prezzo ai massimi da 2 anni

Rame, è il rottame la chiave dei record di oggi (e dei passati ribassi)

di Sissi Bellomo

(Reuters)

3' di lettura

Scioperi e blocchi della produzione nelle più grandi miniere del mondo non erano riusciti a surriscaldare le quotazioni del rame nei mesi scorsi. Ora che le forniture da parte delle società estrattive sono tornate più regolari, si è scatenato il rally: il metallo rosso venerdì è riuscito a sfondare la soglia psicologica dei 6mila dollari per tonnellata al London Metal Exchange (Lme) e poi si è messo a correre, apprezzandosi questa settimana di oltre il 6%, fino a un picco di 6.400 dollari (base tre mesi), record da due anni.

«A questi livelli l’aria sta diventando rarefatta, per andare oltre avremo bisogno della maschera ad ossigeno», è stato il commento sbalordito di Robin Bahr, analista di lungo corso, responsabile della ricerca sui metalli di Société Générale.

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La rottura di resistenze tecniche, la debolezza del dollaro, il miglioramento delle attese sulla crescita della Cina da partel Fondo monetario internazionale: c’è un lungo elenco di fattori che hanno contribuito al risveglio del mercato e che stanno peraltro sostentendo anche i prezzi di altri metalli industriali e diverse materie prime, petrolio compreso.

Sul rame hanno influito anche i risultati di Caterpillar, che martedì ha comunicato un balzo del 10% del fatturato nel secondo trimestre al traino delle vendite di macchine da costruzione in Cina, Paese che assorbe metà dell’offerta mondiale del metallo rosso, impiegandolo per il 40% proprio nell’edilizia e in generale nelle infrastrutture.

Gli speculatori, inoltre, sono ben disposti nei confronti del rame: da oltre un mese gli hedge funds stanno accumulando scommesse rialziste al Comex e le posizioni nette lunghe (all’acquisto) sono ai massimi da febbraio, con 74.233 contratti nella settimana al 18 luglio.

Ma la vera chiave del mistero del rame, quella che spiega la performance deludente al picco degli scioperi in miniera e l’improvvisa impennata di questi giorni, molto probilmente è il rottame.

La China Nonferrous Industry Association (Cnia) ha divulgato un’informativa secondo cui Pechino entro la fine del 2018 vieterà per motivi ambientali l’importazione di alcune categorie di materiali di scarto, molte delle quali ad alto contenuto di rame, come cavi elettrici e parti di motori di auto.

Il Metal Bulletin sostiene di non aver trovato traccia del provvedimento in documenti governativi. Ma l’avviso della Cnia, che è circolato in fretta in Internet, ha sollevato allarme perché ha toccato un punto molto sensibile: era stata infatti l’abbondanza di rottame a compensare le recenti perdite di produzione mineraria, limitando l’impatto sui prezzi del rame.

La Cina in particolare di recente ha incrementato moltissimo le importazioni di rottame: nel 1° semestre hanno raggiunto 1,85 milioni di tonn, in rialzo del 19% rispetto all’anno scorso e superiori addirittura a quelle di rame raffinato, che invece sono crollate (-26% a 1,54 milioni di tonn). Con i divieti di prossima introduzione secondo alcuni analisti Pechino potrebbe essere costretta a importare fino a un milione di tonnellate in più di metallo raffinato.

Il potenziale impatto della misura è in realtà molto incerto. Secondo Antaike, società di ricerca cinese a controllo statale, è probabile che spiazzerà non più di 300mila tonnellate di rottame di bassa qualità. E comunque, a prescindere dalle normative cinesi, il boom dei consumi di rottami di rame sembra già vicino ad esaurirsi.

Il fenomeno non ha riguardato solo il Paese asiatico: la produzione globale di rame secondario(da rottame) è aumentata del 13% nel 1° trimestre (a 1,024 milioni di tonnellate) secondo l’International Copper Study Group, mentre quella di rame primario è calata del 2% (a 4,744 milioni di tonn). Il motivo è stato un grande aumento dell’offerta di rottame, indotta dal rally del rame dello scorso autunno: molte scorte si sono riversate sul mercato, a prezzi molto convenienti che hanno incoraggiato il consumo.

Il rottame è stato per il rame come lo shale oil per il petrolio, ha osservato Goldman Sachs in un recente rapporto, facendo mea culpa per non aver saputo prevedere la debolezza delle quotazioni del metallo.

Ma l’ondata di rottame ha cominciato ad assottigliarsi. Già in maggio David Lilley, co-fondatore dell’hedge fund Red Kite, aveva lanciato un avvertimento: «Abbiamo sentito che la disponibilità di rottame si è ristretta. Le interruzioni dell’offerta mineraria del primo trimestre ora cominceranno a farsi sentire».

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