

3' di lettura

Affondo delle“Iene”: a finire nel mirino del programma Mediaset sono le presunte irregolarità nella raccolta di firme, risalente ad aprile 2016, a sostegno della candidatura per la corsa al Campidoglio di Virginia Raggi. In un servizio andato in onda ieri sera con il titolo “Un falso nella candidatura del sindaco Raggi?” (e ispirato dalle inconguenze rilevate dal consigliere della Lista Marchini Alessandro Onorato) si sostiene che una parte delle firme raccolte e presentate all’ufficio elettorale capitolino sarebbero state falsificate. Stamani, la sindaca ha replicato ostentando traquillità: sulle irregolarità denunciate nel servizio «abbiamo sempre risposto tramite i delegati di lista -peraltro due avvocati - che mi hanno rassicurato. Comunque effettueremo ulteriori accertamenti e verifiche ma da quello che mi viene rappresentato dai miei stessi delegati non c'è alcuna irregolarità».

M5S Roma: tutte le firme «autentiche e autenticate»
Stessa linea del M5S di Roma, che affida ad un post la difesa della sindaca grillina : «Mettetevi l'animo in pace: la Raggi è legittimamente sindaco di Roma votata da più di due terzi degli elettori romani». Tutte le firme raccolte a Roma per la presentazione della lista di Virginia Raggi «sono autentiche e autenticate», si aggiunge nel post. Il servizio, prosegue il M5S della Capitale, «riferisce di una presunta irregolarità formale su un atto (chiamato atto principale) redatto dai delegati di lista, ma è bene chiarire subito che non sono le firme a essere irregolari. Ma anche ipotizzando che ci sia un errore formale questo non inficia la regolarità e la legittimità della lista». A sostegno di questa tesi il post cita la sentenza del Tar Friuli Venezia Giulia . 450/2006 secondo cui «è del tutto inconferente, ai fini della regolarità delle operazioni elettorali, che l'autenticazione delle firme dell'atto principale sia antecedente a quella delle firme contenute negli atti separati». Tale «discrasia», peraltro, sottolinea la pronuncia amministrativa, «non è sanzionata dalla legge: e non potrebbe essere altrimenti, dato che non impinge su nessun principio in materia di operazioni elettorali».

Onorato (L. Marchini): incongruenze nei tempi di raccolta delle firme
Le firme contestate dal consigliere Onorato sono quelle che i candidati di ogni partito devono raccogliere a sostegno della propria candidatura alle elezioni. Si tratta dunque di firme di cittadini che devono essere autenticate da pubblici ufficiali. Secondo Onorato - che ha approfondito la questione nell’ambito di una procedura di accesso agli atti - ci sarebbe un'incongruenza nei tempi di raccolta e presentazione delle sottoscrizioni, perché le 1.350 firme “pro Raggi” risulterebbero autenticate prima del giorno della raccolta. Secondo Onorato il 20 aprile 2016 gli incaricati M5S avrebbero dichiarato la raccolta di 1.352 firme di cittadini con l’utilizzo di 90 atti separati (i moduli con i quali vengono raccolte le firme). «Peccato, però - ironizza il consigliere comunale della Lista Marchini - che sappiamo tutti che loro le firme le hanno raccolte 3 giorni dopo, cioè il 23 aprile 2016». Non solo. Onorato mette anche in evidenza che i cancellieri utilizzati (10 in tutto) sarebbero troppo pochi rispetto alle firme raccolte.

I legali del Movimento: nessuna irregolarità
Opposta la lettura della questione da parte dei legali del Movimento 5 Stelle, Alessandro Canali e Paolo Morricone, per i quali non ci sarebbero irregolarità. Si tratterebbe infatti, assicurano, «di un atto a formazione progressiva» che, spiegano, «come prevede la legge si può aprire prima della raccolta delle firme, lasciando alcune parti in bianco che verranno compilate in un secondo momento». «La legge non prevede assolutamente questo», è invece la risposta dell'esperto di diritto amministrativo Bruno Santamaria secondo il quale non esistono atti a formazione progressiva dove si possa lasciare in bianco delle voci. «Teoricamente», conclude Santamaria, si tratta di «una lista illegittima».

Pd all’attacco: «Raggi rispondi»
Il nuovo “caso” politico scaturito dal servizio andato in onda su “Italia 1” scatena l’immediata reazione dell’opposizione, a cominciare dal tweer pubblicato a stretto giro dal senatore dem Stefano Esposito: «Virginia Raggi ora che sei tornata a Roma rispondi su tema #firmefalse denunciato dalle Iene». Il senatore rilancio poi l'hastag #trasparenza. «Quello delle firme false sembra un difetto di ”famiglia'”, anzi di Movimento», rincara la dose il senatore Pd Francesco Scalia. «Dopo Palermo e Bologna tocca a Roma - sottolinea Scalia - se quanto emerge dal servizio televisivo fosse confermato si prefigura una vera e propria truffa ai danni dei romani. La sindaca dimostri con i fatti, non a parole, che non sono stati commessi illeciti e qualora fossero accertate difformità se ne assuma la responsabilità e agisca di conseguenza».

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