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Rallenta il calo di export di orologi grazie alla Cina

A ottobre le esportazioni di segnatempo elvetici sono state pari a 1,88 miliardi di franchi (1,74 miliardi di euro), con una flessione del 7,1% rispetto a un anno prima

di Lino Terlizzi

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(Agf Creative)

A ottobre le esportazioni di segnatempo elvetici sono state pari a 1,88 miliardi di franchi (1,74 miliardi di euro), con una flessione del 7,1% rispetto a un anno prima


3' di lettura

Continua ad attenuarsi il calo dell'export di orologi svizzeri. E il maggior contributo al contenimento della discesa viene ancora dalla Cina. I dati di ottobre indicano che le esportazioni di segnatempo elvetici sono state pari a 1,88 miliardi di franchi (1,74 miliardi di euro), con una flessione del 7,1% rispetto a un anno prima. In giugno il calo era stato del 35%, in luglio del 17%, in agosto dell'11,9%, in settembre del 12%. Nell'arco dei primi dieci mesi del 2020, le esportazioni di orologi rossocrociati sono state di 13,32 miliardi di franchi (12,34 miliardi di euro), il 25,8% in meno in rapporto allo stesso periodo del 2019; nei primi sei mesi di quest'anno il calo era stato del 35,7%.

Gli effetti economici del coronavirus si fanno chiaramente ancora sentire, nel mese di ottobre solo tre fra i dieci maggiori mercati di sbocco hanno registrato il segno positivo. La Cina apre la top ten con un +15,1%, seguita dagli Usa con un -5,3% e da Hong Kong con un +3,5% (per l'ex colonia britannica è il primo progresso da marzo 2019, ma incide anche l'effetto statistico legato a un ottobre 2019 molto negativo). Ci sono poi il Regno Unito con -8,1%, il Giappone con -17,4%, Singapore con -4,8%, Emirati Arabi Uniti con un +22,2%, la Germania con -17,3%, la Francia con -38,6%, l'Italia con -25,5%. In ottobre sono stati ancora una volta gli orologi di gamma alta e medio-alta a tenere meglio.

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I segnatempo con prezzi all'export inferiori ai 500 franchi hanno registrato le flessioni maggiori, mentre quelli sopra i 3.000 franchi e quelli tra 500 e 3.000 franchi hanno registrato cali decisamente più contenuti.La fotografia del periodo gennaio-ottobre 2020 mostra una Cina ormai saldamente al primo posto tra i mercati di sbocco, con un progresso dell'11,3% rispetto a un anno prima. Tutti gli altri nove mercati hanno il segno negativo nel periodo, compresa l'Italia che è in chiara flessione ma riesce quantomeno a tenere il decimo posto. Gli Usa sono al secondo posto con -20,9%, poi Hong Kong con -40,8%, il Giappone con -31%, il Regno Unito con -29,1%, Singapore con -27,7%, la Germania con -24,5%, gli Emirati Arabi Uniti con -21,5%, la Francia con -39%, l'Italia con -36,1%.Il rimbalzo dell'economia cinese prosegue e ha riflessi anche nel settore orologi.

Gli acquisti in territorio cinese crescono sia per questi riflessi, sia per la forte riduzione dei viaggi all'estero legata alle misure anti virus; la tendenza agli acquisti in patria in questo quadro si è ulteriormente rafforzata. Hong Kong continua a subire l'effetto delle tensioni politiche. Altri importanti mercati asiatici sentono ancora l'impatto del coronavirus. Gli Stati Uniti sono pure frenati da questo impatto. L'Europa sta risentendo nettamente della seconda ondata del virus. L'industria elvetica degli orologi rappresenta oltre il 50% del fatturato globale del settore ed esporta oltre il 90% della sua produzione.

Commentando i dati di ottobre, La Federazione dell'industria orologiera svizzera (Fh) indica che le ultime restrizioni, rese necessarie dalla lotta al virus, in Europa peseranno anche nei prossimi mesi. A livello mondiale, la contrazione in atto per l'export di segnatempo è la peggiore degli ultimi 80 anni, ricorda la Fh. Pur pesante, la discesa è andata però attenuandosi in questa seconda metà dell'anno, attestandosi per ora a quel -25% che è poi la previsione per l'intero 2020 fatta nel giugno scorso dalla stessa Federazione delle imprese elvetiche del settore.

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