editorialePOLITICA 2.0

Raggi indagata, primo test del codice etico del M5S

di Lina Palmerini

(AP)

3' di lettura

Debutta con la Raggi il codice etico proposto da Grillo e approvato dal Movimento solo 20 giorni fa. “Chi è indagato non è automaticamente fuori”, è la regola che per molti annunciava l’avviso di garanzia al sindaco. Sin dal giorno in cui fu approvato il codice etico dei 5 Stelle (il 2 gennaio scorso) si disse che Virginia Raggi sarebbe stata la prima “cavia”. Il primo test per regole che non prevedono vi sia un’automatica espulsione per chi riceve un avviso di garanzia ma una valutazione caso per caso che spetterà, in ultima analisi, a Grillo. Ieri il sindaco di Roma ha scritto su Facebook dell’invito a comparire arrivato dalla Procura di Roma spiegando di aver rispettato gli obblighi di comunicazione previsti dal codice del Movimento e dicendo di essere pronta a dare ogni chiarimento ai magistrati che la interrogheranno il 30 gennaio. Le ipotesi sono falso e abuso d’ufficio in merito alla nomina di capo dipartimento del Turismo del Campidoglio del fratello di Raffaele Marra, ex capo del personale del Comune già arrestato.

Adesso, quindi, tocca a lui, al “Garante” che dovrà esprimersi sul caso-Raggi e spiegare le ragioni della sua scelta. Un passaggio di responsabilità politica che si scarica tutta su Grillo, a questo punto sempre più coinvolto nelle vicende della Capitale. E sempre più stretto in una tenaglia in cui da un lato non può interrompere l’esperienza di Roma e dall’altro deve districarsi in una inchiesta giudiziaria complicata, con intercettazioni che cominciano a girare e che inquinano quel marchio di trasparenza e correttezza su cui è nato e cresciuto il Movimento. Non è, poi, secondario il fatto che i 5 Stelle a Roma siano spaccati tra sostenitori e avversari della Raggi per cui Grillo potrebbe scontentare molti, creare altre divisioni, far nascere nuovi dissidenti.

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Forse non è un caso che proprio ieri sia uscita un’altra “disposizione” sul blog di Grillo secondo cui interviste e dichiarazioni dei parlamentari devono essere concordate con i responsabili della comunicazione e chi danneggia l’immagine del Movimento potrà incorrere in richiami o sospensioni. In molti hanno visto in controluce l’immagine di Roberto Fico che aveva criticato la linea pro-Trump con parole piuttosto dissonanti rispetto a quelle del “capo”. Nasce da qui il tentativo di ricondurre a “uno” un Movimento che è invece ancora tante cose ed è animato da personalità molto diverse: da Chiara Appendino a Virginia Raggi da Luigi Di Maio a Roberto Fico. E sia il codice etico che il post pubblicato ieri sono lo sforzo di arrivare a una sintesi che solo Grillo è in grado di imporre.

La domanda, però, è se davvero l’incoerenza e le contraddizioni, i pasticci e le inchieste romane o il sigillo del “comando” di uno solo abbiano un peso nell’opinione pubblica. Al momento sembra di no. Perché i 5 Stelle continuano ad avere degli argomenti forti di dialogo con l’elettorato che non sono solo quelli della legalità ma del disagio sociale, della frustrazione economica. Il reddito di cittadinanza, lo sforzo di analisi su quello che sarà il lavoro nei prossimi anni e il confronto avviato con la Cgil mostrano che c’è un nucleo di proposte su cui si regge il rapporto con i cittadini. È lì che si coagula il patrimonio di consensi grillini, su quei fronti più scoperti – come la disoccupazione o la povertà – su cui il Movimento è stato in grado di incrociare le attese del ceto medio e medio basso. Che è quello che può decidere le elezioni.

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