L'insider

Rahul Mishra:“Vi racconto la mia Delhi, fra moda etica e impegno anti-Covid”

Artigianato locale e sostenibile e butterfly people, sarti e ricamatori professionisti. Per il couturier la capitale indiana è un ecosistema di relazioni

di Mariangela Rossi

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Rahul Mishra

Artigianato locale e sostenibile e butterfly people, sarti e ricamatori professionisti. Per il couturier la capitale indiana è un ecosistema di relazioni


4' di lettura

«Sono nato e cresciuto in un tranquillo villaggio nell'Uttar Pradesh, Malhausi, e oggi, quando non sono in viaggio, vivo a Noida, a circa 20 km da New Delhi, mentre il mio flagship store si trova a Mehrauli, un quartiere nella parte sudoccidentale della città. Delhi, con la sua storia millenaria, è una capitale cosmopolita, con residenti provenienti da tutto il mondo, composta dalle tante contraddizioni che rappresentano il Paese e con un senso costante di evoluzione e vivacità che amo molto. Sono gli ampi viali alberati, ordinati e tranquilli, nei quartieri residenziali a sud, insieme alle strette stradine di Chandni Chowk, uno dei più antichi e affollati mercati, a suggerirne l'atmosfera di villaggio globale.

Anche l'India, come il resto del mondo, è afflitta dalla violenta pandemia da Covid-19: se da una parte il paesaggio urbano è stato baciato dalla rinascita della natura, con il cielo di Delhi mai così terso, l'aria pulita e gli uccelli migratori miracolosamente riapparsi, dall'altra, ho assistito a una delle più gravi crisi occupazionali, con milioni di lavoratori migranti sfollati che lottano per sostenere le loro famiglie. A New Delhi ne abbiamo accolti alcuni, aiutato altri e continuiamo a farlo. Avere a cuore la comunità artigiana locale è alla base dei valori del nostro marchio (Mishra, che nel 2009 è stato il primo studente non europeo a vincere una borsa di studio all'Istituto Marangoni di Milano, è un convinto sostenitore della moda etica, dell'alto artigianato e delle antiche tecniche indiane, ndr).

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Una parte significativa del nostro lavoro, sin dal debutto della linea nel 2006, sono i kaarigars, i ricamatori e i sarti che eseguono tutto a mano e che io definisco butterfly people (farfalle), perché con le loro mani abili e il loro know-how danno vita a meraviglie. Metaforicamente, il couturier è un giardiniere e gli artigiani sono le farfalle che ricamano il giardino della vita, celebrando l'importanza della partecipazione collettiva alla creazione e all'ecosistema dell'atelier. È il valore della condivisione umana che genera la bellezza.

Pratico yoga, che aiuta a riequilibrarmi e a migliorare la qualità del mio sonno, faccio una prima colazione sana, ogni giorno diversa: alterno germogli di soia, avena, uova e paratha, un tipo di pane indiano molto versatile. Mi piace fare giardinaggio con mia figlia Aarna, che ha quattro anni: anche lei è appassionata e ha un'immaginazione fertile. Le ho insegnato, nel modo in cui ho imparato io, come vivere al meglio nel verde e l'attitudine con cui lei osserva le cose mi aiuta a coltivare nuove prospettive.

Spesso, nei weekend, giriamo per vivai o andiamo al Sunder Nursery, un grande parco del XVI secolo ricco di piantagioni organiche e varie fioriture, ideale anche per un picnic in famiglia. Amo Lodhi Garden, uno dei parchi meglio conservati a Delhi, con mausolei di epoca Mughal immersi nella vegetazione. Io sono cresciuto in mezzo alla natura, avevo un grande albero proprio dentro casa, e anche oggi vivo circondato dal verde. Con mia moglie Divya e mia figlia Aarna, abbiamo scelto accuratamente centinaia di piante da esterni e interni, che, oltre ad aggiungere grazia, purificano l'aria. I fiori, le piante, la natura sono per me di grande ispirazione. Mi piace disegnare e dipingere, anche con mia figlia, e trascorro ore a giocare nella sua camera, in giardino o nei grandi spazi luminosi della nostra casa, progettata insieme a mia moglie, al mio fianco anche nel lavoro.

Mausoleo all'interno del parco Sunder Nursey

Luminosissima, con pareti color avorio, accostate a materiali come vetro, marmo e metallo, è come una tela bianca, decorata con le opere di arte indiana, che amo collezionare: dal tessile ai dipinti Pichwai, gli stessi che ornano i templi, dalle Phad, pergamene religiose su stoffa dal Rajasthan, alle Thangka, opere su tela dei monaci e dei lama tibetani. Ne ho acquistata una pochi mesi fa, dal mio ultimo viaggio in Bhutan. Tutte convivono in casa con vari altri oggetti che hanno un forte valore affettivo, come le foto di famiglia e i ricordi acquistati durante i viaggi. Per chi volesse ammirare alcuni veri capolavori di arte indiana, consiglio una visita alla National Gallery of Modern Art e al National Crafts Museum & Hastkala Academy a Delhi.

Un dipinto Pichwai, tradizionalmente utilizzato per adornare i templi.

Le viuzze affollate di Chandni Chowk, come accennavo prima, rappresentano la vera India, tra vecchi edifici, angoli nascosti e profumo di spezie. È un melting pot di creatività ed è anche il posto, insieme a Kinari Bazaar e a Sadar Bazaar, dove acquistare belle stoffe e materie prime sorprendenti.

Lavoro molto con gli artigiani dei villaggi del Gujarat, del Madhya Pradesh, del Bengala Occidentale, ma un tour ideale in città, legato al made-in-India e alle varie forme di arte e manifatture locali, dovrebbe comprendere, oltre ai luoghi già citati, anche Dastkar, associazione no profit a supporto delle donne dei villaggi intorno alla Ranthambore Tiger Reserve, il mercato Dilli Haat e gli empori di Stato come Kamala. Mi torna sempre in mente una frase del Mahatma Gandhi, scoperta mentre ero alla scuola di design ad Ahmedabad. “Ricorda il volto dei più poveri che hai mai visto e chiediti se la tua contemplazione sarà di qualche utilità per loro”. Io vivo, anche, di questo».

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