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Rai, multa Agcom da 1,5 milioni: violati principi indipendenza, imparzialità, pluralismo

Contestate volazioni del contratto di servizio, in particolare per quanto riguarda i principi di indipendenza, imparzialità e pluralismo

di Andrea Biondi


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3' di lettura

Multa da un milione e mezzo alla Rai per alcune violazioni del contratto di servizio, in particolare per quanto riguarda i principi di indipendenza, imparzialità e pluralismo.

A sanzionare Viale Mazzini è stata l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni che con due diverse delibere ha ravvisato una serie di violazioni da parte della concessionaria del servizio pubblico radiotelevisivo.

L’Autorità, si legge nella nota dell’Agcom «a seguito di un monitoraggio costante e continuo dal quale sono emersi numerosi episodi riguardanti la programmazione diffusa dalle tre reti generaliste, ha accertato il mancato rispetto da parte di Rai dei principi di indipendenza, imparzialità e pluralismo, riferito a tutte le diverse condizioni e opzioni sociali, culturali e politiche, così da garantire l’apprendimento e lo sviluppo del senso critico, civile ed etico della collettività, nel rispetto della dignità della persona, del diritto e dovere di cronaca, della verità dei fatti e del diritto ad essere informati».

I programmi sotto accusa
Un giudizio durissimo, insomma, che l’Autorità ha espresso a maggioranza con la contrarietà sulla sanzione, fra i commissari, di Mario Morcellini e l’astensione di Francesco Posteraro. «Mi sono astenuto – ha dichiarato Posteraro all’Ansa - perché ritengo che le violazioni riscontrate non siano di gravità tale da richiedere l’irrogazione di una sanzione».

Il provvedimento sarà reso noto con la sua documentazione lunedì o più probabilmente martedì. Ma da quel che si apprende nel mirino di Agcom sarebbero finiti programmi di informazione ma anche di intrattenimento. Si va dalla Vita in Diretta a Realiti, all’Approdo di Gad Lerner al Tg2 nel servizio in cui ha parlato del presunto fallimento del modello svedese d’integrazione sostenendo che alcuni territori del Paese erano «completamente fuori controllo», zone dove «la polizia non entra». Non ci sarebbe invece Porta a Porta con il famigerato “spot” del numero uno della Lega Matteo Salvini durante Juventus-Roma. Sarebbe in questo caso bastata la “riparazione” successiva con il segretario Pd, Nicola Zingaretti.

La diffida alla concessionaria pubblica
L’Agcom ha quindi «diffidato la concessionaria pubblica affinché elimini, durante la vigenza del contratto di servizio 2018-2022, le violazioni e gli effetti delle infrazioni accertate, adottando specifiche misure volte a garantire il rispetto degli obblighi e a evitare il ripetersi delle violazioni in futuro, richiamando l’importanza della responsabilità editoriale pubblica della concessionaria».

La seconda delibera dell’Autorità, approvata all’unanimità, ha invece accertato «il mancato rispetto dei principi di non discriminazione e trasparenza» in relazione ai prezzi praticati dalla concessionaria nella vendita degli spazi pubblicitari.

L’Autorità ha dunque diffidato la Rai a cessare immediatamente i comportamenti contestati, «anche al fine di consentire ad Agcom la verifica del corretto utilizzo delle risorse pubbliche (canone) e private (pubblicità) per il finanziamento delle attività e della programmazione di servizio pubblico».

Una bomba politica sulla Rai
Quella che è piovuta sulla Rai è comunque un’autentica bomba politica, che cade su una Tv pubblica che non ha metabolizzato il passaggio dal governo giallo-verde – che ha espresso il Cda – a quello attuale, in cui per l’ad Fabrizio Salini si stanno moltiplicando gli attacchi soprattutto dal Pd.

«All’amministratore delegato Salini non resta che valutare la propria permanenza al vertice dell’azienda così come la permanenza degli attuali vertici dell’informazione», ha detto in una nota il vicecapogruppo del Pd alla Camera, Michele Bordo. Ma è solo una delle prese di posizione che hanno accomunato forze di maggioranza e di opposizione.

La Rai «prende atto con grande stupore delle decisioni del Consiglio di oggi dell’Autorità che ha inteso censurare il Servizio pubblico per asserite violazioni del Contratto di servizio, segnatamente in tema di pluralismo informativo».

Nel riservarsi di esaminare in dettaglio il provvedimento «quando sarà notificato, per una più compiuta valutazione nel merito - si legge in una nota di Viale Mazzini - Rai non mancherà di rappresentare nelle opportune sedi la correttezza del proprio operato in coerenza con il ruolo assegnatole dalle leggi, anche da quelle che tutelano l’autonomia dei giornalisti».

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