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Rai pronta a sedersi al tavolo della rete unica Tim-Open Fiber

Il consiglio di amministrazione della Rai ha dato mandato all'unanimità all'ad di chiedere di partecipare a iniziative e tavoli sulla Rete Unica perché la Rai «abbia un ruolo a garanzia della neutralità della rete e dello sviluppo delle infrastrutture»

di Andrea Biondi

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Torino, prima sede storica della Rai. (Imagoeconomica)

Il consiglio di amministrazione della Rai ha dato mandato all'unanimità all'ad di chiedere di partecipare a iniziative e tavoli sulla Rete Unica perché la Rai «abbia un ruolo a garanzia della neutralità della rete e dello sviluppo delle infrastrutture»


2' di lettura

La Rai deve avere un ruolo nella rete unica. Come anticipato sul Sole 24 Ore in edicola martedì 8 settembre, la tv pubblica vuole entrare nel gran ballo sul progetto di Rete unica che potrebbe nascere sull’asse Tim-Open Fiber. E così il Cda di viale Mazzini ha ufficialmente dato mandato all’unanimità all’amministratore delegato Fabrizio Salini di chiedere di «partecipare a iniziative e tavoli, in particolare della componente pubblica, sulla rete unica» . Il servizio pubblico rivendica in questa partita «un ruolo a garanzia della neutralità della rete e dello sviluppo delle infrastrutture».

Il comunicato di viale Mazzini

A darne notizia è un comunicato di Viale Mazzini parlando di una decisione «presa dopo l'audizione del Chief technology officer, Stefano Ciccotti. Il Cda - si legge ancora nel comunicato - ha approfondito i temi relativi allo sviluppo della banda ultralarga attraverso le varie iniziative sulle quali la Rai è impegnata, tra cui la content delivery network, la sperimentazione del trasporto attraverso la partnership di Open Fiber dei contenuti in altissima definizione su reti in fibra ottica, l'estensione dei servizi Rai nelle cosiddette 'aree bianche' del Paese e la partecipazione dell'azienda nelle attività di sviluppo del 5G nonché i rischi e le opportunità future che il progetto di Rete Unica UBB rappresenta per la Rai».

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A ruota di Mediaset

Un dibattito, questo sulla rete unica, che per quanto riguarda l’eventuale presenza dei broadcaster al tavolo ha preso quota dopo che anche Mediaset ha fatto presente la sua volontà di prendere parte alle discussioni, a seguito della sentenza della Corte Ue che il 3 settembre ha di fatto mandato in soffitta il divieto stabilito dalla Legge Gasparri e dal conseguente Tusmar (Testo unico dei servizi media audiovisivi) di incrocio fra Tim e il gruppo di Cologno.

Viale Mazzini ritiene di avere pieno titolo ad entrare in questa discussione per vari motivi. Il primo e il discorso vale in questo caso anche per Mediaset – sta nel fatto che il futuro della distribuzione dei contenuti Tv sarà essenzialmente su Ip. Quindi non trasmissione via etere, ma attraverso quelle reti di tlc su cui hanno costruito la loro fortuna Netflix, Amazon Prime Video e tutti gli altri “Over The Top”. Per questo Rai come Mediaset dicono di volere un’infrastruttura neutrale che non abbia Tim in maggioranza.

La carta delle torri

Altra carta forte nelle mani della Rai è Rai Way, la società delle torri controllata al 65% dalla tv pubblica con le sue oltre 2.300 torri broadcast. Quelle torri, soprattutto nella parte delle aree più disagiate – le “aree bianche”, o anche quelle “grigie” – possono risultare di grande importanza nello sviluppo del cosiddetto Fixed wireless access (Fwa), quello con wireless nell’ultimo miglio, ormai sdoganato a pieno titolo come tecnologia abilitante (e in certi casi la più conveniente) alla copertura di parte del territorio in banda ultralarga. In questo quadro, il fatto che dalle torri passi buona parte dello sviluppo del 5G aggiunge ancora maggiore spessore alla partita.

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