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Rapporto Cnel: al Nord speranza di vita di 10 anni più lunga che al Sud

La spesa sanitaria pubblica pro capite, pari in media a 1.838 euro annui, è molto più elevata al Nord rispetto al Sud (2.255 euro a Bolzano e 1.725 euro in Calabria)

di Andrea Carli

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Nell'ambito dei servizi delle pubbliche amministrazioni centrali e locali a cittadini e imprese il divario Nord-Sud è sempre più accentuato (Imagoeconomica)

La spesa sanitaria pubblica pro capite, pari in media a 1.838 euro annui, è molto più elevata al Nord rispetto al Sud (2.255 euro a Bolzano e 1.725 euro in Calabria)


4' di lettura

I servizi delle pubbliche amministrazioni centrali e locali a cittadini e imprese hanno un elevato peso economico rispetto alla qualità delle prestazioni erogate. Il divario Nord-Sud, tranne poche eccezioni, è sempre più accentuato. È quanto emerge dalla Relazione 2019 al Parlamento e al Governo sui livelli e la qualità dei servizi offerti dalle Pubbliche amministrazioni centrali e locali a imprese e cittadini, realizzata dal Cnel. L’indagine sarà presentata mercoledì 15 gennaio a Roma, presso la sede del Cnel.

Le disparità tra Nord e Sud
Il rapporto parla di «disparità che si registrano nell’offerta di servizi e nei risultati di salute raggiunti a livello territoriale e sociale». In particolare, «secondo le statistiche dell’Istat si registra ad esempio che tra Milano e Napoli sussiste una differenza di quasi tre anni in termini di speranza di vita, mentre se consideriamo le fasce sociali più povere del Sud e quelle più ricche del nord la differenza arriva a dieci anni».La stessa offerta di servizi e l’ammontare delle risorse destinate alla salute differiscono in maniera notevole tra aree diverse. La spesa sanitaria pubblica pro capite, per esempio, pari in media a 1.838 euro annui, è molto più elevata al Nord rispetto al Sud (2.255 euro a Bolzano e 1.725 euro in Calabria).

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Cresce il costo dei servizi amministrativi
Il costo maggiore che pesa su cittadini e imprese riguarda i servizi amministrativi (205 euro pro capite, con un aumento del +0,6%), i servizi legati all’istruzione impegnano in media 681 euro per ciascun residente sui bilanci degli enti comunali, i servizi del sociale costano 77 euro pro capite (-1%).

Solo il 10% dei comuni ha un sito per effettuare pagamenti online
L’analisi per comparto indica nei comuni e nelle province un basso livello di sofisticazione dell’offerta di servizi tramite il web: solo il 9% delle province e il 10% dei comuni dichiarano, infatti, di avere un sito che consente di effettuare pagamenti online. I dati per area geografica confermano un livello di sofisticazione maggiore per gli enti delle regioni settentrionali. In particolare, il 21% degli enti del nord-est e il 15% degli enti del nord-ovest consentono la conclusione di un processo online con l’esecuzione del pagamento; questa percentuale scende al 14% per gli enti delle regioni centrali e per gli enti del sud (7%) e delle isole (2%).

Servizi digitali: scarsa interazione tra Pa e utenza
Sul fronte dei servizi pubblici digitali, nel 2018 l’Italia si piazza al 18º posto tra gli stati membri dell’Unione Europea, con buoni risultati per quanto riguarda gli open data e i servizi di sanità digitale. L’indagine segnala tuttavia uno scarso livello di interazione online tra le autorità pubbliche e l’utenza: solo il 37% degli utenti di internet italiani che hanno bisogno di inviare moduli lo fa online. Nel 2018 l’Italia ha ottenuto risultati migliori rispetto al 2017 con riferimento ai servizi che coinvolgono moduli precompilati, agli utenti eGovernment e ai servizi pubblici digitali per le aziende.

Nel 2018 il 24% degli italiani è ricorso a servizi di sanità erogati online
Il paese è ottavo in Ue per quanto riguarda i servizi di sanità digitale; il 24% degli italiani ha usufruito di servizi di sanità e assistenza erogati online. Il 32% dei medici di base usa le ricette digitali. Per la propria salute i cittadini spendono in media 655 euro all’anno. L’Italia è il Paese europeo con le più grandi differenze tra regioni.

Anagrafe digitale popolazione solo per il 21% dei comuni
La centralizzazione delle anagrafi digitali della popolazione (Anpr) ha registrato un’accelerazione nel 2018, ma la copertura raggiunge solo il 21% dei comuni italiani.

Pa digitale: Italia al quintultimo posto tra i paesi dell’Unione
È possibile fare un confronto tra il livello di digitalizzazione della pubblica amministrazione italiana e quello degli altri paesi. La Commissione europea, allo scopo di misurare in maniera sintetica i progressi nei processi di digitalizzazione dei vari paesi dell’Unione, elabora da qualche anno un indice sintetico denominato Digital Economy and Society Index (Desi). Il dato più aggiornato, relativo al 2019, mostra l’Italia al quintultimo posto tra i paesi dell’Unione, davanti solo a Polonia, Grecia, Bulgaria e Romania. L’Italia si pone a un livello inferiore alla media Ue per tutti gli indicatori e in modo particolarmente accentuato per il capitale umano.

Generalizzato ritardo per gli enti del Sud e isole
I dati sul livello d’informatizzazione confermano alcune caratteristiche che si riscontrano di frequente nella pubblica amministrazione territoriale ovvero la presenza di un quadro non omogeneo tra comparti (con gli enti locali in lieve ritardo rispetto a Regioni e Asl) e su base geografica (con gli enti delle regioni settentrionali che presentano un livello di maturità digitale più elevati). In particolare, l’analisi per aree geografiche evidenzia un generalizzato ritardo per gli enti delle regioni meridionali e insulari rispetto alle amministrazioni delle regioni del centro e del nord-Italia.

Il punto debole: gli asili nido
Il dato più critico, rileva il report, è rappresentato è rappresentato dagli asili nido, che - tranne pochi casi virtuosi - sono ancora sottodimensionati rispetto alle reali esigenze delle famiglie e vedono diminuire gli investimenti, rappresentando anche uno dei maggiori ostacoli alla conciliazione dei tempi di vita e lavoro delle donne.

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