MOTORSPORT

Rally, il banco prova dei costruttori auto che il pubblico ama

Il business dei campionati

di Giulia Paganoni

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Toyota Yaris Wrc,

3' di lettura

L’Italia resta terra di motori, anche senza un’industria forte come un tempo. Il Bel Paese vanta un’importante storia nei rally, tutti ricorderanno degli undici titoli costruttori vinti dal marchio Lancia e il tricolore alzato ben due volte (1986-1987) dall’equipaggio Biasion-Siviero, campioni del mondo rally. Una tradizione, quella del motorsport, che sebbene sia un po’ cambiata e adeguata al tempo, continua a coinvolgere centinaia di migliaia di atleti e spettatori.

A livello nazionale, sono davvero tanti i campionati, le gare titolate e non e i trofei organizzati dai marchi (Peugeot, Suzuki e Renault). I principali riservati alle auto moderno sono il Campionato Italiano Rally (Cir) e il Campionato Italiano Wrc (C.I.Wrc). Lo scorso anno, secondo una ricerca effettuata per Aci Sport, sono stati ben 238mila gli spettatori in loco durante gli otto appuntanti del Cir, con una media di 29.800 per evento, a cui si aggiungono gli oltre 82milioni contatti avvenuti durante la stagione (il dato comprende tutti i touch point con le manifestazioni, dalla tv al web alla stampa).

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Per quanto riguarda il Ci.Wrc, invece, le gare in programma per la stagione 2019 sono state sei e gli spettatori live hanno toccato una quota di circa 108mila, 18mila per ciascun evento. Mentre i contatti della stagione ammonterebbero a 61milioni. I dati del 2020 saranno ovviamente quasi azzerati a causa del Coronavirus.

Ford Fiesta Wrc M-Sport

Interessante notare che per entrambi i campionati, il profilo del pubblico è suddiviso per il 65% in un pubblico maschile e un bel 35% femminile, dato che mostra l’interesse per i motori anche da parte del gentil sesso. Inoltre, i numeri raccolti sottolineano un certo grado di omogeneità tra le classi di età: dai 21 a oltre 50 anni le percentuali fluttuano tra l’8 e il 17%.

Ricordiamo che le strade italiane sono parte della storia del rallysmo internazionale, i più appassionati avranno ancora impressa nella mente la tappa italiana del mondiale, quando si percorrevano le strade dell’entroterra ligure fino poi arrivare agli sterrati della Toscana.

Oggi, il rombo dei motori delle Gruppo 4 e delle Gruppo B si è evoluto in quello delle Wrc Plus, auto super performanti che vantano un motore 1.6 litri sovralimentato da 380 cv montato su scocche con un’aerodinamica davvero impressionante per raggiungere delle velocità notevoli nella percorrenza in curva. Ovviamente la trazione è integrale permanente. La Fia (Federazione Internazionale dell’Automobile), organo supremo che gestisce le competizioni a livello internazionale, ha deciso che la tappa italiana si sarebbe svolta sugli sterrati della Sardegna, luogo davvero scenografico per questa competizione.

La regione ha accolto molto bene l’evento, il quale lo scorso anno ha generato un impatto economico sul territorio (ricavato come somma dell’indotto diretto e indiretto) di circa 82 milioni di euro, comprensivo del valore economico dell’alloggio, della spesa giornaliera degli spettatori e del valore prodotto dall’organizzazione, dai team e dai media.

Hyundai i20 Coupé Wrc

Per quanto riguarda i dati relativi agli spettatori, secondo L’Automobile Club d’Italia, organizzatore del Rally Italia, la stima è di circa 75mila persone (indotto diretto) le quali hanno sostenuto una spesa media ponderata per l’alloggio pari a 98 euro e una spesa giornaliera di circa 138 euro.

Passando poi all’impatto dell’indotto indiretto, ovvero coloro che hanno realizzato l’evento e senza alcuni dei quali la manifestazione non potrebbe aver luogo (dell’organizzazione, personale dei team ed equipaggi e dei giornalisti), è stato stimato che l’impatto economico generato sia stato pari quasi a 4 milioni.

I rally rappresentano dunque una voce importante per il valore economico portato alla comunità locale dove ha luogo la manifestazione. Infatti, l’interesse per i motori è sempre alto e gli appassionati hanno voglia di vedere da vicino i loro piloti preferiti in azione. Inoltre, come visto dai dati dell’indotto indiretto, sono numerose le persone coinvolte nella buona riuscita dell’evento, tanti dei quali attraverso il motorsport hanno anche un’occupazione.

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