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Rancilio, l’angel investor per imprese innovative e di impatto

di Alessia Maccaferri

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3' di lettura

«Io cerco chi ha l’occhio della tigre: l’imprenditore che ci mette tutta la passione. Quella viene prima dei numeri. E lì mi innamoro e investo» racconta Luca Rancilio, nipote di Roberto, fondatore dell’azienda di macchine da caffè nel 1927. È l’unico italiano a dichiarare di aver investito – un milione di dollari – in Lyft, la competitor di Uber che si è quotata a Wall Street la settimana scorsa. «Era il 2015. Quel round aveva come capofila Gm» racconta Rancilio, alla guida del suo family office. E ora, passato l’entusiasmo dei mercati, il titolo della società di sharing mobility scende, lui non si scompone.

«Quando siamo entrati in Lyft l’azione era valorizzata 29 dollari, oggi è quotata poco meno di 72. Ma io guardo al viaggio, l’imprenditore non è il suo numero. Quando andai da Brian Roberts, cfo di Lyft, lui disse: nel 2025 i millennial non compreranno più l’auto. Per la mia generazione l’auto è stata uno status symbol. Mi sono sentito vecchio ma ho capito che c’era valore. Cambia tanti paradigmi» spiega Rancilio, 49 anni, che in cinque anni ha investito 16 milioni di euro in 89 operazioni tra venture capital e private equity. Sotto il cappello di Rancilio Cube, gestisce assieme alla sorella Silvia e con la fiducia della madre Adele («A 81 anni è la più anziana venture capitalist italiana e la più esposta» sorride Rancilio) 35 milioni .

Un patrimonio che deriva dalla vendita dell’azienda di Parabiago. Nel 2013 fatturava 65 milioni di euro. Perché rischiare? «Volevo fare altro. Volevo puntare sull’innovazione, soddisfacendo la mia curiosità. A differenza di altri che aspettano che le opportunità di investimento arrivino sulla scrivania noi le andiamo scovare. Ci interessa tutto ciò che cambia i paradigmi». Ha iniziato con DentalPro (con successiva exit) e SoundReef. E non si è più fermato. Punta il dito verso una sedia vuota: «Lì si è seduto Manlio Accardo, giovane velista eccezionale. Ho sentito sulla pelle la sua passione per la vela e la sua voglia di scalare. Ho riconosciuto l’occhio della tigre» racconta Rancilio di Sailogy, piattaforma europea di noleggio barche. Su quella sedia si sono accomodate Martina Cusano e Elisa Tattoni, fondatrici dell’ecommerce Mukako.

Quando parla di queste persone si dice «orgoglioso» di essere investor, le conduce all’interno delle sue reti di relazioni. «Quando è morto mio padre Romano io avevo 20 anni. Alla guida eravamo quattro cugini tutti orfani, il più grande aveva 26 anni. I problemi ci sono arrivati in faccia. Ma dovevamo farcela, per forza. Abbiamo rischiato tanto ma, essendo liberi di testa, abbiamo innovato». La spirito imprenditoriale è ora di sostegno finanziario e supporto a chi ha nuove idee. Rancilio Cube investe negli Usa (45%), Europa (30%) e Italia (25%). Ha piccole quote di aziende come Deliveroo, Uber, Airbnb, 23andme.

Con un bond di Prodigy Finance è arrivata la svolta nell’impact investing. «Con loro ho sostenuto più di 2mila studenti Mba», aggiunge. Poi a un meeting in Vaticano, l’incontro con John Denniston. «È diventato il mio mentor. Ha lavorato una vita nel fondo Kpcb ed è stato nel cda di Google. E in pensione ha creato Shared-X, startup per riequilibrare la filiera agricola. L’impact investing è il futuro, anzi il presente. Il mondo non ha alternative. Tutto ciò che è nuovo e ha senso va verso paradigmi di sostenibilità». Come l’italiana Treedom, che pianta alberi tramite piattaforma online o Wami che produce acqua minerale e investe in pozzi in Africa. O come Triodos, banche etica di ispirazione steineriana (patrimonio gestito 16 miliardi di euro). E ora chi ha l’occhio della tigre? «Abbiamo fatto un’operazione di equity in N26 la banca dei millennial che ha 2,5 milioni di clienti in Europa. Dovevo decidere in 48 ore. Ho aperto il sito. Grafica molto bella e otto minuti per aprire il conto. Allora ho capito che lì c’era futuro».

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