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Raid o no in Siria? Perché Trump frena. In tre punti

di Redazione Online

Casa Bianca, ancora nessuna decisione sulla Siria

2' di lettura

Scatterà o no il raid in Siria? Ieri sera la Casa Bianca ha detto che nessuna decisione definitiva è stata ancora presa: gli Stati Uniti continuano a esaminare le informazioni di intelligence, dice la portavoce della Casa Bianca, Sarah Huckabee Sanders, al termine dell'incontro del Consiglio di sicurezza nazionale. Le stesse parole del capo del Pentagono Jim Mattis la mattina. In sostanza al di là dei sei tweet di Trump possiamo fissare tre punti, provvisori s’intende, che suggeriscono un rallentamento.

1) Il Pentagono porta avanti una sua agenda. Mattis, capo Difesa Usa, non ha escluso alcuna opzione, non bisogna colpire per forza, va dicento da giorni. L’uscita di Trump con i sei tweet di due giorni fa è quindi una delle tante decisioni estemporanee del presidente. In sottofondo Mattis ha sempre detto che nulla era escluso, tutte le opzioni rimangono praticabili, quindi lui almeno non può essere accusato di improvviso dietrofront.

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2) Non c’è un fronte unito. Gran Bretagna, Francia e Stati Uniti - scrive il Wall Street Journal- sono d’accordo sulla necessità di un raid contro Assad e il suo regime, protetto da Russia e Iran (Assad ieri ha incontrato a Damasco l’inviato dell’ayatollah Ali Khamenei). Germania e Italia e dall’Asia, il Giappone, hanno escluso interventi militari. Ma anche il trio che vuole intervenire sta discutendo sul come: vi sono differenze fra Washington, Parigi e Londra, su scopo e obiettivo dell’attacco occidentale in risposta a quello chimico contro i civili per cui è accusato Assad.

3) Rapporti con la Russia e politica interna Usa. Sembrano due vicende slegate, in realtà sono unite da Trump. È lui, come presidente, a essere accusato di rapporti impropri col Cremlino - e la perquisizione negli uffici del suo avvocato Cohen lo ha turbato parecchio - ed è per questo che, dicono i critici, vuole colpire la Siria: per distogliere l’attenzione dalle indagini interne. Allo stesso tempo però, Trump e non solo lui, non vogliono tirare la corda con la Russia, grande protettore di Assad. Mike Pompeo, nuovo segretario di Stato Usa, ha detto che bisogna essere più duri con Mosca anzi per la precisione ha detto «Mosca non ha ricevuto il messaggio» ma nessuno dentro l’Amministrazione si vuole impiccare per la Siria tenuto conto dello scenario mediorientale. Anche perché se si rompe con la Russia sulla Siria, poi con chi si parla per il grande assillo di Trump: l’Iran?

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