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Rai, i dirigenti: «Basta rinvii, serve vertice autorevole»

L’associazione: «La nostraazienda merita una guida che abbia una profonda conoscenza dei temi e sia in grado di affrontarli con urgenza, competenza e consapevolezza»

(Imagoeconomica)

3' di lettura

«Il rinvio dell’Assemblea degli Azionisti al 12 luglio pone la Rai in una posizione di estrema e ingiustificata difficoltà’», secondo l’ avvocato Luigi Meloni, presidente A.D.Rai - Associazione Dirigenti Rai.

«Nonostante le critiche e le continue strumentalizzazioni, la Rai rimane la prima impresa culturale italiana, tra le prime in Europa e il primo broadcaster al mondo per quota di mercato nazionale, l’ultimo baluardo per l’industria italiana dei media e dell’audiovisivo in un contesto sommerso da operatori e interessi sovranazionali» sottolinea il presidente dell’associazione che ricorda poi come all’interno della Rai trovino spazio «diverse società, di cui una addirittura quotata in Borsa. L'offerta Rai include 14 canali televisivi, 12 canali radio, testate giornalistiche, canali internazionali, siti web, piattaforme online come Rai Play e Rai Play Sound e poi ancora 4 Centri di Produzione, 17 sedi regionali, un Centro di Ricerca e Innovazione e molto altro ancora».

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Secondo Meloni, «oggi la situazione è complicatissima, e non certo solamente per i numeri del bilancio. I numeri derivano da tanti fattori dipendenti da assetti sedimentati nel tempo che non sono sempre stati frutto di scelte manageriali ma più spesso determinati da vincoli di sistema. Si tratta di fattori ben noti all’interno della Rai ma mai portati all’esterno per un serio confronto con la Politica (Governo e Parlamento) dai vari capi azienda che si sono succeduti. Forse, essendo nominati dalla politica, non hanno potuto o voluto disturbare i propri dante causa».

Necessità di un progetto a lungo termine

La nota dell’associazione dirigenti prosegue spiegando di essere «consapevole da molti anni, delle revisioni di cui la Rai ha bisogno: interventi strutturali che possano permettere all’azienda di competere nell’arena globale dei contenuti a servizio dei cittadini. Il servizio pubblico radiotelevisivo ha urgente necessità di riprogettarsi a lungo termine evitando l’ennesima visione miope di corto respiro. Si tratta di un progetto che comprenda la consapevolezza del focus che è “fare radiotelevisione”, di poter fare dei programmi televisivi sempre migliori, di essere il fulcro fondamentale della industria audiovisiva nazionale, di approfondire l’informazione, di essere il difensore della nostra identità culturale, di attirare i nuovi pubblici grazie alla trasformazione in media company».

Norme anacronistiche limitano lo sviluppo

La presa di posizione pone poi l’accento su un altro aspetto: «Servirà anche denunciare ad alta voce - scrive Luigi Meloni –, una volta per tutte, l’esistenza di norme ad hoc anacronistiche che limitano lo sviluppo sui mercati e depauperano il materiale umano, di chiarire il significato di “economicità” per il servizio pubblico definendo con chiarezza le risorse su cui la Rai può contare in relazione al perimetro aziendale e agli obiettivi definiti dal Contratto di Servizio. La nostra Azienda merita una guida che abbia una profonda conoscenza di questi temi e quindi che sia in grado di affrontarli con urgenza, coraggio, competenza e consapevolezza. Che sappia operare in un contesto altamente competitivo rispettando le diverse anime e gli interessi dei diversi stake-holder in gioco, che non sia subalterna agli interessi della politica ma sia in grado di interloquire con essa da pari a pari».

La difficoltà economiche e strategiche

L’A. D. Rai si dice sicuro che l’azionista e il Presidente del Consiglio sapranno scegliere i nuovi vertici interpretando al meglio le esigenze del momento in relazione al ruolo che la Rai deve continuare ad avere. «Non possiamo però non sottolineare - continua ancora Meloni - che da trent’anni la Rai si trova ad essere guidata da vertici esterni all’Azienda, nominati in maniera diretta dalla politica e che spesso non hanno portato una adeguata visione progettuale e culturale. Il risultato evidente non è dato soltanto dalla mancata indipendenza della Rai ma anche dalle rinnovate difficoltà non solo economiche ma soprattutto strategiche ed editoriali. La Rai non ha quasi mai avuto vertici interni (se non per brevi periodi e dettati dall’uscita anticipata del capoazienda di turno) e una delle motivazioni paradossali è che non si scelgano manager interni perché ... politicizzati»!

«Serve media company integrata»

Con il proprio intervento pubblico l’associazione dei dirigenti Rai chiede alle Istituzioni di «esprimere nel più breve tempo possibile una visione di lungo periodo per la Rai evitando di contribuire, più o meno consapevolmente, al rischio di affossare un asset che riveste un ruolo fondamentale per il Paese. La sfida dei prossimi anni si giocherà sul campo dei contenuti e sull’implementazione di una strategia adeguata per una vera e necessaria trasformazione verso una media company integrata. La Rai deve avere un vertice che sappia guidare l’azienda verso le nuove sfide industriali ed editoriali realizzando gli obiettivi di sistema definiti nel Contratto di Servizio. Si dia subito alla Rai una guida autorevole che sappia creare valore per tutti e soprattutto per i cittadini»’.

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