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Rame al record da un anno: effetto Covid (ma sull’offerta)

Il rame si è apprezzato del 45% dai minimi di marzo. Ma Doctor Copper non segnala che il mondo sta superando lo shock da pandemia

di Sissi Bellomo

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(Adobe Stock)

Il rame si è apprezzato del 45% dai minimi di marzo. Ma Doctor Copper non segnala che il mondo sta superando lo shock da pandemia


3' di lettura

È un eccezionale recupero a “V” quello del rame: il metallo rosso non solo si è apprezzato del 45% dai minimi di marzo, ma oggi vale più di un anno fa. Le quotazioni si sono spinte fino a 6.360 dollari per tonnellata (base tre mesi) nella seduta di giovedì 9 luglio al London Metal Exchange, un record da maggio 2019. Lo scorso marzo erano crollate a 4.371 dollari per la prima volta dal 2016.

Superato l’effetto Covid? Farebbe piacere pensarlo visto che Doctor Copper ha fama di essere un buon indicatore dello stato di salute dell’economia, ma si rischia di peccare di troppo ottimismo: il mercato è tuttora influenzato dal coronavirus, solo che per questa materia prima l’impatto più forte oggi non è sulla domanda, ma sull’offerta.

I consumi – indeboliti dalla pandemia – si stanno riprendendo e la ripresa è particolarmente incoraggiante in Cina, Paese chiave per il rame perché assorbe metà delle forniture mondiali. A mettere in tensione i prezzi del rame tuttavia è soprattutto il fatto che la produzione si sta riducendo in modo sempre più vistoso.

Il virus contagia le miniere cilene

I contagi in America Latina continuano a moltiplicarsi e dopo le diverse chiusure di miniere in Perù oggi anche il Cile – da cui proviene oltre il 25% del rame – si è convinto ad adottare misure di prevenzione più severe, che finora il Governo di centrodestra di Sebastian Pinera aveva cercato di evitare, classificando le attività estrattive come «essenziali».

Nel Paese sudamericano il 15% del Pil e metà delle esportazioni dipendono dall’industria estrattiva. Ma un’impennata dei casi di coronavirus tra i minatori ha messo i sindacati sul piede di guerra. E le società si stanno rassegnando all’inevitabile: ora non solo la produzione cilena di rame rallenta, ma vengono congelati importanti progetti di sviluppo, col rischio di compromettere l’offerta anche nel lungo periodo.

Il gigante statale Codelco proprio questa settimana ha fermato i lavori per estendere la durata delle risorse di El Teniente, la più grande miniera sotterranea di rame al mondo. In precedenza aveva già bloccato ogni lavoro di costruzione a Chuquicamata e in diverse miniere del Cile settentrionale.

Il Governo aveva messo in conto la perdita di 200mila tonnellate di rame quest’anno, rispetto ai 5,8 milioni di tonnellate prodotti nel 2019. Ma la previsione di certo dovrà essere rivista e probabilmente non solo per il 2020.

Rischio deficit

Se si sommano altre difficoltà produttive in giro per il mondo (non solo in Perù, ma anche in Messico e in Zambia) e la ripresa dei consumi non si ferma, per i concentrati di rame si configura «un rischio crescente di deficit di offerta», avverte Colin Hamilton di Bmo Capital Markets.

Qualche analista, tra cui quelli di Citigroup, ritiene che il rally del rame sia comunque stato troppo impetuoso e che bisognerà attendersi una correzione. Non sembrano comunque esserci segnali di un eccesso di speculazione.

«Un forte declino delle posizioni corte (alla vendita, Ndr) può aver aiutato a innescare la ripresa – sostiene TD Securities – ma l’esposizione corta è poi rimasta invariata per diverse settimane e la scarsa partecipazione dei rialzisti al mercato attenua la possibilità che sia stato il comportamento dei money manager a contribuire alla salita dei prezzi».

Rottame più scarso

L’effetto Covid sull’offerta di rame «comincia solo adesso ad affiorare in superficie», sostiene Jonathan Barnes di Roskill intervistato da Cnbc, richiamando l’attenzione anche sulle carenze di rottame: lockdown e difficoltà logistiche nel primo semestre ne hanno ridotto il commercio del 30%.

«Sul mercato – afferma l’analista – c’è un forte effetto di sostituzione, catodi al posto di rottame, e penso che questo sia uno dei motivi principali per cui, soprattutto nell’ultimo mese, abbiamo visto una ripresa così rapida dei prezzi del rame».

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