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Rai, con il governo giallorosso parte la corsa al riposizionamento

La televisione pubblica non è la Bbc, ma non dovrebbe neppure cambiare volto al termine di ogni stagione politica

di Giancarlo Mazzuca

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2' di lettura

Siamo d'accordo, la Rai non è la Bbc, ma non dovrebbe neppure essere una specie di Giano bifronte, anzi “trifonte”, che cambia volto al termine di ogni stagione politica. Senza tornare alla preistoria - ai tempi, cioè, della tv in bianconero, della Dc imperante a dispetto delle prime, grandi, lottizzazioni - la tv di Stato microfono del governo in carica è stata una prassi costante del costume italico: tutti hanno gridato all'untore, ma l'untore è rimasto.

Spesso e volentieri, in questi anni, ho letto pesanti critiche alla televisione pubblica monocolore (o quasi) dove le voci fuori dal coro non erano ammesse facilmente. È vero, anche ai tempi di Berlusconi a Palazzo Chigi gli “anchormen”erano allineati e chi non si adeguava (un nome “in primis”: Enzo Biagi, protagonista del famoso “editto bulgaro”) finiva in castigo, ma le minoranze avevano ancora voce, sia pur piuttosto flebile. Con il primo Matteo imperante (Renzi) la conquista dei piani alti di Corso Mazzini (e non solo) si è però affinata: in maniera anche “soft”, hanno cominciato ad andare in onda in Rai monologhi con un solo timbro di voce.

A quel punto, pensavamo davvero di aver raggiunto il punto più alto (anzi, più basso) della Rai megafono del potere, ma forme ancora più sofisticate della conquista degli spazi televisivi hanno preso piede nell’era di Salvini e Di Maio quando l'occupazione “manu militari” da parte di un solo partito si è trasformata in una specie di cogestione bicolore. In questo caso, era un po' diverso dalle lottizzazioni di un tempo dove c'era sempre un solo partito predominante. Come prima, più di prima: un canale verde a me, un canale giallo a te e il terzo gialloverde. Adesso, dopo solo un anno, è tutto da rifare perché è giunto il momento della coalizione giallorossa: che fine faranno tutti i dirigenti e i giornalisti leghisti doc? Ci sarà una nuova spartizione del potere con quelli sponsorizzati dal Pd (magari qualcuno che era già stato in auge ai tempi di Renzi) al posto dei salviniani? È ancora presto per rispondere a questi interrogativi perché, per salvare la forma, i giochi si faranno più avanti.

Quello che è certo è che, in questi giorni di fine estate, nei piani alti di Viale Mazzini sono in corso le grandi manovre con molti “uomini Rai” che cercano disperatamente di ricollocarsi. Intendiamoci, nulla di nuovo nel palazzo con la statua del cavallo morente: questa specie di “domino” andò in onda anche quando il sottoscritto era stato consigliere d’amministrazione dell'ente radiotelevisivo, ma – dicono voci di corridoio - la corsa allo sponsor sembra essere oggi ancora più frenetica e non è proprio un bello spettacolo da vedersi. Anche perché la spartizione che va in pensione era stata appena completata: è proprio vero che una mappa del potere tira l’altra. Nonostante tutto, io spero ancora che, questa volta, non ci sia quel terremoto delle precedenti stagioni. Mi illudo?

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