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Rai, immobili in vendita per 200 milioni

Via libera del Cda al piano immobiliare della Tv pubblica 2023-2031 per gestire e rendere efficiente il patrimonio immobiliare. A Roma si va verso il rilascio degli immobili in affitto. A Milano sul mercato il centro di produzione di Corso Sempione

di Andrea Biondi

(Cristiano Minichiello / AGF)

2' di lettura

Un piano immobiliare da 465 milioni di investimenti fra 2023 e 2031. Una parte di questi investimenti dovrebbe essere coperto da “valorizzazioni” sul mercato del patrimonio esistente per 200 milioni . Il risultato sarà una riduzione del footprint del 14% al 2031 con un taglio a regime di costi annui di gestione immobiliare per 10 milioni. Sono i numeri salienti del piano immobiliare Rai – approvato oggi all’unanimità dal Cda di Viale Mazzini – per come si desumono dai numeri di un documento spedito alla Commissione di Viglianza e che Il Sole 24 Ore ha potuto visionare.

Sono 21 pagine in cui si tratteggiano i punti salienti del prossimo Piano industriale e, in maniera più puntuale, quelli del Piano immobiliare di una Rai che si appresta a dare il via a un'operazione su un patrimonio immobiliare della Tv di Stato che, si legge, «presenta criticità in termini di anzianità,manutenzione e funzionalità rispetto ai bisogni attuali ».Si parla di «640.000 mq lordi di immobili in proprietà, oltre a circa 110.000 mq immobili di terzi (locazioni, concessioni, comodati), tutti ad uso strumentale».

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In questo quadro, scrive la Rai, il patrimonio immobiliare presenta «necessità di ingenti interventi di adeguamento funzionale e/o normativo (es. Roma Viale Mazzini,Milano Corso Sempione)». Del resto l'età media degli immobili è di circa 40 anni. Un altro punto da affrontare è il «sovradimensionamento di alcune realtà territoriali e delle sedi regionali con conseguente inefficienza nell’utilizzo degli spazi disponibili».

C'è poi il tema dell'«assetto disorganico degli immobili a Roma con intensivo ricorso a locazioni di unità di limitate dimensioni» visto che nella Capitale ci sono più di 30 immobili in affitto. Un ultimo punto riguarda le «logiche di utilizzo degli uffici di vecchia concezione incompatibili con i più moderni modelli organizzativi (Desk sharing, lavoro agile)» visto che con lo smart working le presenze sono il 60% di quelle teoriche.

Gli interventi previsti dal piano in 8 anni saranno quindi su Roma, Milano, sui centri di produzione di Torino e Napoli e sulle sedi regionali. A Roma è prevista la «rifunzionalizzazione e ammodernamento dell’immobile di Via Mazzini» (che quindi come anticipato dal Sole 24 Ore non dovrebbe essere messo in vendita al contrario di quanto pensato in un primo momento. Lo stesso avverrà per i i centri di produzione di Saxa Rubra, Teulada e Nomentano. Previsti inoltre il «rilascio degli immobili in locazione (per la componente di uffici e redazioni)» e la «Valorizzazione degli immobili non più strategici». Riguardo a Milano si legge della «creazione di un nuovo centro di produzione TV», ma anche del «rilascio immobili in locazione (Mecenate)» e della «valorizzazione sul mercato di centro di produzione di Sempione».


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